L'intervista

Sal Costa: «Il mio romanzo sugli anni della formazione di Cristo»

Lo scrittore catanese nel suo ultimo romanzo "Il Mercante di Dio" edito da Bonfirraro ha costruito una storia plausibile, tra le tante possibili, per colmare il vuoto di informazioni sulla vita del Nazareno: 17 anni avvolti nel mistero e di cui non esistono testimonianze

Tenendo conto di tante opere illustri (da Saramago a Pasolini, da Kazantzakis a Tacito) Costa immagina che Gesù abbia viaggiato lungo le antiche rotte commerciali al seguito del mercante Salamon, vero protagonista e voce narrante del romanzo

Sal Costa

Sal Costa durante lo spettacolo teatral musicale “Nine Steps” (foto di Enrico Guarrera) che lo vede in scena con Rosalba Bentivoglio e Antonio Petralia, e che a fine luglio sarà replicato a KauKana

Diciassette anni avvolti nel mistero, seppelliti da un silenzio totale. Sono gli anni nella vita di Gesù, dai tredici ai trenta, su cui non esistono testimonianze e di cui non parlano i Vangeli, né i canonici né i cosiddetti apocrifi. Dopo la nascita nella grotta di Betlemme fino all’adolescenza, con l’episodio dei dottori al Tempio di Gerusalemme, il racconto degli evangelisti si interrompe per poi riprendere solo quando il Nazareno, ormai trentenne, giunge in Galilea per farsi battezzare da Giovanni il Battista e si avvia alla predicazione fino al compimento del disegno divino, che si sarebbe tragicamente manifestato di lì a poco.
Cosa può aver fatto Gesù nei lunghi diciassette anni, cruciali per la formazione di un uomo, prima di riapparire pronto al sacrificio? Sollecitato da una inquietudine spirituale incisa nella sua vita, prima ancora che nella produzione artistica, lo scrittore catanese Sal Costa cerca di rispondere a questa domanda, raccontando una storia, in linea con la plausibilità letteraria dei Vangeli, nel romanzo Il mercante di Dio pubblicato da Bonfirraro Editore.

Il mercante di Dio di Sal Costa

Partendo dalla consapevolezza che la ricostruzione della figura storica di Gesù è praticamente impossibile - perché per la storiografia intesa come scienza, Gesù non è mai esistito -, lo scrittore ha riempito quel vuoto narrativo, inventando una vicenda di grande fascino, molto ben documentata e dal valore fortemente simbolico, veicolata da una scrittura cristallina dal morbido andamento musicale.
Nel romanzo si racconta che l’adolescente Gesù, rimasto orfano del padre barbaramente ucciso dai romani, viene messo al seguito di una carovana di mercanti, sotto la protezione di un uomo saggio di nome Salomon il Fiero, e lungo le vie dei commerci nel Medio Oriente fa esperienza della vita, consapevole di essere protagonista di un disegno profetico.

«L’idea di questo romanzo è venuta da una osservazione - racconta Costa -. Leggendo i Vangeli, mi ero accorto che tra gli apostoli e Gesù, persone originarie degli stessi luoghi, mancava quella intimità, quell’amore amicale che sarebbe dovuto venire da una frequentazione assidua. C’è grande rispetto, sottomissione e venerazione, ma non confidenza. È assurdo tra persone che in teoria potevano essere cresciute insieme. Inoltre, mi sono chiesto, se i Vangeli sono opere di testimonianza, perché si sarebbero limitati a raccontare il primo periodo e l’ultimo della vita di Gesù, tacendo degli anni della formazione, importanti per la conquista della maturità e della consapevolezza spirituale? Verosimilmente, perché Gesù in quel periodo era altrove. Io mi sono inventato quell’altrove, ho ricostruito una storia plausibile tra le tante possibili».

Ci sono precedenti nella letteratura che fanno luce sull’arco di tempo rimasto oscuro nella vita di Gesù?
«Credo che il mio romanzo rappresenti, in tal senso, un caso originale. Ho tenuto conto di molte opere illustri: José Saramago de Il Vangelo secondo Gesù Cristo, che offre una visione politica degli eventi, o la ricostruzione cinematografica fatta da Martin Scorsese con L’ultima tentazione di Cristo dal romanzo del greco Nikos Kazantzakis, o ancora Il Vangelo Secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. Sono tutte opere che in ogni caso riguardano sempre gli ultimi tre anni di Cristo, quelli della predicazione e della crocifissione. A me è piaciuto immaginare gli anni della formazione e, in tal senso, mi sono messo nella prospettiva del testimone che osserva e racconta».

Quali sono state le sue fonti, considerato che il romanzo ha solidi riferimenti geografici e storici?
«Tra le fonti storiche e letterarie spicca il Kebra Negast, il libro sacro dei cristiani copti etiopici, successivamente adottato dai rastafariani per la loro fede (movimento a cui l’autore si accosta negli anni Ottanta, ndr). Gli etiopici erano ebrei e furono il primo popolo a convertirsi al cristianesimo nel V secolo dopo Cristo. Un’altra fonte è il Quinto libro delle Historiae di Tacito, un accurato reportage sulla Palestina, con riferimenti molto dettagliati agli usi, ai costumi, alla religione. Un’opera fantastica anche se velata da un certo antisemitismo tipico dei romani».

Quale Gesù viene fuori dal romanzo e quali sono i temi principali della narrazione?
«Un Gesù assolutamente in linea con il racconto dei Vangeli, al punto da anticipare nella pratica della vita le parabole che saranno al centro del suo futuro insegnamento. Ma il vero protagonista è il mercante Salomon, voce narrante, spettatore predestinato e testimone di quella vita eccezionale che cresce sotto il suo sguardo paterno. Il tema principale del romanzo è la paternità, accanto al desiderio di far emergere i numerosi punti di incontro tra la cultura ebraica e quella cristiano cattolica. Gesù è un ebreo, anche molto severo e intransigente, legato alla Torah e molto critico nei confronti del talmudismo, che invece attiene alla pratica del potere religioso».

Gesù adolescente

Gesù adolescente in una ricostruzione della Polizia scientifica di Roma

Perché scegliere un mercante e una storia di viaggi lungo antiche rotte commerciali?
«Ho sempre detestato Nietzsche per il suo antisemitismo espresso nella feroce contrapposizione tra “il superuomo” e “l’odiato mercante”, da lui considerato il gradino più basso dell’umanità e dietro cui si celava “l’ebreo”. Eppure, fino all’avvento della stampa, erano proprio i mercanti a far circolare le idee. Nel romanzo c’è un mondo antico, che è sempre attuale, nel quale la cultura, le religioni, la filosofia, le lingue e le scienze si muovono insieme con le merci. La mia è perciò un’apologia del mercante e dello spirito ebraico. Gesù è un viaggiatore, un predicatore itinerante, un rivoluzionario che non mette radici e non ha appartenenze. Il viaggio è un’altra grande metafora, sempre presente nelle mie opere».

In un tempo secolarizzato come il nostro, che attrattiva può avere un libro su Gesù?
«Spero che incuriosisca e induca a leggere i testi sacri, la Bibbia con il Nuovo Testamento e con i Vangeli che, oltre a rappresentare una straordinaria fonte di conoscenza, sono di una bellezza formale incomparabile».

Una nuova presentazione del volume si terrà domenica 10 giugno, alle 19, al Zona3 in via Etnea 328 a Mascalucia.

giovannacaggegi@yahoo.it

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