Teatro

I maneggi ppi maritari na figghia al D. Bosco di Catania

Il 21 aprile, alle 21, e il 22 aprile, alle 18, al Teatro Don Bosco il testo di Nicolò Bacicalupo, traduzione e adattamento di Gaetano Aiello, regia di Giovanni Puglisi, ultimo lavoro di questa stagione prodotto dall’associazione Teatro d’Arte - Teatro in allegria

La commedia originale fu scritta da Nicolò Bacigalupo, poeta e drammaturgo genovese della seconda metà dell’Ottocento. Poi però fu interpretata e “cesellata” dalla sapienza di Gilberto Govi, che la portò ad un indiscutibile successo. E poi c’è l’adattamento in siciliano di Gaetano Aiello che fa gustare ai siciliani, una commedia che torna ad esser nuova

Compagnia Teatro d'arte

Quattro dei protagonisti di "I maneggi ppi maritari na figghia ": da sinistra Alba La Rosa, Rossella Strano, Giovanni Puglisi e Sergio Borsellino

Quando il dialetto siciliano aggiunge colore e sapore ad un testo nato a Genova nella seconda metà dell’Ottocento ma sempre attuale. Sabato 21, alle 21, e domenica 22 aprile, alle 18, al Teatro Don Bosco di Catania va in scena I maneggi ppi maritari na figghia - testo di Nicolò Bacicalupo, traduzione e adattamento di Gaetano Aiello, regia di Giovanni Puglisi - l’ultimo lavoro di questa stagione prodotto dall’associazione Teatro d’Arte - Teatro in allegria.
I maneggi ppi maritari na figghia ha come protagonista il signor Stefano, interpretato da Giovanni Puglisi, un maturo e semplice sensale, vessato dalla moglie Gina, interpretata da Francesca Barresi, volitiva ed autoritaria e con una figlia Matilde (Alba La Rosa) da maritare. Per la ragazza sembra esserci lo spasimante ideale, il signor Riccardo (Sergio Borsellino), figlio di un senatore, che si ritrova in concorrenza con Cesarino (Antonio Parisi), il quale, però, non pare abbia le carte in regola per giungere trionfante al traguardo. La signora Gina, concentrato di perfidia e di malignità, vuole a tutti i costi accasarla con il benestante Riccardo, per lei marito senz’altro migliore del nullatenente Cesarino.

Il regista Giovanni Puglisi: «La commedia originale fu scritta da Nicolò Bacigalupo, poeta e drammaturgo genovese della seconda metà dell’Ottocento. Poi però fu interpretata e “cesellata” dalla sapienza di Gilberto Govi, che la portò ad un indiscutibile successo. Quando fu scritta a cavallo dei due secoli la commedia raccolse dalla borghesia italiana un archetipo che era anche in qualche modo nuovo, originale e divertente: una moglie dominante, dittatoriale, all’interno delle mura domestiche. Per una società ancora fortemente patriarcale, nella quale le donne non avevano neppure diritto al voto, questa trovata era dirompente. Resta oggi un meccanismo comico che non perde il suo smalto. E poi c’è l’adattamento in siciliano di Gaetano Aiello che fa gustare ai siciliani, una commedia che torna ad esser nuova, oggi più che in passato perché la sonorità primordiale della nostra lingua è una ricchezza espressiva inesauribile».

A fare da cornice un amico scapolone (Gianni Sciuto), la cugina Carlotta (Melina Distefano) timida e buona, una cameriera (Annalisa Parisi) un po’ pazza, una signora molto evasiva (Rossella Strano), Vennera, una sorella brutta e malconcia ma con una voce bellissima (il soprano Cosetta Gigli) sempre in compagnia di uno spasimante (Toti Finocchiaro). Per info e prenotazioni si può chiamare il 348.9125692.

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