Il concerto

A Catania le "trame streuse" di Eleonora Bordonaro

Martedì 12 giugno la cantautrice paternese presenta a Catania il disco “Cuttuni e lamé” uscito lo scorso ottobre per l'etichetta Finisterre

Con lei sul palco dell'Uzeta Bistrò Siciliano il polistrumentista Puccio Castrogiovanni (marranzano, mandolino, percussioni)

Eleonora Bordonaro

Eleonora Bordonaro

Arriva a Catania il tour di Eleonora Bordonaro per presentare il disco “Cuttuni e lamé” uscito lo scorso ottobre per l'etichetta Finisterre. La cantautrice, ricercatrice e interprete di Paternò si esibirà martedì 12 giugno all'Uzeta Bistrò Siciliano della città etnea. Insieme a lei sul palco Puccio Castrogiovanni (marranzano, mandolino, percussioni).

“Cuttuni e lamè. Trame streuse di una canta storie” è il titolo per esteso del disco: «Streuse – racconta Eleonora Bordonaro – vuol dire bizzarre, originali. Canta storie perché vengo da Paternò che in Sicilia è il paese dei cantastorie, quelli che, con la chitarra e il cartellone, andavano in giro per le piazze e il tetto dell'auto era il loro palco».
Un debutto all'insegna della tradizione, in altre parole, ma che guarda pure al presente e al futuro, come punto di arrivo e ripartenza di un percorso dalle innumerevoli esperienze e collaborazioni (Ambrogio Sparagna, Peppe Servillo, Michele Lobaccaro dei Radiodervish, Patrizio Trampetti).
A fare da filo conduttore uno sguardo curioso, ironico e divertito sulle donne, che come in un'inquadratura cinematografica passa da un campo lungo ad una soggettiva, da generale si fa sempre più intimo, abbracciando pure l'intensità della passione amorosa e una spiritualità contadina, umana e simbolica.



E' tutto questo “Cuttuni e lamé” (“Cotone e lamé”), valorizzato da ospiti come Alfio Antico, i Lautari e Mario Incudine. Tredici canzoni fortemente espressive, carnali, laviche e marine; prodotte da Puccio Castrogiovanni dei Lautari in collaborazione con Michele Musarra. Un lavoro che accanto al dialetto siciliano inserisce anche un episodio in Gallo-Italico di San Fratello, lingua misteriosissima portata dai Normanni sull'Isola con la sua mistura di dialetti del nord Italia, francese e lingua siciliana, patrimonio di pochissimi custodi gelosi e orgogliosi.

Dalla prima all'ultima traccia “Cuttuni e lamé” è insomma un viaggio vorticoso e viscerale fra molteplici suggestioni culturali. I “Canti Popolari Siciliani” raccolti e illustrati da Lionardo Vigo e le ricerche di Alan Lomax vengono rinnovati alla luce della poesia contemporanea e completati da musiche originali, a fianco di canzoni scritte da Eleonora Bordonaro come songwriter. Il suono è omogeneo e riconoscibile, non manca il fascino ipnotico di pezzi solo marranzano e voce, ma ci sono anche episodi che richiamano in modo deciso il manouche, il blues e il tango.

Di fondo, poi, un approccio interpretativo drammaturgico, riadattato alle diverse scene di ogni canzone e impreziosito dalla voce straordinaria e poliedrica di Eleonora (“Mi accendo quando canto, sento tutto e sono salva” canta in “Vuci”). La cadenza beffarda di “La tassa di li schetti”. La techno atavica di “Tri Tri Tri”. Una dolentissima ballata d'amore come “Lu cielu unni situ”, scritta per uno spettacolo di Mimmo Cuticchio. La seta d'archi e il solo voce dei due brani dedicati a Maria (“Lamento di Maria” e “Maria passa ppi na strata nova”). La messa in scena rabbiosa e altera dell'ancheggiante e waitsiana “'A partita”. Una title-track piano e voce da grande cantautrice e osservatrice del mondo femminile. A chiudere “Ucch'i l'arma”, un approdo, anzi l'Approdo. Profuso nel grido di gioia vibrante e ancestrale di una donna che, come si legge nel booklet del disco, ha chiuso il Diavolo nella Brocca

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