Teatro

La lotta di Medea tra tradizione e modernità

Domenica 16 dicembre al Teatro Garibaldi di Avola va in scena "MedeAssolo" di e con Valentina Banci tratto da Seneca, nella traduzione e drammaturgia di Paolo Magelli

Questo allestimento, che fa parte programmazione della nuova stagione teatrale firmata dall’attrice e regista Tatiana Alescio, si arricchisce della lezione e della modernità a cui la consacra Heiner Muller e alcuni innesti mitteleuropei

Valentina Banci in "MedeAssolo"

Valentina Banci in "MedeAssolo"

Domenica 16 dicembre il Teatro Comunale Garibaldi di Avola riprende la programmazione della nuova stagione teatrale firmata dall’attrice e regista Tatiana Alescio. In scena, alle 18.30, troveremo l’attrice toscana Valentina Banci con il suo MedeAssolo, testo tratto da Lucio Anneo Seneca, con la traduzione e drammaturgia di Paolo Magelli, che già l’aveva diretta nella Medea andata in scena al Teatro Greco di Siracusa nel 2015.
Valentina Banci: «La cosa bella dei ruoli a teatro è trovare all’interno del personaggio una contraddizione, un buco dentro il quale sprofondare improvvisamente».
Rivivere un personaggio dopo averlo abitato a lungo. Riscriverlo tolto dall’impianto originario, quello classico della tragedia (personaggi, coro), pensato per voce sola che consuma il racconto di una vita di sofferenza, tradimento e male di vivere. Come in un corpo a corpo, in cui alla fine i colpi si mischiano e fanno lo stesso rumore. Questa Medea, che nasce dalla traduzione di Seneca, si arricchisce in qualche modo della lezione e della modernità a cui la consacra Heiner Muller e degli innesti mitteleuropei nell’adattamento che ne fa Paolo Magelli, declinando la partitura per voce sola.

Il tradimento e la guerra, la difficoltà a sentirsi parte di qualcosa, di una comunità, di una famiglia e l’orizzonte piatto ed inquietante, senza segni, che sembra spalancarsi inesorabile davanti agli occhi di Medea: sono questi stessi temi a ben pensare la traccia della inquietudine del nostro presente? Dunque, riproporre Medea, protagonista del Teatro fin dal 431 ac, come se non fossero bastate così tante epoche e tentativi a raccontarla, oggi ha più significato che mai. Medea è un personaggio che insegue e fa interrogare perché -pure in un vuoto ed una disperazione desolante - prova ad essere se stessa, a infrangersi contro la sua autenticità e a dispetto di tutto, a viversi, seppure nel dolore. Rilancia con la sua identità di “barbara della Colchide” il concetto di straniero e la sua inclusione, professa l’amore eppure raggiunge l’abisso del gesto amoroso. Percorre tutto Medea, cerca continuamente una strada, compensa a suo modo, come può, si lascia vivere sapendo in fondo che la lotta è essa stessa vita. Il perimetro familiare diventa platea delle guerre e delle esplosioni dei rapporti umani: chi non ci ha pensato mai, almeno una volta?

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