La recensione

Dal Settecento a Bartok, al Diocesano di Catania due secoli di musica mitteleuropea

Applaudito concerto di anteprima della nuova stagione Wine Notes 2018 della Camerata Polifonica Siciliana, in avvio il 18 marzo, grazie all'orchestra da camera di Messina diretta dal direttore della Camerata Giovanni Ferrauto

Un'accurata concertazione quella di Ferrauto, una bacchetta precisa, che ha ben condotto i venti musicisti dell'orechestra messinese nell’esecuzione di un concerto triplo, lungo due secoli di musica mitteleuropea, da espressioni settecentesche fino alle sponde moderne di Bartok

Giovanni Ferrauto e Orchestra da camera di Messina

Il direttore della Camerata Polifonica Siciliana Giovanni Ferrauto al centro dell'Orchestra da camera di Messina

Un’apertura di gran lunga piacevole, al Museo diocesano di Catania, per la nuova stagione concertistica della Camerata Polifonica Siciliana. L’elegante Pinacoteca, al terzo piano dell’istituzione culturale in via Etnea 8, ha accolto un consolidato ensemble del territorio siciliano, ovvero l’Orchestra da Camera di Messina diretta da Giovanni Ferrauto, che ricopre anche il ruolo di direttore artistico della Camerata. L’associazione, sotto la presidenza di Aldo Mattina, propone questa volta “Wine Notes 2018”, con sei appuntamenti cameristici tutti domenicali, nello spazio ideale del museo a partire dal 18 marzo fino al 3 giugno, con la novità - nel binomio di arte e artigianato - della degustazione di vini e petit buffet dopo ciascun concerto, per creare un’occasione di convivialità.

La manifestazione del 4 marzo, immaginata dal direttore artistico come una sapida ouverture di anteprima, ha messo in campo un organico costituitosi in Associazione nel 1974, formato da venti componenti, tutti validissimi, con Antero Arena primo violino (accanto a violisti, violoncellisti, Sofia Alba al contrabbasso e Maria Assunta Munafò al clavicembalo), che ha conseguito esiti armoniosi di compattezza melodica e garbo stilistico, fruendo dell’accurata concertazione di Giovanni Ferrauto. Una bacchetta precisa, che ha ben condotto l’esecuzione di un concerto triplo, lungo due secoli di musica mitteleuropea, da espressioni settecentesche fino alle sponde moderne di Bartok: alle prese inizialmente con le sinuosità barocche della Suite d’orchestra dall’opera “Scylla et Glaucus” di Jean-Marie Leclair, nel variare agogico delle nove danze, e del Concerto in fa WV L:D11 per flauto, oboe e orchestra di Johann Friedrich Fasch, che ha visto distinguersi per lucido tecnicismo, determinazione e incisività espressiva il flautista Domenico Testaì e l’oboista Dorin Gliga. A loro si è poi affiancato con eguale bravura il fagottista Luca Franceschelli nel Concerto RV 570 “La tempesta di mare” per flauto, oboe e fagotto e orchestra, del prolifico musicista veneziano Antonio Vivaldi, che ha connotato la suddetta composizione di carattere descrittivo con riferimenti naturalistici presenti anche nel titolo (analogamente ad altri concerti del suo immenso corpus, come “Le quattro stagioni”).

Camerata Polifonica Siciliana

Un momento del concerto al Museo Diocesano di Catania

Alla fresca inventiva della scrittura vivaldiana, punteggiata da una ritmica efficace, ha fatto seguito l’esecuzione delle “Romanian Folk Dances” di Bela Bartok (dai titoli caratteristici tra i quali Danza del bastone, Danza del corno di montagna, Passettino di Belényes, Passettino di Nyàgr), trascritte per orchestra nel 1917 in una suite di sette danze, dalla suite originale di sei danze composte dal musicista ungherese per pianoforte solo, nel 1915. Tra asimmetrie di canto e accompagnamenti ostinati, l’ensemble ha reso gli accenti estroversi e spigliati, dai tratti danzanti, del folclore rumeno e della tradizione contadina, chiudendo l’esibizione col bis di un brano hiddish trascritto da Ferrauto “Bay a glezele marshk”, tra i calorosi applausi del pubblico.

annaritafontana@virgilio.it

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