Musica

I "Cento passi" di Antonio Monforte

Tra folk e rock, nella sua carriera di chitarrista potente e raffinato oltre che di autore profondo e coinvolgente il cantautore catanese ha fatto scelte coraggiose di cui oggi è soddisfatto

Il brano ispirato al film su Peppino Impastato in primavera lancerà il nuovo album del cantautore catanese

Antonio Monforte

Antonio Monforte

Non lo confesserà mai ma, per molto tempo, l’etichetta di “chiddu ca canta i canzuni ddo Catania” deve essergli andata stretta. Non per rinnegare un fatto: aver trasformato in note una passione fortissima, quella per i colori rossoazzurri. La traiettoria artistica di Antonio Monforte, cantautore catanese classe ’69, racchiude talmente tante cose che, arrivato sulla soglia dei cinquant’anni, si sente le necessità di tracciarne un indice, senza identificarsi troppo con nessuna di esse. «Ogni cosa che ho fatto ha segnato una tappa del mio percorso - dice con serenità Monforte - che non si è mai identificato troppo con un genere o con un tipo di musica. Ma non mi sono mai fossilizzato sul risultato del momento. In questo, la mia carriera è sempre stata in divenire».

Antonio Monforte

Antonio Monforte


Protagonista assoluto della stagione di gloria dei caffè concerto, con quei Figli di un do minore che gremivano di pubblico i locali del centro storico; chitarrista raffinato e potente, a suo agio tanto con i pick up della chitarra elettrica che con gli arpeggi della sua inseparabile acustica, con un passaggio nella band di Gianni Bella; autore profondo e coinvolgente, capace di innestare su una base musicale folk - che rimanda direttamente a Bob Dylan - testi che raccontano di amori disperati, dei rapporti complicati tra padri e figli, della frenesia imperante e della sobrietà perduta dalla società; con il dialetto siciliano del quale ha fatto, insieme, sperimentazione e recupero anche dei termini ormai dimenticati, quale lingua prevalentemente scelta per comunicare con il pubblico. «Ho iniziato a scrivere canzoni a vent’anni, con contatti con le major e artisti importanti come Enrico Ruggeri. Avrei potuto scegliere di diventare un autore per altri, ma non l’ho voluto fare: le canzoni che scrivo le sento mie, perfettamente disegnate su di me e il mio vissuto. Non ho rimpianti per quello che non è stato. Avrei potuto avere una carriera diversa, ma il mio percorso artistico mi ha soddisfatto».


Percorso che si è espresso attraverso tre album: Semu Siciliani, che contiene alcuni dei cavalli di battaglia sempre presenti nella produzione live, come Sugnu pazzu e Catania è sulu cca; Fuoco Nero, nel 2014, e Cuore Tradito, presentato la scorsa primavera in allegato al volume di poesie Occhi Egizi, composte da Antonio Armenio e pubblicato dall’Algra editrice di Alfio Grasso. Il secondo in particolare, contiene canzoni che toccano le corde più intime dell’animo dei siciliani come U Santu, descrizione laica ma pregna di rispetto per il sacro delle feste religiose in Sicilia; Non passa mai, vero e proprio inno innalzato a quegli amori che non si lasciano finire.
«La linea che li tiene insieme è l’uso del dialetto, la forma espressiva più vicina al mio modo di comporre. Andiamo da canzoni più tirate, come Generosa e impotente (vincitrice del Premio Rosa Balistreri, nel 2008) a pezzi più intimi, saltando da un genere musicale ad un altro perché pur avendo una anima folk non ho mai inteso rendere la mia musica stereotipata. Anche quando suono tra amici, in una serata, mi piace variare genere. Così, dal vivo, i miei concerti vivono di fasi diverse: quelle più movimentate e quelle chitarra a voce. Questo, in parte, spiega anche perché il mio pubblico sia trasversale alle generazioni».
Attività live che, complice anche gli ormai numerosi impegni di insegnante di musica nelle più prestigiose scuole di Catania e provincia, si è diradata.

Antonio Monforte live

Antonio Monforte durante un live


«Sicuramente gli spazi per la musica live, rispetto alla stagione d’oro degli anni ’90, sono diminuiti. Io credo molto nell’autoproduzione, anche per l’attività concertistica. Preferisco fare meno date ma curarle personalmente in tutti i passaggi, dalla scelta della location alla promozione».
Proprio in queste settimane, Monforte è entrato in sala d’incisione, segnatamente in quella di Riccardo Samperi - uno dei tecnici del suono più gettonati della Sicilia - per registrare i provini di un nuovo album che, stando alle indiscrezioni, dovrebbe essere pubblicato in tarda primavera. Sarebbe il terzo in quattro anni, a dimostrazione che la vena compositiva è più calda che mai.
«Sto lavorando ad un duplice progetto: sono due dischi, uno con testi interamente in italiano e uno con testi scritti solo in dialetto. Il primo singolo sarà il brano che si intitola Cento Passi, ispirato al film su Peppino Impastato. Gli arrangiamenti sono volutamente scarni per valorizzare al massimo il testo, un’altra delle costanti della mia musica. Ancora non c’è una data stabilita per l’uscita, l’auspicio è di farcela prima dell’estate».
luigipulvirenti77@gmail.com

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