Il disco

Beatrice Campisi: «Canto il bisogno di riscatto»

L'esordio discografico della ventisettenne cantautrice avolese

Evoluzione di un progetto di otto anni fa mai venuto alla luce, esce a dicembre "Il gusto dell’ingiusto", il primo disco della cantautrice avolese, naturalizzata a Pavia, e di cui il 3 novembre esce il singolo "Avò": «Prendo spunto da Sant’Agostino, non c’è errore senza speranza»

Beatrice Campisi

Beatrice Campisi

Atmosfere oniriche, un viaggio introspettivo nell’animo umano e quindici strumenti musicali a condire la sua voce di velluto. Sono gli ingredienti di Il gusto dell’ingiusto, primo album della cantautrice avolese Beatrice Campisi. Ventisette anni, al mattino tra i banchi di scuola per insegnare Lettere ai ragazzini, e la sera in studio o sul palco. Se dovesse presentare la sua musica, Beatrice descriverebbe la «miscela di diversi mondi: dal jazz al folk, dal blues allo swing, con sfumature di rock e di lirica».

Il gusto dell'ingiusto

Canta da sempre ma Il gusto dell’ingiusto, in uscita a dicembre, sarà il primo progetto ufficiale. La sua carta d’identità artistica ha due segni particolari: la sicilianità e l’introspezione. Per questo, il fil rouge del suo disco è raccontare la realtà attraverso un filtro: quello dell’esperienza personale.
«Ciò che sperimentiamo e ricordiamo è quello che siamo», spiega la cantautrice. «Con Il gusto dell’ingiusto – dice - giunge a compimento un lavoro iniziato otto anni fa in Sicilia Lavoro che non vide mai la luce a causa di gravi impedimenti non dipendenti da me, ora esce nella sua veste rinnovata e matura. Scrivo tutti i testi delle mie canzoni, quindi, c’è molto di me. Parto sempre dal singolo, rifiutando una narrazione oggettiva. Avò, per esempio, è la storia di una violenza subìta durante l’infanzia da una persona a me molto cara».

Avò Beatrice Campisi

Torinese di nascita, Beatrice torna in Sicilia a soli sei anni, dove studia pianoforte, canto lirico e jazz. Da un lato il Conservatorio di Catania, e dall’altro gli studi universitari che cinque anni fa la portano a Pavia, dove s’inserisce in un ambiente musicale frizzante.
Il gusto dell’ingiusto, infatti, pur portando con sé un bagaglio emotivo tipicamente siciliano, nasce lontano dall’isola. Dodici brani prodotti dall’etichetta Cobert Edizioni Musicali, con il supporto del Ministero dei Beni culturali e della Siae nell’ambito dell’iniziativa Sillumina - Copia privata per i giovani, per la cultura.
«Il titolo dell’album – racconta l’autrice – è liberamente tratto dal secondo libro delle Confessioni di Sant'Agostino. Ho preso spunto da questo furto di pere, avvenuto non per necessità ma solo per il gusto dell’ingiusto. Mi interessava analizzare la dicotomia dell’animo umano, prendere coscienza del dualismo che regna dentro ognuno di noi. Credo che il lato oscuro che ci conduce inevitabilmente all’errore sia sempre accompagnato dalla speranza e dal bisogno di riscattarsi».

I primi appuntamenti saranno il 3 novembre con l’uscita del singolo Avò e il 6 dicembre con la presentazione del disco allo Spaziomusica di Pavia. Sulle date e sulle tappe del tour, ancora nessuna certezza. Eccetto una: «Porterò Il gusto dell’ingiusto in Sicilia». Di fatto, l’Isola torna sempre nel percorso di Beatrice, talvolta come stazione di partenza e altre come ponte. «Quasi tutti i musicisti che hanno collaborato a questo album sono settentrionali, artisti che conoscevo già e con cui ho un rapporto umano molto intenso. A inserirmi in questo contesto è stato Davide di Rosolini. Nell’album, ho inserito quindici strumenti musicali non per esibizionismo ma per la grande connessione con questi artisti. Se un musicista non viene coinvolto dal progetto, pur essendo valente, non può veicolare lo stesso messaggio».

Sono tanti i nomi eccellenti che hanno incrociato il suo cammino: Claudio Lolli, Mirco Menna, Eugenio Piccilli, il pianista pavese Riccardo Maccabruni, il grande sassofonista Antonio Marangolo, presente anche nel disco, e il produttore artistico dell’album (che ha anche registrato le parti di chitarra elettrica) Jono Manson. Il compositore americano, infatti, sta ultimando mixaggi e mastering presso il suo studio di Santa Fe in New Mexico. I brani del disco a cui Beatrice è più affezionata sono quelli che ha scritto di getto, in un solo quarto d’ora: «Luna lunedda è un racconto generazionale in cui mi sembrava di sentire le voci dei miei antenati, la solitudine degli isolani, le esperienze dei miei nonni e dei miei genitori. L’altro pezzo che amo particolarmente è Avò, l’unico di cui non ho scritto la musica».
I suoi riferimenti musicali, così come la sua formazione, sono disparati: prima fra tutti è Rosa Balistreri, poi il cantautorato italiano. Citando il brano I contorni dei ricordi, le chiediamo quali siano i contorni dei suoi: «Le mandorle asciugate al sole, l’adrenalina che provavamo da bambini nel rubarle. E poi, naturalmente, il mare…».

distefanoserena@hotmail.it

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