Terra e creatività

Lorenzo Reina, alla Biennale di Venezia la poesia del pastore che diventò artista

Dal suo eremo d’arte e pastorizia a Santo Stefano di Quisquina alla Mostra internazionale di Architettura, da sabato 26 maggio fino al 25 novembre disegni e foto delle opere dello scultore agrigentino faranno parte della mostra Arcipelago Italia, a cura di Mario Cucinella

La svolta epocale della vita di Reina avvenne al capezzale del padre quando promise di non disperdere la tradizione pastorizia di famiglia. Lo scultore ed il pastore potevano convivere in simbiosi: entrambi ricevono energia e vita dalla natura che rimane la fonte di ispirazione di Reina. Così nasce la fattoria dell'arte Rocca Reina

Lorenzo Reina, foto di Giovanni Musumeci

Lorenzo Reina, pastore e artista a Santo Stefano Quisquina, foto di Giovanni Musumeci

Esiste un luogo sui Monti Sicani dove un uomo ha creato la perfetta armonia fra l’arte ed il paesaggio. Questo luogo è la Fattoria dell’Arte, l’uomo è Lorenzo Reina. Unico figlio maschio, nato e vissuto a Santo Stefano Quisquina, nell’Agrigentino, Lorenzo doveva fare il pastore come il padre. Nelle lunghe giornate passate con il gregge, osservando il paesaggio, gli alberi, le pietre, gli si rivelò l’immensa bellezza della natura. Giorno dopo giorno, con mezzi di fortuna, si mise a scolpire la pietra calcarea o il legno, scoprendo la sua vera vocazione.

Lorenzo Reina, busto del padre

Lorenzo Reina, la testa del padre, foto di Giovanni Musumeci

La svolta avvenne con il servizio di leva militare a Napoli dove conobbe il maestro Gabriele Zambardino, che affinò la sua arte di autodidatta. Finita la leva, Lorenzo rientrò a Santo Stefano. «Ritornai a casa con la consapevolezza che la mia vita era ormai cambiata, desideravo ribellarmi ad una vita che non amavo». Il destino gli fece incontrare il poeta Cesare Sarmegno. «Devo molto a Sarmegno che, viste le mie potenzialità, convinse mio padre a rendere visibile la mia passione per la scultura, curando la mostra personale alla biblioteca del paese».

Lorenzo Reina Teatro di Andromeda

Il Teatro di Andromeda di Lorenzo Reina, foto di Giovanni Musumeci

Il successo che seguì lo consacrò scultore di talento ottenendo dal padre la libertà di seguire la sua vocazione artistica. La svolta epocale della sua vita avvenne al capezzale del padre quando promise di non disperdere la tradizione di famiglia. Un giuramento che mise fine al suo conflitto interiore. Lo scultore ed il pastore potevano convivere in simbiosi: entrambi ricevono energia e vita dalla natura che rimane la fonte di ispirazione di Reina. L’azienda Rocca Reina, sulle colline di Santo Stefano, è annunciata da una piccola stele che reca in cima la scultura bronzea del padre. Una fattoria che è laboratorio di pastorizia e d’arte. Su una altura, il museo, una torre ottagonale che accoglie le sue opere più intime e che è essa stessa opera d’arte. L’architettura rimanda ai valori simbolici dell’otto, come il numero dei pianeti o dell’infinito, quando è orizzontale, come a voler proiettare le sue opere oltre la vita.

Lorenzo Reina, la maschera

La grande maschera, foto di Giovanni Musumeci

Lorenzo Reina cura molto la simbologia. Al centro della fattoria la grande maschera di pietra dove il sole, al tramonto del solstizio d’estate, entrando nella bocca si fa parola di luce e speranza. La prima grande opera fu, negli anni 80’, il Teatro di Andromeda ubicato in una cavea aperta sull’orizzonte dove pascolava le sue pecore che «sembravano subire il magnetismo del luogo». Una cinta di massi circonda il teatro per terminare su una porta aperta sull’infinito, al centro l’agorà e le 108 pietre-sedili disposte in un apparente disordine: segnano in proiezione la costellazione di Andromeda in cui si dirige la nostra galassia. L’ingresso al teatro attraverso uno stargate che conduce a questa dimensione cosmica.

Dio Enki

Il dio Enki, foto di Giovanni Musumeci

Disegni e foto delle opere di Lorenzo Reina saranno raccontati, dal 26 maggio al 25 novembre, nell’itinerario Appennino calabro-siculo, all’interno della mostra in otto itinerari Arcipelago Italia curata da Mario Cucinella per il Padiglione Italia alla XVI Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, per far scoprire le opere di architettura contemporanea sparse per borghi, paesaggi e luoghi distanti dai grandi centri urbani. Un grande riconoscimento per Lorenzo Reina, scultore-pastore, che continua a lavorare alle sue opere. Alcune ultimate, come quella suggestiva del dio Enki, condottiero Annunaki, o quella in itinere che sarà dedicata alla madre. Sbaglia chi pensa di trovare un ambiente bucolico stravolto da questi lavori. Qui le asine e le pecore convivono con le opere della fattoria dell’arte visitate ogni anno da scolaresche e incantati turisti in quest’angolo antico della Sicilia.

Lorenzo Reina, la torre museo

La torre museo, foto di Giovanni Musumeci

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