L'Isola degli scrittori

Cinzia Pagliara: «Shakespeare mi ha dato la forza di raccontarmi»

In "Will Shakespeare, la tua volontà", la scrittrice catanese prende in prestito dal Bardo tre eroine - Giulietta, Desdemona e Ofelia - per raccontare il suo calvario di figlia, di donna, di amante e di madre: «Un monologo interiore che rompe le barriere dietro cui ero nascosta»

In "Will Shakespeare, la tua volontà", la scrittrice catanese si riconosce nel dualismo teatro-letteratura e proprio in questa originale forma trova la sua dimensione più fortunata. La sua è un’ascesi artistica, e come quella mistica si rivolge a una fonte di salvezza, in questo caso l’immarcescibile modello letterario per eccellenza, Wiliam Shakespeare. Perché questo è un testo che si può leggere, ascoltare o recitare e l’effetto non cambierà

Cinzia Pagliara

La scrittrice catanese Cinzia Pagliara

“Io da piccola avevo paura. Paura del buio. Una paura concreta che aveva mani che afferravano la gola e occhi ipnotici che mi catturavano la mente e la annebbiavano. Insomma, paura. E allora inventavo parole. Sì, io da bambina parlavo con il cuscino. Lo stringevo, oppure lo accarezzavo, a volte gli davo perfino qualche pugno (leggero), ma soprattutto lo riempivo di parole. Era paziente, il mio cuscino, aveva imparato ad ascoltarmi in silenzio, e io avevo imparato a comprenderlo, il suo silenzio. Era un silenzio in cui, a volte, trovavo risposte".         

Una sorta di prologo-coro l’incipit del nuovo libro della scrittrice catanese Cinzia Pagliara (Will Shakespeare, la tua volontà, Edizioni Haiku, Roma), volume che ospita il sonetto inedito “Shall I die?” attribuito al Bardo e tradotto dalla stessa Pagliara. In Will Shakespeare, la tua volontà la Pagliara si riconosce nel dualismo teatro-letteratura e proprio in questa originale forma trova la sua dimensione più fortunata. La sua è un’ascesi artistica, e come quella mistica si rivolge a una fonte di salvezza, in questo caso l’immarcescibile modello letterario per eccellenza, Wiliam Shakespeare. In questo caso il vate è là, nelle pagine dell’autrice che prende in prestito le sue eroine per raccontare il suo calvario esistenziale, di figlia, di donna, di amante, e soprattutto di madre. E in nome della grande letteratura non si può essere che sinceri, propulsori di un’emozione riconosciuta indistintamente dal binomio lettori-spettatori. Perché questo è un testo che si può leggere, ascoltare o recitare e l’effetto non cambierà.

Will Shakespeare la tua volontà di Cinzia Pagliara

Se dovessi dare una definizione al suo lavoro è più appropriato dire monologo letterario o racconto teatrale?
«Questo testo è nato per essere rappresentato in teatro, tuttavia in questa rielaborazione ho cercato di renderlo più letterario e, spero, universale pur nella sua assoluta soggettività. E’ un monologo interiore che rompe le barriere dietro cui era nascosta la mia parte meno visibile agli sguardi».

Rispetto alla sua prima opera qui c’è più coraggio, più autenticità. E’ così?
«Senza dubbio è frutto di un lungo - e spesso faticosissimo - percorso, che nella prima stesura teatrale non si era ancora compiuto (credo che in fondo mai si possa dire concluso un percorso interiore: seguire il ritmo della vita e delle stagioni è una delle cose più affascinanti e complicate) e che mi ha dato consapevolezza e coraggio di provare ad “essere”, finalmente, ciò che sento».

Desdemona, Giulietta, Ofelia. Come definirebbe la loro intromissione nella sua narrazione?
«​Sono infinitamente grata ad ognuna di loro perché sono state un richiamo alle parti di me che avevo dimenticato o lasciato volutamente in un angolo nascosto. Giulietta è il corpo che sono addirittura  arrivata ad annullare, riscoprendolo con sorpresa e gratitudine. Desdemona è il senso (innocente) di colpa, il chinarsi sotto i colpi ingiusti,l’accettazione in nome di un amore che non ama. Che ci si creda o no, quasi tutte le donne si sono “chinate” a questo non amore, e a volte lo leggiamo negli occhi delle altre donne che incontriamo. Ofelia è la trasparenza interiore, la fiducia, l’abbandono, l’ascolto senza riserve,l’amore che non vacilla, neanche quando sembra folle: "ecco del rosmarino, questo è per il ricordo, ti prego,amore, ricorda.” . Non vedo pazzia, solo amore che non sa vedere il male. Ofelia mi ha aiutato nel periodo i cui lo sguardo era grigio: oggi sto scrivendo un testo che parla di colori».

