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"Songs in the key of life", la quintessenza di Magic Stevie

Hit parade, la musica è vita / Uscito nel 1976, ha vinto un Grammy l'anno dopo, ed è al 57° posto tra i dischi migliori di sempre per "Rolling Stones". Un disco da ascoltare su vinile fiché la puntina lo consentirà

Consigli per gli ascolti ma su vinile. "Songs in the key of life" di Stevie Wonder è uno di quei dischi che, ad alcuni artisti, è dato in sorte solo una volta nella vita, di poter partorire. Non, semplicemente, una manciata di canzoni ben riuscite, ma una creazione corale, dove ogni singolo componimento è un tassello perfettamente incastrato agli altri

Stevie Wonder

Stevie Wonder a metà degli Anni 70

Per capire l’importanza e il ruolo che ha avuto nella storia della musica sarebbe sufficiente snocciolare alcuni dati: primo per quattordici settimane consecutive nella Billboard degli Stati Uniti, primo in Olanda, secondo in Gran Bretagna, quinto in Nuova Zelanda, sesto in Norvegia (l’Italia, come spesso capita, manca da queste classifiche); vincitore del Grammy Award nel 1977 - un anno dopo l’uscita, avvenuta il 28 settembre del 1976 per la Motown - e poi, nel 2005, inserito nella lista dei cinquecento migliori album di sempre stilata dalla rivista Rolling Stones, nella cinquantasettesima posizione. Per concludere, nello stesso anno, venne inserito dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti nel National Recording Registry, in quanto “culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo”. Parole quanto mai vere.

Songs in the key of life Stevie Wonder

Perché Songs in the key of life di Stevie Wonder non è soltanto il disco inspirato di un artista nel bel mezzo del suo più importante periodo compositivo - iniziato nel 1972 con Talking Book e che si sarebbe concluso con Hotter than July del 1980. L’album è la dimostrazione che quando un artista ha la possibilità di esercitare il controllo assoluto su tutti gli aspetti legati alla realizzazione, seguendo un percorso musicale definito. Guidato da un talento debordante, il risultato non può che collocarsi su livelli di eccellenza assoluta. In base al contratto firmato con la Motown - per sette dischi gli avrebbe garantito trentasette milioni di dollari di compenso - Wonder aveva potere decisionale assoluto su registrazione, arrangiamenti, produzione e post produzione dell’album. Che venne registrato in sole sei settimane, con l’aiuto degli ingegneri del suono Gary Olazabal e John Fischbach, dividendo le sessioni tra i Crystal Sound Studios di Hollywood e i Record Plant di Sausalito. 

Il ruolo di Magic Stevie fu debordante. Riuscì ad incidere tutti gli strumenti, scrivendone le parti, ricorrendo all’ausilio di “turnisti” straordinari come Herbie Hancock (pianoforte elettrico su As) e George Benson (chitarra su Another Star), impreziosendo costruzioni armoniche e dinamiche R&B destinate a rimanere nella storia. 

Fermandoci qui, non si direbbe però tutto dell’importanza del disco. Il discorso non è e non può essere solamente tecnico. Songs in the key of life è uno di quei dischi che, ad ogni artista, è dato in sorte solo una volta nella vita, di poter partorire. E non capita nemmeno a tutti. Sia nella canzoni più trascinanti - Sir Duke e I wish su tutte - sia in quelle più malinconiche - come Summer Soft -, sia nelle composizioni corali, a metà tra la musica di strada e un coro gospel - As, probabilmente una delle più belle della intera produzione musicale  del genio di Saginaw, Michigan - c’è un tratto comune: una comunione di accordi e testo, di musica e parole, di dinamiche ritmiche e sfumature vocali che rendono ogni singola canzone irripetibile. Non, semplicemente, una manciata di canzoni ben riuscite, ma una creazione corale, dove ogni singolo componimento è un tassello perfettamente incastrato agli altri. Godibili se si ascoltano singolarmente, meravigliose se lo si ascolta dall’inizio alla fine. E poi da capo, e poi nuovamente, e poi un’altra volta ancora. Fino a quando la puntina del giradischi - dimenticavo: va ascoltato rigorosamente nella versione su lp - non si consumerà.

L'autore

Luigi PulvirentiIl catanese Luigi Pulvirenti è giornalista, scrittore, comunicatore pubblicitario. Pulvirenti è soprattutto un grande appassionato di musica, musicista a tempo perso al pianoforte di casa sua ad Aci castello, showman mancato. A novembre 2017 è uscito con "Hit parade" (Algra editore), 30 racconti della sua vita legati ad altrettanti canzoni. Non c’è dubbio che se Marzullo chiedesse a Pulvirenti “se la vita è musica o la musica aiuta a vivere meglio” risponderebbe “buone tutte e due”.

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