Teatro

La crudeltà è servita al Piccolo Teatro della Città

Dall'8 all'11 novembre lo spettacolo "La Cena" di Giuseppe Manfridi diretto dal regista Walter Manfrè inaugura la 53° Stagione del teatro catanese. Al tavolo, insieme agli spettatori, ci saranno Andrea Tidona, Chiara Condrò, Stefano Skalkotos e Cristiano Marzio Penna

La pièce si innesta come anello fondamentale all’interno di quel “Teatro della Persona” con cui il critico Ugo Ronfani, nel 1993, sintetizzò il senso della poetica espressa dal percorso registico del regista messinese

Andrea Tidona in La Cena

Andrea Tidona in La Cena

Una sontuosa tavola apparecchiata per trenta persone, spettatori inclusi. Un capocameriere che serve dell’ottimo vino. Lo spettacolo La Cena, scritto da Giuseppe Manfridi e diretto dal regista Walter Manfrè inaugura, giovedì 8 novembre alle ore 21, la stagione del Piccolo Teatro della Città che il Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale dedica all’innovazione e alla sperimentazione e che si snoderà lungo due percorsi caratterizzati dall’incontro tra musica e teatro nell’ambito della 53° Stagione e soprattutto dal teatro di parola e dalla drammaturgia contemporanea nel Nuovo Teatro.
Attorno alla tavola de La Cena, assieme agli spettatori, siedono l’attore modicano Andrea Tidona, nel ruolo del padre, affiancato da Chiara Condrò (la figlia), Stefano Skalkotos (il genero), Cristiano Marzio Penna (il maggiordomo) che avviano una discussione riguardante misteriosi affari di famiglia di natura assolutamente personale che turberanno gli invitati.
Il testo, scritto su sollecitazione di Walter Manfrè da Giuseppe Manfridi, uno dei più importanti drammaturghi italiani contemporanei, restituisce un’opera carica di tensione drammatica e di ironia. Lo spettacolo che vide il suo debutto a Roma nel 1992, ha visitato i più importanti teatri nazionali e ha preso nuovamente vita nel 2016 approdando, ancora una volta, in alcuni dei più importanti teatri d’Italia.

La Cena cast

Il cast di La Cena


La pièce si innesta come anello fondamentale all’interno di quel “Teatro della Persona”, con cui il critico Ugo Ronfani, nel 1993, sintetizzò il senso della poetica espresso dal percorso registico del regista messinese Manfrè.
Un percorso che ha preso forma in una serie di spettacoli caratterizzati da particolari qualità quali, ad esempio, l’annullamento della distanza tra pubblico e spettatore nonché l’assegnazione a quest’ultimo di una parte all’interno della rappresentazione senza che ciò possa cambiare lo svolgimento della “trama”. Altro elemento di questo teatro è individuabile nella coesistenza di due elementi contrastanti: cioè il gioco e il rito. L’equilibrio fra questi opposti permette alla trama di intraprendere percorsi imprevisti ed emotivamente più forti rispetto a quelli concepiti sul protagonismo del solo rito, «ciò – come spiega Walter Manfrè - consente di recuperare quella teatralità che è sempre nel mio mirino del regista intenzionato a far sì che il pubblico, pur  lasciandosi andare al flusso di imbarazzi e turbamenti che la situazione propone, non dimentichi mai di essere a teatro».
Tutti i lavori di Walter Manfrè, ricollegabili al teatro della Persona, sono calati dentro un’ambientazione dove il cerimoniale assume una connotazione centrale. Durante La Cena “la tavola trasmuta da aggregante perno conviviale, in ara sacrificale, in scandaloso palcoscenico allestito per turpi rappresentazioni”.  


La scena è quella del ritorno a casa di una figlia, allontanatasi da qualche tempo. Un rappacificamento è ciò che tutti si attendono, ma non il malefico padre che prepara una macchinazione infernale e un inganno per la figlia (di cui è comunque invaghito) e per il futuro genero. L’uomo riesce a solleticare gli istinti dei due giovani e opera magistralmente per far venire a galla i lati peggiori di tutti: il giovane è debole e avido, il maggiordomo assetato di denaro, la figlia ha la forza di reagire ma si accontenta di un amore forse non vero. «La scrittura di Manfridi, poeta psichiatrico, sadico visionario, che come nessuno sa descrivere il progressivo sgretolarsi del titanico eroe alfieriano fino alla patetica rappresentazione di se stesso in mutande - spiega Manfrè - segue con occhio crudele i propri personaggi, incline solo a qualche tenerezza verso il mondo femminile. Ma la scrittura è di qualche anno fa. Chissà oggi, dopo la scoperta da parte di sociologi e psicologi della sindrome della donna-astio, quale sarebbe il suo epilogo». Si replica fino all'11 novembre.

La stagione al Piccolo Teatro della Città proseguirà con Goliarda music Hall di e con Paola Pace (dal 24 novembre), L’abisso di e con Davide Enia (dall’1 dicembre), Il teatro del Silenzio di Gianni Salvo con Anna Passanisi (dal 12 gennaio), Pomice di fuoco di Vincenzo Pirrotta con Filippo Luna (16 febbraio), Buonanotte mamma diretto da Romano Bernardi con Alessandra Cacialli (15 marzo);  La Scortecata di Emma Dante (dal 27 marzo), Le cicale mi hanno resa pazza con Guia Jelo (5 aprile), Faust ovvero arricogghiti un filu di e con Vincenzo Pirrotta (dal 25 gennaio), Delirio diretto da Nicola Alberto Orofino (dal 4 maggio), Io Karl Valentin diretto da Gianni Salvo (12 maggio).


La cena
di Giuseppe Manfridi
regia Walter Manfrè
con Andrea Tidona
e con Chiara Condrò, Stefano Skalkotos, Cristiano Marzio Penna
Piccolo Teatro della Città, dall’8 all'11 novembre 2018

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