L'archeologa

Marina Congiu, la signora degli scavi

Una vita alla ricerca della Sicilia dei nostri avi, sono trentasette le campagne di scavo alle sue spalle tutte in Sicilia

La dinamica studiosa nissena può vantare nel suo ricco curriculum la scoperta del secondo impianto dei bagni greci a Gela dopo il primo rinvenuto mezzo secolo fa: «Il sottosuolo gelese è uno scrigno ricco di preziose meraviglie»

Marina Congiu

L'archeologa nissena Marina Congiu a Merida, nello Yucatan messicano

E’ la Signora degli scavi di questa parte di Sicilia, quella che va da Gela sino ad arrivare a Mussomeli. Marina Congiu, nissena, 47 anni, archeologa, è la studiosa che ha scoperto il secondo impianto dei bagni greci a Gela dopo il primo rinvenimento cinquanta anni fa. Non una scoperta come tante, ma una rarità per l’esclusività, unico doppio rinvenimento in Sicilia che dal punto di vista scientifico ha un grande valore. Racconterà la scoperta in giro per l’Europa in una serie di convegni archeologici.

marina Congiu Gela

Marina Congiu durante una campagna di scavi a Gela

Trentasette campagne di scavo alle sue spalle tutte in Sicilia. La prima direzione di scavi, subito dopo laureata quasi una ragazzina. «Cominciai a scavare nel 2000 legata ad una parete verticale - ride la Congiu -. La necropoli protostorica di Monte Canalotti a Dessueri è collocata su una montagna, tante piccole tombe una sopra l’altra. Ero incosciente, giovane ma con tanta voglia di scavare. E’ stato un anno intensissimo». Allieva di Rosalba Panvini che nomina più volte durante la conversazione, l’archeologa nissena, mamma della piccola Anna Maria, è sposata con un’ architetto designer, Michelangelo Lacagnina, che ha collaborato con Dolce e Gabbana. Si definisce un’archeologa pura, scientifica e un po’ meno romantica. «Io vado alla ricerca dell’origine delle cose, quando scavo devo andare all’origine - racconta -. E’ la metodologia della ricerca, vado sino in fondo sotto tutti gli strati di terra sino a quando non c’è più nulla. Solo così si può ricostruire scientificamente, mi hanno insegnato a valutare i dati».

Marina Congiu scavi

Mosaici ritrovati durante una campagna di scavi

Conosce gli scavi gelesi come le sue tasche, il sottosuolo al momento conosciuto della città del Golfo non ha segreti per lei. Ci spiega essere più importante anche di Agrigento. La particolarità del secondo impianto di bagni pubblici ritrovato sono i mosaici. «Quando ho cominciato a scavare ci siamo subito accorti che c’era qualcosa, ma mai avrei potuto immaginare di trovare un pavimento mosaicato così intatto, la bellezza oltre a quella del ritrovamento è stata di riportare alla luce, pezzo per pezzo, un pavimento di una qualità eccezionale». Racconta della telefonata al suo capo Carla Guzzone, direttore scientifico degli scavi come se fosse successo ieri.
In realtà l’emozione più grande per un’archeologa è quella di trovare una tomba intatta, anche questo è accaduto a Marina Congiu ed è successo sempre a Gela. Il sottosuolo gelese è uno scrigno ricco di preziose meraviglie. «La tomba più antica che ho trovato è del XIII secolo avanti Cristo – racconta la Congiu -. E’ successo durante una campagna di scavo, stavamo ripulendo una parete di roccia, man mano che pulivamo è venuta fuori l’apertura. In quel momento ho capito che era intatta. E dopo la scoperta di una tomba il rito è l’arrustuta, la grigliata insieme agli operai ed a tutto lo staff». Il festeggiamento della scoperta è continuato a casa con una torta al cioccolato cucinata insieme alla figlia.

Marina Congiu

Lezione di archeologia di marina Congiu ai bambini

Capelli rossi, occhi chiari, longilinea, quasi eterea e con una forza imperturbabile: né la pioggia, né il sole né il vento scalfiscono Marina Congiu. In quasi venti anni di campagne di scavo le è successo di tutto. Come quella volta che ha scavato sotto la pioggia battente per mettere al sicuro tutte le anfore che aveva appena trovato. I tombaroli sono ancora un grosso pericolo per gli scavi che non si possono blindare. Ha collaborato anche con il nucleo regionale tutela del patrimonio dei carabinieri. «Mi hanno chiamata per una consulenza per dei reperti rubati e poi rinvenuti, pezzi di grande valore - dice -. I carabinieri fanno un gran lavoro per restituire alla collettività beni che sono di tutti e non dei singoli. Io lavoro per la collettività».
Marina Congiu ha scelto di fare l’archeologa in terza elementare e da quel momento non ha più cambiato idea, ha perseverato, non si è più fermata. Ha avuto la fortuna di nascere in Sicilia l’archeologa dagli occhi chiari, dal sorriso gentile, con una determinazione senza pari, che scava ogni giorno dalle 7 alle 16 per riportare alla luce piccoli pezzi della grande storia.

ivanabaiunco@gmail.com

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