Cinzia Pagliara

Un'altra imamgine della Pagliara

Esplicita spudoratamente una passione letteraria, quella per Shakespeare. Come e quando ha cambiato il suo modo di vedere il mondo, come lettrice prima e come scrittrice dopo?
«Shakespeare mi ha posto domande spingendomi, in ogni fase della mia vita, a cercare risposte e nello stesso tempo offrendomi una sua versione e una sua interpretazione, senza mai tirarsi indietro. Per questo è diventato Will/will: è  volontà e forza, è fragilità che non si nasconde perché vuole essere. Come scrittrice mi ha segnato il suo uso poetico della parola e il senso che essa acquista. Ecco, mi ha regalato il senso potente della parola, ed è stato un dono che ha cambiato  il mio approccio con il mondo».

Si sente liberata, o scoperta, dopo aver scritto questo testo?
«Entrambe le cose. Illuminando i miei angoli bui ho aperto le mie finestre interiori, è stato come respirare a pieni polmoni, e non importava più se la “mia stanza” era in disordine: era la mia stanza, non più un camerino nascosto. E ho scoperto che  “posso” volermi bene. Sono stata molto esigente con me stessa,implacabile a volte. Ora ho imparato che le mie fragilità sono… amabili, e non ha senso nasconderle, nascondermi».

Che ruolo deve avere la letteratura?
«La letteratura è impegno. Non mi piace la nuova tendenza che omologa i testi nei vari generi, sembrano tutti uguali: stesso frame work, stessa modalità narrativa, stessa caratterizzazione dei personaggi. I personaggi devono avere una vita loro,unica e distinguibile nel loro modo di parlare, nel tipo di aggettivi usati, nelle pause e nelle frammentazioni attraverso una punteggiatura che può anche essere imperfetta, per seguire il ritmo del “respiro mentre si cammina”. E poi, la letteratura deve avere qualcosa da dire, saper prendere posizione,segnare. La letteratura può fare la differenza nel percorso educativo e di formazione di ogni individuo. E, ovviamente, la letteratura non si produce in serie, né a velocità di fabbrica».  

Cinzia Pagliara

Una delle scorse presentazioni catanesi di "Will Shakespeare, la tua volontà" di Cinzia Pagliara

La sua è un’opera che si presta a una lettura a voce alta, pur rimanendo intimistica. E’ quello il suo compimento teatrale?
«Ogni modalità di lettura ha un suo senso particolare, ad alta voce per condividere o per “ ascoltarsi” o silenziosamente per seguire il proprio ritmo... e poi il palcoscenico, ma quella è un’altra cosa. Mi piacerebbe, però, riviverlo in teatro: ho perfino in mente sia il regista che l’attrice».

Hai mai pensato di portarlo in scena direttamente?
«L’ho parzialmente già fatto, a luglio a Roma per PignetoCittà Aperta, ed è stata una esperienza indimenticabile, mi piace molto il contatto con il pubblico».

A cosa sta lavorando adesso?
«Collaboro ad una rivista (Magazzini Inesistenti) e sto completando, anche se è difficile prevedere quanto tempo ancora impiegherò, un testo a cui tengo molto. C’è ancora letteratura sparsa tra le pagine (sparsa è proprio l’aggettivo giusto e leggendo si capirà perché) e ci saranno colori e profumi e personaggi che si cercano, senza saperlo. Ho in mente anche un testo teatrale, spero di cominciare a lavorarci in estate, quando il tempo è così rallentato che sembra durare di più,fin quasi a sparire». 

Quando saranno e dove le prossime presentazioni?
«Lo presenteremo in provincia di Catania e molto probabilmente a maggio a Salerno».

domtrischitta@libero.it

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