Danza

A Catania la danza indaga la devozione per Sant'Agata

A 10 anni dal debutto, torna in scena dal 6 al 10 febbraio al Teatro Verga, in un nuovo allestimento cooprodotto con il Teatro Stabile di Catania, ‘A. Semu tutti devoti tutti?’, la creazione di Roberto Zappalà che indaga il legame inestricabile tra la Santa patrona di Catania e la sua città

Negli stessi giorni dello spettacolo, e fino al 28 febbraio, il foyer del Teatro Verga ospita la mostra fotografica a cura di Antonio Parrinello dedicata alla festa di Sant'Agata e alle donne martiri dei nostri mari

A. Semu tutti devoti tutti?

A. Semu tutti devoti tutti? di Roberto Zappalà

A 10 anni dal debutto, torna in scena in un nuovo allestimento creato in cooproduzione con il Tearo stabile di Catania,  ‘A. Semu tutti devoti tutti?’, creazione di Roberto Zappalà, che sarà messo in scena dal 6 al 10 febbraio al Teatro Verga di Catania da otto danzatori della Compagnia Zappalà Danza con quattro componenti dei Lautari.
La ‘A.’ sta per Agata, la santa martire a cui furono strappati i seni. A lei Catania dedica ogni anno una festa tra le più importanti del mondo cattolico. Quel giorno la città si riempie di un solo grido martellante, “siamo tutti devoti tutti!”. Nell’aggiungere un punto interrogativo (siamo tutti devoti tutti?) Roberto Zappalà pone delle domande che disturbano e affrontano il non-detto.

Immaginare, concepire e costruire uno spettacolo su Sant’Agata, sull’immensa processione e festa a lei dedicate a Catania è volere, più di ogni altra cosa, indagare un aspetto fondamentale dell’oggi e del legame inestricabile fra religiosità, popolo, città, Santa e sacralità. Agata, una santa la cui immagine devozionale (le tenaglie, i seni straziati) è in bilico fra erotismo e sadismo splatter, è “solo” un punto di partenza. Si utilizza un apparato iconografico tradizionale per farlo sposare con la contemporaneità, per proporre le contraddizioni di un mondo dove ad essere “straziati”, non sono solo i seni ma intere categorie umane e spirituali.

A. semu tutti devoti tutti? zappalà

A. Semu tutti devoti tutti?

Lo spettacolo ha l’ambizione di dare, attraverso Agata (figura storica e mito, festa religiosa e di popolo, teatro della devozione e della finzione, luogo d’amore e di furore, spazio di riscatto e sfruttamento, palcoscenico in cui l’individuo si perde nella massa) uno sguardo rivelatore su ciò che ci fa essere, nel bene e nel male quello che siamo, che siamo stati o che rischiamo di essere. La missione di A. nasce dalla necessità di affrontare i nodi cruciali dell’essere parte di una collettività, indagando e sviscerando gli stessi sentimenti di appartenenza. Nodi che coinvolgono due aspetti opposti e complementari: quello privato e quello pubblico, due facce della stessa medaglia che non è possibile chiarire. Come se il devoto fosse condannato a rendere pubblico il proprio fervore mistico per esprimere la propria religiosità, ma così facendo rischiando di snaturarla o addirittura cancellarla.
Non si poteva, quindi, tralasciare in un progetto come re-mapping sicily - percorso che Roberto Zappalà ha intrapreso da diversi anni con l’intenzione di rileggere la Sicilia attraverso il suo linguaggio scenico - l’aspetto della religiosità popolare. La rappresentazione vanta importanti collaborazioni con Puccio Castrogiovanni che eseguirà la musica dal vivo, con Marella Ferrera che ha curato la realizzazione dei costumi e con Nello Calabrò alla drammaturgia.
Negli stessi giorni al Teatro Stabile anche la mostra fotografica a cura di Antonio Parrinello dedicata alla festa di Sant'Agata e alle donne martiri dei nostri mari. La mostra racconterà una tragedia passata che incrocia quella moderna e sarà visitabile nel Foyer del Teatro Verga da mercoledì 6 a giovedì 28 febbraio.

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