Il libro

Siamo giornalisti, bellezza

“Dal nostro inviato (Giornalisti si diventa)” è la nona fatica letteraria di Mario Bruno, dove ha condensato 45 anni di mestiere tra cronaca e spettacolo: «Un lavoro che non ho mai tradito»

Venerdì 5 gennaio alla Libreria Prampolini di Catania presentazione dell’instant book di Mario Bruno

Mario Bruno

Mario bruno

Galeotta fu la musica. Il rock della Pfm, per l’esattezza. Fu proprio grazie alla passione per la band lombarda, infatti, che nel 1972, in occasione di un concerto a Catania, il giornalista Mario Bruno, allora “solo” un giovane musicista, azzardò il suo primo pezzo, consegnandolo direttamente al centralinista del quotidiano La Sicilia e vedendolo, con grande sorpresa, pubblicato qualche giorno dopo. Un azzardo che per l’allora diciottenne batterista catanese segnò l’inizio di una grande passione a cui votare l’intera vita.

Mario Bruno

Mario Bruno negli Anni 70 agli inizi della sua carriera

Da quel giorno di 45 anni fa, Mario Bruno ha fatto della notizia e dell’approfondimento la sua professione, diventando collaboratore e cronista stabile del quotidiano La Sicilia, giornalista professionista nel 1980, e negli anni anche scrittore (è autore tra gli altri dei polizieschi Caro assassino e Trapezio d’amore), drammaturgo e regista cinematografico. A questa passione, il giornalista ha ora dedicato il suo nono libro, l’instant book Dal nostro inviato (Giornalisti si diventa) edito da Boemi edizioni, che sarà presentato venerdì 5 gennaio alle 18, alla Libreria Prampolini di Catania dalla collega Rossella Jannello).
«Si tratta – spiega l’autore – di una finestra sull’affascinante mondo dell'informazione e sui suoi protagonisti, da padri illustri come Montanelli, Biagi, Bocca, Gervaso, Fallaci a irriducibili, agguerriti cronisti; da columnist ed emergenti alla nutrita schiera di reporter e direttori siciliani».

Mario Bruno batteria

Mario Bruno, ragazzo, alla batteria. Prima di fare il giornalista suonò con i gruppi Papua, Hot Lead e Conto alla rovescia


Un libro da leggere tutto di un fiato in cui Bruno mescola aneddoti personali e racconti di colleghi e amici di una vita ad osservazioni sulla professione e sul mestiere più bello del mondo. «Il mio è un racconto personale – continua Bruno – che ha un taglio storico, ma contiene pure aneddoti, interviste con fuoriclasse del giornalismo, curiosità, siparietti, vizi e virtù di una categoria di simpatici ficcanaso. C'è anche spazio per gli “invitati speciali”, per i goliardi che organizzano scherzi, per i giocherelloni che fanno esplodere petardi in redazione. Ma soprattutto c’è tutto me stesso: il mio amore per questo lavoro che non ho mai tradito, se non per altre forme di scrittura come i miei libri e i miei testi drammaturgici».
Anni in cui, come racconta il cronista, Questure, commissariati, caserme dei carabinieri ed ospedali erano tappa fissa di chi faceva cronaca nera e si riempivano di colleghi “agguerriti, selvaggi, l’obiettivo era portare al giornale notizie di prima mano e di “fuoco”. «Ammetto – continua - di essere stato fortunato perché ho vissuto di giornalismo durante gli anni d’oro in cui si veniva pagati anche molto bene e il mestiere non veniva svilito».

Mario Bruno e Marcella bellaMario Bruno con Marcella Bella


Anni d’oro in cui alla nera, Bruno alternava pezzi di spettacolo e cultura firmando spesso per quella Terza pagina di cui è rimasto ancora oggi innamorato e per la quale continua a sfornare le short story del suo commissario Valenti.
Anni in cui Bruno, che si è sempre diviso tra cronaca e spettacolo, è stato testimone di tanti “orrori” perché come sottolinea lui «seguire la nera a Catania o a Palermo non è come farla a Pordenone o a Perugia o ad Aosta».
«Sono stati – racconta – anni in prima linea, in cui questo lavoro si faceva per strada perché, come diceva il mio maestro Turi Nic (Salvatore Lucio Maria Nicolosi) “al giornalista devono puzzare i piedi”. Anni in cui ho avuto anche paura, non lo nego, ma l’importante era portare a casa la notizia e per noi il mestiere prevaleva su tutto: non c’erano nascite di figli, matrimoni o funerali che tenessero. Io ho voluto raccontare ai giovani di oggi cos’era davvero questo mestiere, cosa era prima che la strada venisse quasi totalmente sostituita dal telefono e da internet».

Ne è venuto fuori un libro amarcord, in cui si parla di amici e colleghi ma soprattutto di quei professionisti spesso additati come causa di tanti mali e per i quali, l’autore, alla fine, invoca un po’ di simpatica pietas: “No, non demonizzateli. Non dategli addosso, non fatene capri espiatori (…). Sono dei bravi ragazzi, un po’ scassapalle, ma d’indole romantica e bonaria (…) Suvvia, tendetegli una mano, sono sognatori, un po’ poeti, acchiappanuvole, se gli levate penna e pc gli togliete la vita. Sono i giornalisti. Siamo i giornalisti”.
mariaenzagiannetto@gmail.com

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0