Il disco

Ornella Cerniglia, il fascino della classica che flirta con l’'avant rock

Prologo di un album completo che uscirà nel 2018, è uscito per Almendra Music l’ep "L’attesa" esordio su disco della pianista palermitana che è anche in organico del Self-Standing Ovation Boskàuz Ensemble dello sperimentatore Mezz Gacano: «Un musicista deve entrare in profondità in ogni linguaggio musicale per crearne uno proprio, sia che suoni Mozart o i Blonde Redhead»

“L'attesa” è finita. E' uscito per Almendra Music l'ep che segna il debutto dell'artista palermitana, compositrice e raffinata pianista di estrazione classica ma dall'intuibile passione per i suoni “avant-rock”: «L’attesa è la mia proposta di uno spazio di tempo bianco in cui fermarsi, in cui ascoltare e riascoltare, ascoltarsi e riascoltarsi»

Ornella Cerniglia

La pianista palermitana Ornella Cerniglia

“L'attesa” è finita. Habemus cd! Un cd che segna il debutto dell'artista siciliana Ornella Cerniglia, compositrice e raffinata pianista di estrazione classica ma dall'intuibile passione per i suoni “avant-rock”.

Partendo dalla tua preparazione, come si coniugano gli studi classici con la ricerca stilistica che ti ha portato fino a “L’attesa”?
«“L'attesa” è il naturale risultato del mio percorso, di cui gli studi classici sono un tratto fondamentale. Credo che per un musicista il cardine di tutto sia entrare in profondità in ogni linguaggio musicale, per sviscerarne i suoni che lo riguardino e con questi creare un linguaggio proprio, consapevole delle tradizioni di origine e perciò originale, sia che suoni Mozart, Feldman, musica propria o un brano dei Blonde Redhead. Da principio non è stato facile, provenendo da studi accademici, arrivare alla decisione di incidere nello stesso lavoro discografico brani di repertorio e brani miei, perché ci sono ancora sacche reazionarie, residuali ma tenaci, in cui le musiche del passato sono idealizzate e cristallizzate fuori dal tempo, considerate come sacri cimeli da museo e non come musica viva. Invece i musicisti del passato non avevano questi strani complessi di inferiorità, proprio perché guardavano alle proprie tradizioni col rispetto che deriva dalla conoscenza ma senza timori reverenziali, e questo atteggiamento ha generato musiche in grado di parlare a tutti anche a distanza di secoli. Quindi una rinnovata libertà, informata ma senza inibizioni, è in realtà profondamente rispettosa della cosiddetta “musica classica” perché ne rivitalizza la prassi che l'ha generata, la rende di nuovo quello che è in profondità, cioè musica viva, nel passato come nel presente».

Ornella Cerniglia

Ornella Cerniglia

Per restare in tema: Syd Barrett, la canzone popolare, l’avant-rock. Una commistione che “afferma” decisamente e una volta per tutte, se mai ce ne fosse bisogno, che la musica, prima dell’uomo, ha capito che non esistono steccati di stile, di classe, di categoria. In che modo ritieni che la musica possa trasmettere un messaggio positivo, di “multiculturalità”, ad un mondo sempre più globale e, allo stesso tempo, sempre più diviso?
«Non ritengo che la musica, in generale, debba esprimere un messaggio morale, positivo o negativo, non è il suo compito. Ma è vero che la musica è una forma di pensiero e di emozioni, e per questo è stata sempre anche il frutto della società che l'ha generata, ne ha espresso sempre le contraddizioni, le speranze, le intuizioni, e anche le brutture. La musica ha già un intrinseco connotato antropologico e sociale, perfino politico nel senso più antico e nobile, a prescindere da quanto noi gliene diamo. Proprio per questo è davvero importante non permettere che la globalizzazione del mercato e della finanza ci porti ad un appiattimento. Purtroppo accade anche questo, pure con la complicità di alcuni artisti, quasi un ammutinamento! È invece assolutamente necessario salvaguardare le diversità degli sguardi. Ne abbiamo bisogno noi e ne ha bisogno la musica. Non c'è vita senza varietà, senza relazioni tra cose diverse e molteplici».

