L'intervista

Sergio Mangiameli: «Ho scritto una storia di scelte e limiti»

Lo scrittore catanese è tornato in libreria con "Quasi inverno" (edito da A&B) un romanzo intimo e doloroso che trova la sua forza nel tormento di Quinto Di Miele, l'anziano protagonista. Sabato 2 febbraio alle ore 18.30 la presentazione al Mondadori Bookstore di Acireale

Protagonista della storia, il manoscritto di un vecchio niente affatto simpatico «che è chiunque abbia qualcosa di irrisolto» dice l’autore

Sergio Mangiameli

Lo scrittore catanse Sergio Mangiameli

Prima che un incontro con lo scrittore, quello con Sergio Mangiameli, autore di Quasi inverno, edito da A&B, è un incontro di anime. Un libro fluido che si fa leggere, e le cui parole, mai lasciate al caso, ma anzi dense di significato, riescono a penetrare dolorosamente nella pelle di chi conosce certo tipo di sofferenza. Quasi inverno – che sabato 2 febbraio alle ore 18.30 Mangiameli presenterà al Mondadori Bookstore di Acireale - è un romanzo che accende molteplici interrogativi nel lettore: sul coraggio, di vivere anzitutto, sul concetto di amore, sulle scelte, sulla solitudine quale conseguenza di una vita vissuta all'insegna dell'immobilità, dell'ignavia.
Con il suo decimo libro Sergio Mangiameli consegna al lettore una storia intima, dolorosa, introspettiva a tal punto da far sospettare che non sia proprio tutto frutto di fantasia.
«E' un libro che può esser vero - dice Mangiameli -, perché ha una dimensione di verità. Il primo input mi è arrivato da un libriccino di Erri De Luca introvabile, Tu non c'eri. Scrittura per scene, edito dalla storica Dante & Descartes di Napoli, in cui l'autore napoletano, in uno dei suoi dialoghi, fotografa una scena che mi ha ispirato. Io scrivo per immagini, come se vedessi un film: sono immagini che sento di dover narrare, ed è un esercizio che trovo molto sfiancante. Come diceva Mark Twain, lo scrittore deve fare in modo che la sua storia, per quanto di fantasia, risulti credibile».
Da quel fotogramma Sergio Mangiameli ha sviluppato una storia autonoma ed originale, ambientata in quella che potrebbe essere identificata come l’Etna (nonostante i luoghi abbiano nomi di fantasia), e che trova la sua forza nel tormentato dialogo interiore che il protagonista della storia, Quinto Di Miele, un vecchio affatto simpatico, ci offre il giorno prima che arrivi l'inverno. Un giorno sospeso, già freddo, che anticipa quell’inverno che è anche stagione dell'anima. Gelido per definizione, comunque lo si voglia leggere.
«Quella che descrivo non è l'Etna, o forse si - gioca Mangiameli - . In alcuni scorci, però, potrebbe anche starci: l’Eremo di Sant’Emilia esiste davvero. L'ambientazione non è casuale, come anche i suoi personaggi. Il taglialegna sordo, ad esempio, anche se può sembrare una figura ai margini della storia, in realtà segna la sua direzione, perché riesce a sentire quello che le orecchie non riescono a percepire, anche quando tutto sembra compiuto. Una sensibilità, la sua, che non può essere quella di una persona qualsiasi... ».

Quasi inverno

La copertina di "Quasi inverno" disegnata da Riccardo La Spina


Chi è Quinto Di Miele?
«In lui c'è qualcosa di ognuno di noi, Quinto è chiunque abbia qualcosa di irrisolto: per paura, per pigrizia, perché non lo ha pianificato. Ogni uomo è fatto di pensiero, azione e sentimento... e l'azione è importante, se non fondamentale. Non si vive di soli sentimenti, perché non basta dire “ti voglio bene”, bisogna anche dimostrarlo, nel modo che ti è più congeniale. Considerato che il protagonista “scrive”, questo libro è anche una metafora sull'uso delle parole, un pugnale puntato contro l’autore, contro me stesso: quanto contano le parole davanti ai fatti? Perché si scrive?».

E tu, tu perché scrivi?
«Credo che si scriva anzitutto per se stessi, per sanare un buco di dolore... Io scrivo da sempre, da quando ero ragazzo. Ogni sera, prima di andare a dormire, lasciavo sul tavolo dei pensieri che mia madre ritrovava puntualmente l'indomani mattina, ed ha conservato per anni. Sono ancora conservati da qualche parte, in una scatola di scarpe... Poi col tempo ho elaborato, e nel 1996 ho pubblicato il mio primo libro con Mario Grasso di Prova d'autore. Scrivere per me è un’urgenza, nella scrittura mi rassereno, ma per farlo devo sentirne la necessità».
Nel limite di un rapporto d’amore sbilanciato, in questo libro c'è anche l'esaltazione della donna che, a guardarla bene, non è neanche la migliore delle figure femminili possibili...
«Sono attratto dai limiti, tutti i limiti: quelli naturali, i limiti dell'uomo, quelli comportamentali. I limiti dell'uomo coincidono con i limiti della natura, e qui siamo difronte a un limite, quello del tempo che ci viene concesso, il limite della vita. Quinto Di Miele, arrivato al limite dei suoi giorni, si manifesta come ha sempre fatto, ma con un'unica variante: per la prima volta sente la necessità di guardarsi allo specchio, di fare i conti con se stesso.... In qualche modo questo è anche un libro che parla di scelte».
Stai già lavorando ad altro?
«Per motivi personali sono stato recentemente a Napoli, città che non credevo di voler visitare, e devo ammettere che mi ha sorpreso commuovendomi. Non tanto la città in sè, quanto i napoletani. In un contesto sociale in cui ci sono ancora 47 persone abbandonate in mare, vedere da vicino questo senso di accoglienza, di grande profondità umana, che si scorge nei vicoli storici, antichi, sporchi di Napoli, ha suscitato in me delle emozioni che giorno dopo giorno stanno sedimentando, e che presto, sento prenderanno forma. Non sarà un romanzo, per quello ci vuole tempo, ma so che verrà fuori qualcosa. Qualcosa che metterà insieme le mie vicende personali, le note vicende sociali di questi giorni, e quello che ho vissuto nelle mie 72 ore trascorse a Napoli».

laviniapress@gmail.com

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