L'intervista

Diego Spitaleri: «Suono la gioia che mi procura il pianoforte»

Il musicista e compositore palermitano a distanza di 25 anni da "Mediterranea Suite" pubblica "Pianofor(t)ever" un disco che lui stesso definisce «una “fotografia” del mio attuale mondo musicale» ben raffigurato nella copertina realizzata da Riccardo Corda

"Pianofor(t)ever" sarà presentato mercoledì 24 gennaio al Circolo degli artisti di Palermo e il 20 aprile al Teatro Garibaldi di Enna

Diego Spitaleri

Diego Spitaleri

Sono passati 25 anni dalla pubblicazione di Mediterranea Suite, e Diego Spitaleri, uno dei nomi di punta del pianismo made in Sicily, torna a pubblicare la propria musica grazie a un cd, Pianofor(t)ever, nato dalla grande passione e dall'esperienza maturata a livello internazionale.
Come si è evoluta, in tutto questo tempo, la tua musica?
«In questi anni tante sono state le esperienze e le collaborazioni nei più svariati ambiti musicali, dal jazz alla musica etnica, al blues, al gospel, al rock, al pop, al rhythm & blues, alla musica classica, alla musica brasiliana e cubana e alla world music in generale. E' ovvio che le esperienze musicali vissute lascino una traccia, talvolta piccola talvolta grande, contribuendo allo sviluppo artistico di un musicista e, a maggior ragione, di un compositore. Un elemento comunque fondamentale della mia evoluzione artistica è la continua ricerca e lo sviluppo dell'elemento melodico presente nel mio modo di suonare e in tutte le mie composizioni».

Pianofor(t)ever
Parli di Pianofor(t)ever come di una “fotografia” del tuo attuale mondo musicale. Quale brano (e quale immagine, se è possibile abbinarne una) fra i 13 del cd ti rappresenta di più in questo momento?
«Mi identifico molto nel brano Itaca che vuole rappresentare il senso del viaggio attraverso la vita, ma mi sento molto in linea anche con Pianofor(t)ever, che dà il titolo al cd, che vuole esprime quello che è per me il pianoforte e la gioia che provo nel suonarlo. Questo sentimento è ben raffigurato dall'immagine di copertina con i tasti che si susseguono in una scala verso l'infinito».
Con quasi 2.000 concerti all’attivo in ambito nazionale e internazionale, che idea ti sei fatto, nel corso degli anni, dell’approccio del pubblico alla tua musica e al jazz in generale?
«Devo dire che gli ultimi concerti in cui eseguo in perfetta solitudine le composizioni del cd mi stanno dando delle enormi soddisfazioni sotto il profilo del gradimento della mia musica da parte di pubblici talvolta eterogenei, dal club di jazz agli house concert, alle rassegne di musica classica. Penso in generale che ci sia una grossa fetta di pubblico che, al di la di ciò che ci viene propinato da radio, televisione o dai social, senta la necessità di ascoltare musica di qualità; ecco quindi che si aprono notevoli spazi per la musica classica o il jazz».
Abbiamo parlato di jazz, ma non va dimenticato il tuo impegno nei confronti della musica più “impegnata”. Mi riferisco, in particolar modo, alla rielaborazione delle Sonate per clavicembalo di Alessandro Scarlatti e alla rilettura dei Canti gregoriani. E’ un modo per affermare che la musica non conosce confini?
«E' proprio vero che la musica non conosce confini, le commistioni fra i vari generi e quindi anche rivolgersi alla musica "colta" rappresenta uno degli stimoli più interessanti per la sperimentazione di nuove strade; ciò a patto che il musicista mantenga un atteggiamento di assoluto rispetto e lealtà nei confronti del materiale con cui intende rapportarsi».
Palermo è sempre stata considerata una città “jazzistica” per tradizione. Qual è la situazione oggi, si può parlare di una “scuola palermitana”?
«Credo proprio di sì. La maggior parte dei musicisti della mia generazione è cresciuta avendo avuto la fortuna di poter ascoltare dal vivo il vero jazz eseguito dai musicisti più importanti, prima nei concerti del Brass Group e successivamente nei teatri. In più siamo cresciuti militando nei gruppi dei veterani del jazz palermitano. Parlo ovviamente di Claudio Lo Cascio, Gianni Cavallaro ed Enzo Randisi… Molti di noi da tanti anni ormai si dedicano all'insegnamento del jazz al Conservatorio o nelle scuole popolari di musica, contribuendo allo sviluppo di quella che tu stesso hai chiamato la scuola palermitana».
Per chiudere, tornando al cd, una nota di merito va sicuramente all’autore della copertina. «Sono molto contento della copertina del cd che è stata realizzata da Riccardo Corda un giovane palermitano di talento che si è stabilito a Milano per lavorare come grafico pubblicitario per conto di importanti agenzie. Riccardo ha realizzato la copertina, che trovo essenziale e nello stesso tempo elegante e sobria, dopo aver ascoltato i brani, ed è riuscito perfettamente a rappresentare graficamente le mie musiche. Tra l'altro ho verificato che all'interno di uno scaffale pieno di cd questa copertina spicca molto bene tra tutte le altre».
Pianofor(t)ever, che mercoledì 24 gennaio Diego Spitaleri presenterà live al Circolo degli artisti di Palermo e il 20 aprile al Teatro Garibaldi di Enna, è stato pubblicato nel maggio 2017 ed è distribuito su tutte le principali piattaforme on line tra le quali I-Tunes, Amazon, Deezer, Rhapsody, Shazam, Tim Music e si può ascoltare in streaming su Spotify.
l.lodato@lasicilia.it

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