L'intervista

La "gattolica" della narrativa per bambini

La scrittrice siracusana Annamaria Piccione, per tutti coloro che la conoscono la signora dei gatti, ha scelto questo nomignolo perché tanto è l’amore per i felini che tutti e 90 i suoi libri li citano almeno una volta compreso l’ultimo "Un gatto nella valigia"

Per la scrittrice siracusana Annamaria Piccione, ai piccoli lettori, con le giuste parole, bisogna saper parlare di tutto: «Le brutture del mondo non le puoi evitare ma il bambino ha una sua capacità di ragionamento»

La scrittrice Annamaria Piccione

La scrittrice Annamaria Piccione

In molti la chiamano la signora dei gatti. La scrittrice siracusana Annamaria Piccione, in effetti, non esce mai di casa senza qualche indumento o accessorio che non abbia un chiaro riferimento ai felini che tanto ama. E a dire il vero, oltre a quelli che ne parlano in modo manifesto (da Gatti di Sicilia all’ultimo Un gatto nella valigia edito Buk Buk) non c’è neanche uno solo dei suoi 90 libri per bambini e ragazzi che non contenga, almeno una volta, la parola gatto.
Gattolica (come ama definirsi) per una scelta che oggi sa di esigenza, nell’universo dei felini Annamaria Piccione è entrata, sin da piccolissima, grazie proprio (manco a dirlo) a un libro. «Quando lessi la storia di gatto Gaspare, mi innamorai di quel mondo meraviglioso e quasi oscuro, perché anche se i gatti capiscono tutto, non tutti riescono a decifrare loro. Dalla lettura di quel libro, mi resi conto che, qualunque cosa avrei fatto da grande, l’importante per me sarebbe stato comunque avere con me un gatto. Divenne il mio sogno e la mia certezza» racconta la scrittrice che, di fatto, poi di gatti ne ha davvero avuti tanti, sin dai tempi degli studi universitari a Padova (dove si è laureata in Scienze Politiche) e anche quando si è ritrovata, quasi per caso, circa 30 anni fa, a intraprendere il mestiere di scrittrice e a pubblicare, tra gli altri, per Einaudi, Mondadori, Paoline Editoriale Libri.

Un gatto nella valigia

«La scrittura – racconta – nella mia vita c’è sempre stata e per un po’ è stata anche il mio rifugio e la mia casa. Ho cambiato spesso città prima di tornare nella mia Siracusa e nella creatività della parola ho sempre ritrovato il senso di appartenenza».
Perché di fatto, Annamaria Piccione alla scrittura, al racconto, alle storie a lieto fine appartiene sin da bambina, da quando cambiava il finale alle favole che le venivano raccontate e da quando cominciava, già a 4 anni, a creare i suoi primi componimenti. «Credo di appartenere da sempre alla parola e ai libri, più che alla scrittura - confessa -. Non riesco davvero a immaginare di poter vivere senza leggere e non capisco come ci si possa permettere una vita senza letture».
Così, Annamaria Piccione, che è stata anche tra gli ideatori della rassegna noir Giallo Mediterraneo, nonché curatrice della sezione piccoli al festival per ragazzi VolaLibro di Noto, oltre alla sua prolifica attività creativa (riesce a pubblicare anche 6 libri in un anno) ha fatto della promozione del piacere della lettura tra i giovanissimi una sua missione. Ogni anno, incontra migliaia di studenti, anche piccolissimi, nelle scuole di tutta Italia e li conquista con le sue narrazioni che trattano temi sociali importanti.

Nei suoi libri e durante gli incontri, la scrittrice spiega ai bambini la guerra, l’immigrazione, l’accoglienza, la violenza, la mafia, utilizzando gli artifici narrativi più adatti alla loro età e sempre convinta che, con il giusto linguaggio si possa, anzi si debba davvero parlare di tutto.
«Bambine e bambini – sottolinea Piccione – oggi possono, ancora più facilmente che in passato, venire a conoscenza delle brutture del mondo. Per questo è giusto che siano gli adulti a spiegar loro anche tematiche difficili, usando ovviamente le parole giuste. Non è corretto nascondere loro la realtà, così come non si dovrebbero imporre mai regole e divieti dicendo soltanto “è così e basta”. Un bambino è un essere completo, che ha bisogno di accudimento e attenzioni, ma che possiede una sua propria capacità di ragionamento. Purtroppo, spesso, gli adulti impongono le regole partendo da ciò che sembra corretto all’occhio dei grandi e non pensando davvero a ciò che è davvero giusto per il bambino stesso».
«In uno dei miei ultimi libri – conclude - Se dico no è no, edito dalla foggiana Matilda editrice, parlo del valore del consenso e della consapevolezza. Perché non bisogna insegnare ai bambini a fare quello che viene loro richiesto o a rispettare sempre e comunque le regole senza comprenderle. Io sono convinta che non esistano sì convinti se non ci sono no consapevoli».

mariaenzagiannetto@gmail.com

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