Buio in sala

"Tre Manifesti a Ebbing, Missouri", tra gli abissi di disperazione e la voglia di perdono

Il film di Martin McDonagh, vincitore già di 4 Golden Globes, e candidato a ben 7 Oscar, esplora il lato umano dei personaggi oltre la loro apparenza diluendo la netta categorizzazione tra chi è dalla parte della ragione e del torto

Il personaggio principale Mildred, interpretato da Frances Mc Dormand, è fermamente convinto che solo il ripuntare i riflettori sul caso della figlia morta senza un colpevole possa fare riaprire l’indagine, e affitta tre manifesti pubblicitari e li rende ambasciatori di un dolore profondo che appellandosi al capo della polizia locale, reclama giustizia

Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Frances Mc Dormand è Mildred in "Tre manifesti a Ebbing, Missouri"

Ebbing Missuri, defilata provincia americana, antica terra di indiani, pistoleri ma anche pabulum di più recenti intolleranze razziali. Mildred (Frances Mc Dormand) è una donna matura che porta sulla faccia il cesello scavato dai suoi dolori: non ha un briciolo di femminilità nel camminare, nel vestire né tantomeno nel  linguaggio che è caustico, scabroso, spinto oltre ogni misura; il suo uomo se ne è andato con una diciannovenne e la figlia Angela è stata uccisa dopo esser stata stuprata e bruciata. Mildred non ha più niente da perdere. Non potendo più  resistere all’omicidio impunito della figlia entra a gamba tesa nella lotta personale con la polizia locale per una indagine condotta secondo lei, con superficialità e incompetenza.

Incarna così il topos del pistolero solitario, atipico perché non ha cinturone ne fondina ma le parole sono la sua unica arma. E allora le scrive a caratteri cubitali in modo che le sue domande svettino in alto bene in vista, senza bisogno di ulteriore fiato, senza il timore di essere cancellate. Nelle dinamiche mentali il ricordo di un messaggio scava nella memoria e misura la sua efficacia nelle reazioni di chi lo legge. Fermamente convinta che solo il ripuntare i riflettori sul caso di sua figlia possa fare riaprire l’indagine, affitta tre manifesti pubblicitari in disuso elevandoli lì all’ingresso del paese, ambasciatori di un dolore profondo che appellandosi a William Willoughby (Woody Harrelson) capo della polizia locale, reclama giustizia. Su uno fondo di vernice rosso sangue campeggiano tre messaggi che in progressione fisica e sarcastica chiedono conto dell’andamento dell’indagini sputtanando al vento le Istituzioni.

Tre manifesti a Ebbing Missouri

Frances Mc Dormand con Woody Harrelson, nel film lo sceriffo Bill Willoughby

Con questo atto provocatorio inizia la vicenda di "Tre manifesti a Ebbing, Missouri" di Martin McDonagh che ricorda fatti di cronaca nera che accadono ovunque e che scuotono l’idea di sicurezza delle comunità sociali. Ma quando l’onda emotiva si placa nessuno ne vuole sapere più niente ed infastidisce l’ostinata volontà di avere una giustizia ad ogni costo (perfino suggerire un database di tutti i DNA maschili). La pancia della piccola cittadina rifiuta per quieto vivere il sottoporsi alla lente di ingrandimento che procurerebbe una pubblicità negativa nei confronti dei luoghi, il vacillare delle identità istituzionali che reagiscono male nei suoi rappresentanti più ottusi come l’agente Dixon (Sam Rockwell), bamboccio mammone fanatico e integralista.

Ma se il film racconta degli abissi di disperazione, del principio del diritto che diventa guerra personale dove la violenza sembra il normale modo di esprimersi, è anche capace di parlare di perdono e di far virare il senso della vicenda verso le ragioni  della tolleranza e della pietas. Il regista Martin Mc Donagh, nel mescolare sapientemente influenze stilistiche diverse (non è precisamente un western né un poliziesco né un thriller piuttosto una dark-comedy) esplora il lato umano dei personaggi oltre la loro apparenza diluendo la netta categorizzazione tra chi è dalla parte della ragione e del torto, sbilanciando nello spettatore le decisioni su a quale fronte appartenere. Ed è proprio la figura del capo della polizia (destinatario dei messaggi di Mildred) che davanti alla propria malattia  dimostra di comprende le ragioni di tutti: di una madre disperata, di una giovane moglie che dovrà continuare a camminare da sola, di figli che resteranno senza padre. E nelle sue lettere  che sono tre come i manifesti, tutto l’amore per la vita,  lo stimolo per cercare la forza ed il coraggio di proseguire anche davanti a circostanze che spesso urlano rabbia, che chiedono vendetta,  di tutte le cose irrisolte degli uomini che rimangono sospese come un delitto irrisolto  o come una vita davanti ad una malattia arrivata per caso e che fanno rimanere sgomenti e senza parole nel silenzio polveroso di una strada del Missuri o in qualunque  altro luogo del mondo.

Il film ha ottenuto 7 candidature a premi Oscar ed è stato premiato al Festival di Venezia. Ha avuto 6 candidature e ha vinto 4 Golden Globes.

Tre manifesti a Ebbing Golden Globe

Cast e regista (il primo da sinistra) gioiscono per le statuette ai Golden Globe

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