Passione noir

Cristina Cassar Scalia: «Il giallo contemporaneo è figlio di Camilleri»

Parte da un cold case di mezzo secolo prima "Sabbia nera", edito da Einaudi, il primo romanzo giallo dalle atmosfere noir (già alla quarta ristampa) della scrittrice netina, ormai catanese d'adozione, di cui è protagonista il vicequestore Giovanna (detta Vanina) Guarrasi

La scrittice netina secondo ospite della rassegna "La Ginestra  sul cortile" nel giardino botanico Radicepura di Giarre, la rassegna organizzata dalla Fondazione Radicepura e da Leggo Presente Indicativo con la direzione di Giuseppe Lorenti

Cristina Cassar Scalia

Cristina Cassar Scalia

La sua è una scrittura diretta, talvolta incline al lirismo, compiaciuta nella ricerca del termine. La scrittice netina Cristina Cassar Scalia con il suo ultimo Sabbia nera, sarà la seconda ospite domenica 23 settembre al Radicepura di Giarre di La ginestra sul cortile, la rassegna organizzata dalla Fondazione Radicepura e da Leggo Presente Indicativo con la direzione di Giuseppe Lorenti, che si concluderà il 30 settembre con Massimo Carlotto.

Sabbia nera racconta un delitto commesso cinquant’anni prima della sua casuale scoperta. Protagonista è il vicequestore Giovanna (detta Vanina) Guarrasi, dal passato doloroso e ingombrante, che si getta a capofitto nell’indagine, mossa da un insaziato senso di giustizia. Intorno a lei, una folla di personaggi che Cassar Scalia mostra di saper tratteggiare con sapienza di ritrattista. Della Sicilia letteraria l’autrice, recentemente approdata a Einaudi e a un nuovo genere, ha il tratto passionale e la malinconia, come ha già dimostrato nei suoi La seconda estate e Le stanze dello scirocco.

Sabbia nera più che un titolo è un’immagine. Cos’è la sabbia nera nel romanzo?
«Il romanzo si apre con l’eruzione dell’Etna e la sabbia nera è una pioggia anomala di cenere che ricopre Catania: l’elemento sabbia nera è perciò caratterizzante. La sabbia nera interviene quando le cose si complicano. Compare e nasconde i fatti, li rende difficili da comprendere. Ci sono cinquant’anni di sabbia nera sopra il delitto che racconto nel mio libro. Inoltre la fuliggine offusca i pensieri della protagonista e li dirada al termine dell’inchiesta».

Sabbia Nera Cristina Cassar Scalia


In questo libro si avverte forte empatia tra l’autore e la protagonista.
«Essere innamorati dei propri personaggi è condizione irrinunciabile per uno scrittore. E’ necessario entrare dentro i personaggi a dispetto, anche, della distanza con lo scrittore. Io amo Vanina moltissimo e mi sono infilata nella sua vita perché l’ho messa nel mio cuore».

Vanina fa riferimento al personaggio dell’omonimo racconto di Stendhal?
«Certo, ma vi è anche un riferimento cinematografico a L’ultima notte di quiete di Valerio Zurlini. Ho trasmesso a Vanina la passione per il cinema italiano d’epoca».

A proposito di cinema, c’è ironia nell’accostare i personaggi ad attori?
«E’ un mio gioco. Immagino il volto del personaggio paragonandolo a quello di un attore, anche poco conosciuto come Simon Baker o del passato come Tina Pica e Lando Buzzanca».

Sabbia nera è stato considerato un giallo, un poliziesco, un noir, persino un romanzo gotico...
«Di certo il mio libro non è un romanzo gotico. Io credo sia un giallo con i canoni del giallo classico e atmosfere noir».

Quali giallisti hanno ispirato Sabbia nera?
«Il mio primo giallo è stato La donna della domenica di Fruttero e Lucentini. Dopo è arrivato Simenon. Di lui ho letto tutto: i suoi libri me li trovavo per casa perché mia madre ne era appassionata. Col tempo sono arrivati i gialli di Sciascia, l’autore che più di tutti ha influito sulla mia cultura letteraria e sulla mia scrittura, anche prima di Sabbia nera. Nel tempo si sono aggiunti Alicia Giménez Bartlett, De Giovanni, Manzini, Lucarelli, De Cataldo, Robecchi e su tutti, il maestro dei maestri, Andrea Camilleri. Per la mia generazione di scrittori non si può prescindere da Camilleri. Il genere giallo contemporaneo è un po’ figlio del Commissario Montalbano».

Infatti in Sabbia nera ci sono le atmosfere del Cane di terracotta di Camilleri.
«Di quel romanzo di Camilleri c’è il doppio piano temporale. I miei libri precedenti erano tutti ambientati nel passato. Questo no, ma mi permette di tornare indietro nel tempo, alla Catania degli Anni 50».

C’è nel libro una geografia affettiva, fatta anche di pietanze che suggeriscono un’osservazione sull’insistenza culinaria di molte scrittrici siciliane.
«Il rapporto di Vanina col cibo è più simile a quello di Montalbano o di altri commissari di carta scritti da uomini. Vanina non cucina, ma mangia: ha un approccio maschile col cibo».

Quindi è d’accordo sul fatto che non esiste una scrittura al femminile?
«Esiste la volontà di voler catalogare, che non corrisponde alla realtà. La letteratura non ha genere».

Il romanzo è alla quarta ristampa. Si aspettava tanto successo?
«Lo speravo. Averlo ottenuto mi gratifica e mi dà la carica per continuare. Dipende solo ed esclusivamente dai lettori il successo di un libro. E’ molto bello quando un lettore ti confessa di non riuscire a smettere di leggerlo».

sessadany@virgilio.it

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