Testimonianze

Davide Enia, il dramma familiare si specchia nel mare tragico di Lampedusa

L’attore e scrittore palermitano pubblica per Sellerio "Appunti per un naufragio" in cui tenta di raccontare uno dei fenomeni più drammatici ed epocali del nostro tempo a partire dalla tragedia del 3 ottobre 2013 intrecciandola a un drammatico racconto biografico

Enia sceglie un luogo che riassume il dramma dei migranti: Lampedusa, l’isola nell’isola, quello scoglio che separa la Sicilia dall’Africa, quello scoglio che è al tempo stesso frontiera, confine, approdo. Sull'isola si snodano anche i ricordi di infanzia dell'attore e scrittore, il rapporto silenzioso con il padre e affettuoso con lo zio Beppe, come se la grande storia volesse specchiarsi con un romanzo familiare in un tentativo di ritrovarsi

"Appunti per un naufragio" di Davide Enia

Davide Enia presenta "Appunti per un naufragio" a Scenario Pubblico di Catania, foto di Floriana Grasso

Quando la storia ti attraversa e non è possibile trovare le parole per raccontare ciò che sta avvenendo davanti al tuo sguardo, ciò che trapassa sono ragione e sentimento. Davide Enia, attore e scrittore palermitano, ha vissuto e scritto così il suo ultimo libro, Appunti per un naufragio, pubblicato da Sellerio editore, libro che ha presentato domenica 25 febbraio a Scenario Pubblico di Catania, all’interno della rassegna Leggo. Presente indicativo, e nei due giorni dopo in scuole di Messina. A Catania Enia ha emozionato. Hanno colpito i suoi appunti, ha toccato, nel profondo, l'animo di chi lo ascoltava quel continuo intreccio tra epica delle migrazioni e autobiografia.

Davide Enia Appunti per un naufragio

Un altro momento dell'incontro di Enia a Catania, foto di Floriana Grasso

“Appunti” perché il presente non permette di trovare le parole adeguate per narrare uno dei fenomeni più drammatici ed epocali che sta contrassegnando il nostro tempo: il fenomeno migratorio. Enia sceglie un luogo che riassume il dramma dei migranti: Lampedusa, l’isola nell’isola, quello scoglio che separa la Sicilia dall’Africa, quello scoglio che è al tempo stesso frontiera, confine, approdo. E sceglie una data, 3 ottobre 2013, il giorno in cui al largo di Lampedusa si registrò la più grande tragedia nelle traversate dei barconi che ogni giorno attraversano quella lingua di mare: oltre 300 corpi recuperati e un numero imprecisato di dispersi.
«Quando assistetti al primo sbarco sul molo Favaloro io non riuscivo a trovare le parole per descrivere ciò che avevo visto - dice Enia -. Con me c’era mio padre che mi aveva accompagnato in questo mio viaggio sull’isola e lui mi rispose che era stata una visione potente e straziante ma era impossibile immaginare delle parole che potessero descriverla, e aggiunse: “E' stato come quando appresi che a tuo zio Beppe era tornato il cancro”».

Davide Enia

Davide Enia fotografato da Mario Virga

Ecco, l’altro elemento letterario di Appunti per un naufragio, l’intrecciarsi del resoconto del viaggio a Lampedusa per conoscere, descrivere quello che succede nella mente e nell’anima di chi vive, sulla propria pelle, il dramma dell’immigrazione con il racconto di un dramma biografico e familiare, la malattia dello zio. Un incrocio, uno scontro di emozioni raccolte da Enia attraverso gli incontri e le chiacchierate con i protagonisti dell’accoglienza, del recupero dei sopravvissuti e dei cadaveri, con i soccorritori della Croce Rossa e di altre organizzazioni umanitarie, con i marinari alla guida dei pescherecci, con i responsabili della Guarda Costiera e un corpo a corpo con il padre Francesco, cardiologo in pensione che lo accompagna nel viaggio come fotografo, e lo zio Beppe con cui Enia dialoga telefonicamente durante la permanenza sull’isola. A fare da sfondo naturale la Sicilia, i suoi colori, il suo mare, il suo orizzonte e, soprattutto, la storia di questo esodo che ormai da venticinque anni passa davanti ai nostri occhi, distratti e assuefatti.

«Constatavo per l’ennesima volta quanto di Lampedusa mi stupisse la capacità di destabilizzare i propri ospiti, creando in essi un fortissimo senso di straniamento. Il cielo così vicino da crollare quasi addosso. La voce onnipresente del vento. La luce che colpisce da ogni dove. E davanti agli occhi, sempre, il mare, eterna corona di gioia e di spine che ogni cosa circonda. E’ un’isola in cui gli elementi ti piombano addosso senza che nulla glielo impedisca. Non esistono ripari. Si è trafitti dall’ambiente, attraversati dalla luce e dal vento. Nessuna difesa è possibile». E poi ci sono gli incontri: il sommozzatore dalla stazza gigantesca che è stato uno dei tragici protagonisti del recupero dei cadaveri all’indomani del naufragio del 3 ottobre, un uomo che si trova davanti la terribile scelta di dover salvare dall’affogamento tre adulti o una mamma e il suo piccolo, il medico di Lampedusa, Pietro Bartolo, anche lui travolto dalla drammatica emozione di dover recuperare corpi di “picciriddi” o assistere giovani donne che hanno subito ogni tipo di violenza fisica.

Appunti per un naufragio davide Enia

E ancora gli amici di infanzia Paola e Melo, trasferiti da anni sull’isola dove gestiscono un B&B, che all’inizio hanno vissuto con il sentimento della paura di proteggersi da chi arrivava da lontano ed era immaginato come diverso, immediatamente superato dal desiderio di soccorrere e accogliere. Ci sono i racconti degli sbarchi che si succedono in una sequenza che sembra infinita, un lungo corridoio di corpi che camminano in cerca di una coperta, di una tazza di the, di un abbraccio. C’è il panorama di questo scoglio, confine e frontiera, che sembra nudo e spopolato dei suoi residenti, e c’è il Centro di Permanenza Temporanea, fortezza e prigione. E poi quella data maledetta: «Il naufragio del 3 ottobre avvenne prima dell’alba, a meno di mezzo miglio dalle coste di Lampedusa, all’altezza della cala detta Tabaccara. La dinamica dell’affondamento fu spietatamente semplice: alla vista della terraferma qualcuno, per fare luce e segnalare così la posizione dell’imbarcazione, diede fuoco a qualcosa, forse una coperta. Sul barcone c’era gasolio ovunque. Divampò una fiammata improvvisa sul ponte strapieno. Le persone accalcate istintivamente si ritrassero per non bruciarsi. Quello spostamento improvviso provocò uno squilibrio decisivo in un assetto già precario. Il peschereccio si rovesciò e in un tempo brevissimo colò a picco».

In questo incrocio di testimonianze si snodano anche i ricordi di infanzia di Davide Enia, il rapporto silenzioso con il padre e affettuoso con lo zio Beppe, come se la grande storia volesse specchiarsi con un romanzo familiare in un tentativo di ritrovarsi. «Nel tentativo di raccontare la storia ho provato a raccontare chi ero io in quel soggiorno nell’isola. Quel bisogno di recuperare il rapporto con mio padre attraverso la necessità di parlarci per creare una difesa da ciò che vedevamo, e la necessità di accettare la malattia di mio zio».
Tutto questo è Appunti per un naufragio, un diario quotidiano, pieno di sguardi, di abbracci, di mani e di corpi che restituiscono il senso di stare al mondo nel nostro tempo presente.

giuseppelorenti@gmail.com

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0