Cos’è e cosa rappresenta “L’attesa”?
«Oggi viviamo il nostro quotidiano sopraffatti dal tutto-e-subito, in uno stato di ansia e di controllo permanente, che riduce le nostre capacità di ascoltare, di accogliere il nuovo o perfino di ricordare ed elaborare il nostro stesso passato. “L'attesa” è invece la mia proposta di uno spazio di tempo bianco in cui fermarsi, la creazione di un luogo sospeso fuori dal rumore di fondo delle informazioni che ci bombardano. In questo luogo, appunto, “si può attendere” che accada qualcosa, qualcosa di nuovo che ci sorprenda, qualcosa che proviene dalla nostra memoria, qualcosa che conoscevamo o non conoscevamo affatto. Uno spazio da dedicare a se stessi, in cui ascoltare e riascoltare, ascoltarsi e riascoltarsi».

Ornella Cerniglia L'attesa

Questo Ep è il “prologo” ad un album “full lenght” in via di realizzazione. Il tutto per Almendra Music che, più che un’etichetta, rappresenta una vera e propria “factory”. Com’è nata questa collaborazione?
«Almendra Music è molto più che un'etichetta, è un “luogo” prezioso in cui molte energie si incontrano. Naturalmente conoscevo già Almendra, essendo una realtà importante per la Sicilia e non solo. Quest'anno avevo già inciso negli studi di Almendra le musiche di “Kinderheim”, il nuovo album di Mezz Gacano, con il Self-Standing Ovation Boskàuz Ensemble, la “piccola orchestra avant-rock” di cui sono pianista residente. Quando, pochi mesi fa, mi decisi per la prima volta a suonare in pubblico anche alcuni miei brani, erano presenti al concerto i produttori di Almendra e mi fu subito proposto di collaborare, e tutto il resto è stato un processo assolutamente spontaneo e naturale».

Tu sei originaria di Palermo. Quanto di siciliano, di mediterraneo, c’è nella tua musica?
«In “L'attesa” ci sono due brani esplicitamente legati alla Sicilia. Uno da me composto, “Cu' va e cu' veni”, è ispirato da un antico canto popolare raccolto agli inizi del '900 da Alberto Favara. L'altro è “Una pastorale etnea”, un inedito del compositore catanese Francesco Pennisi, grande e originale figura delle avanguardie del secolo scorso. In generale nella mia musica non c'è però una volontà razionale di “essere siciliana”, perché ogni identità che si riduce alla sola appartenenza è sempre un problema, per sé e per gli altri. D'altro canto non si può e non si deve prescindere dal luogo in cui sei nata e cresciuta, te lo porti sempre dentro, è parte della tua identità umana quindi anche artistica. In qualche modo quindi l'isola e il Mediterraneo finiscono per essere sempre presenti, proprio perché parte della mia identità come donna e musicista, e a volte quindi capita pure che affiorino in modo più esplicito, o evocati come in un'apparizione o un ricordo».

Quella de “L’attesa” è una musica “liquida”, “rotonda”. A nostro avviso, una sorta di “invito al viaggio”. Dove porta il viaggio musicale di Ornella Cerniglia, quali gli obiettivi?
«“L'attesa” è per me un punto di arrivo e allo stesso tempo un punto di partenza, quasi a conferma del fatto che a volte l'attesa di un viaggio è essa stessa il viaggio. Da un lato è un lavoro compiuto, con una sua natura ben definita, che ha sorpreso me per prima perché non è stata frutto di un calcolo discografico. Ho voluto accentuare questa natura inserendo nell'Ep una traccia con speciali raccordi tra i brani e un diverso missaggio, così l'ascoltatore ha la possibilità di sentire l'intero lavoro senza soluzione di continuità tra i pezzi, come se leggesse un racconto, guardasse un film o fosse immerso dentro una installazione d'arte. Tuttavia “L'attesa” è anche una sorta di preludio di quello che sarà l'album di lunga durata, in preparazione per il 2018 con Almendra. Un album che verrà fuori proprio da questa “attesa”, da questa rinnovata possibilità e capacità di ascolto».

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