Ritratto d'artista

Giuseppe Veneziano, 15 anni di arte controcorrente

E’ ormai pronta per la presentazione in tutta Italia un’ampia monografia che racconterà un decennio e mezzo di controversa attività dell’artista di Riesi che in molti ricordano per opere che hanno suscitato le ire di intellettuali (Oriana Fallaci) ricevendo il sostegno di altri (Sgarbi) o il boicottaggio della Santa Sede: «Alcuni miei quadri non sono stati capiti»

A 46 anni è oramai una certezza della pop art italiana, Giuseppe Veneziano da Riesi è uno degli artisti contemporanei che fanno più discutere. Artista controverso Veneziano, ama ribaltare iconografie tradizionali, quelle che a volte diventano luoghi comuni e dare nuova veste, trovare nuovi significati, mescolando sacro e profano. I suoi personaggi sono gli dei pagani ovvero i super eroi che si mescolano ai protagonisti della religione cristiana

Giuseppe Veneziano, The Dark Empire, 2017, acrilico su tela, cm 100x120

Giuseppe Veneziano, The Dark Empire, 2017, acrilico su tela, cm 100x120

A 46 anni è oramai una certezza della pop art italiana, Giuseppe Veneziano da Riesi è uno degli artisti contemporanei che fanno più discutere. Una laurea in architettura, un passato da disegnatore di fumetti ed un talento naturale per la pittura e la scultura. Veneziano vive da 15 anni a Milano dove insegna in un istituto superiore e All’accademia delle belle arti Aldo Galli a Como. Per il momento è in anno sabatico. In terra lombarda crea, pensa, fa discutere. La sua prima mostra importante in Europa è in corso a Monaco alla galleria Kronsbein e si intitola Mash-up (mescolare). «E’ la mia prima personale in Europa, fuori dai confini nazionali – afferma -, è un traguardo per un artista che non smette mai di studiare. Certo, essere conosciuto nel mondo dell’arte in Italia è estremamente importate ma bisogna sempre superarsi e guardare oltre».

Giuseppe Veneziano

Giuseppe Veneziano, foto di Livio Mallia

Le sue opere hanno sempre diviso le opinioni sin dagli esordi. Tre i casi che ancora si ricordano, legati ai tre quadri che restano i più famosi della sua produzione, proprio per l’eco nazionale che hanno avuto. Con il dipinto dal titolo Occidente-Occidente che raffigurava Oriana Fallaci decapitata ha fatto sobbalzare il movimento Sos Italia ed il comitato Pro Fallaci che manifestarono dinnanzi la galleria Luciano Inga Pin di Milano tra le più importanti in Italia dove era stata allestita la mostra. Ma non è stato questo, quanto il fatto che la stessa Fallaci scrisse un violentissimo articolo sul The New Yorker contro Veneziano. «Quel quadro non fu capito, non era contro qualcuno e tantomeno contro Oriana Fallaci che pur scrivendo male di me mi diede un’eco mediatica inaspettata, non era una mostra contro l’America o che incitava alla violenza, ma soltanto uno spunto di riflessione sui problemi di quel momento e le conseguenze dell’11 settembre. Dopo tempo ho avuto ragione». Adesso il quadro è tra i più quotati dell’artista siciliano e fa parte di una collezione privata in Toscana.

Giuseppe Veneziano

Giuseppe Veneziano, White Slave, 2017, acrilico su tela, cm 175x120

Artista controverso Veneziano, ama ribaltare iconografie tradizionali, quelle che a volte diventano luoghi comuni e dare nuova veste, trovare nuovi significati, mescolando sacro e profano. I suoi personaggi sono gli dei pagani ovvero i super eroi che si mescolano ai protagonisti della religione cristiana. Proprio sul sacro e profano ha dato filo da torcere alla Santa Sede con tanto di intervento chiarificatore a supporto di Vittorio Sgarbi che è grande estimatore delle sue opere. La tela dal titolo La Madonna del Terzo Reich ha scatenato un putiferio: «Il quadro faceva parte di una mostra allestita a Pietrasanta. Il vescovo di Lucca ha fatto pressione sul sindaco e mi fu tolto il patrocinio. Fu inviata una lettera dall’arcivescovo di Pisa a tutte le parrocchie nella quale il prelato invitava i fedeli a pregare per me ed allo stesso tempo di non andare a visitare la mostra -ride - insomma metodi da Santa Inquisizione. La mostra fece 10 mila visitatori».

La Madonna del II Reich Giuseppe Veneziano

Giuseppe Veneziano, La Madonna del III Reich

La stessa mostra fu ospitata a Salemi, voluta dall’allora sindaco Vittorio Sgarbi che ribattezzò il quadro in questione La Madonna del perdono ribaltando la tesi della Cei che prese una posizione forte su tutta la vicenda. Il terzo quadro in ordine di tempo, il primo che fu notato, risale al 2004 in occasione della mostra In-visi curata dallo scrittore Andrea G. Pinketts. Tra le opere, un ritratto dell’artista Maurizio Cattelan raffigurato con un cappio al collo. Veneziano appese l’opera all’albero dove un mese prima l’artista padovano aveva messo i tre bambini fantoccio. Il ritratto fu pubblicato sulla prestigiosa rivista di settore Flash Art.

Giuseppe Veneziano

Giuseppe Veneziano, Mare Nostrum, 2016, acrilico su tela, cm 170x125

Due tra tutte le persone importanti per la sua carriera. Andrea Bartoli, intanto, il patron del Farm Cultural Park di Favara che comprò i primi 12 quadri della sua produzione. «Andrea c’è sempre – dice – arriva quando c’è un progetto importante. Con lui è stato l’inizio, poi la mia carriera è continuata da sola e ho trovato la mia strada, ma è rimasto un legame importante con lui».

Giuseppe Veneziano

Giuseppe Veneziano, SuperCocaine, 2017, acrilico su tela, cm 70x100

Alta figura fondamentale il critico Andrea G. Pinketts. «Pinketts è quello che mi ha organizzato la prima mostra nel 2004, che mi ha proposto per la biennale - racconta -. Tra gli incontri si possono annoverare Domenico Dolce e Stefano Gabbana, due i quadri acquistati dagli stilisti, uno che fa parte della collezione privata di Dolce e l’altro esposto nei saloni di rappresentanza dell’azienda. «Il mondo dello spettacolo mi affascina, mi attira, mi diverte quando i personaggi famosi vengono alle mie mostre, ma ne resto fuori. Mi fa piacere far la foto con Belen, chiacchierare con attrici e soubrette che sono interessate ai miei quadri, ma la mia vita è studio, lavoro, è altro».

Giuseppe Veneziano

Love is a Losing Game, 2016, acrilico su tela, cm 80x100

A gennaio uscirà una monografia che presenterà in giro per l’Italia e che sarà stampata in più lingue che racconterà gli ultimi 15 anni della sua vita artistica. Tra una mostra e l’altra un suo quadro Il declino del ragno è diventato anche la copertina di un libro, quello dello scrittore catanese Francesco A. Russo Scrivo per dimenticare. Non è cambiato negli anni Giuseppe Veneziano, fedele al suo cappellino che porta come una coperta di Linus, la voce bassa, il carattere schivo. Un uomo, un artista, che lavora per l’arte consapevole che che i suoi quadri sono più famosi di lui.

ivanabaiunco@gmail.com

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0