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L'Elfo, target 1 milione per il "Sangue catanese" del rap

Sono ormai prossime ai sei zeri le visualizzazioni su YouTube del singolo del rapper catanese. Sold out quasi tutte le date in Sicilia. Il 3 gennaio live a Catania. Salta, però, l'evento di Palermo del 27 gennaio: alcune minacce di ultras rosanero convincono l'organizzazione ad annullare il concerto

Un momento d’oro per l’artista catanese Luca Trischitta in arte L’Elfo che grazie ai suoi singoli cliccatissimi su YouTube (quasi 1 milione per "Sangue catanese" e quasi mezzo milione per "Tutti i carusi") vanta un tour siciliano di date quasi sempre sold out  (mercoledì 3 gennaio allo Stone Club della sua città): «In questo momento sono un rapper che rappresenta la Sicilia, non solo Catania». Solo a Palermo sono nati problemi a causa di alcune minacce web di ultras che non hanno gradito l'esaltazione della catanesità da parte del rapper che ci tiene a dire: «La Sicilia è una sola, la musica dovrebbe abbattere qualunque barriera, specialmente quelle create dalle rivalità calcistiche»

L'Elfo in "Sangue catanese"

Luca Trischitta in arte L'Elfo nel video di "Sangue catanese"

Un brano da (quasi) un milione di views (ad oggi più di 970 mila per l’esattezza) e richieste di concerti che fioccano da ogni parte dell’Isola. Luca Rosario Trischitta, in arte l’Elfo, è sicuramente uno dei personaggi siciliani del 2017. Un anno indimenticabile per il quasi 28enne rapper catanese, attivo sulla scena da ormai un decennio. Il doppio titolo di campione regionale del Tecniche perfette (nel 2009 e nel 2013), tre album e un ep pubblicati a firma Double Damage insieme all’amico beatmaker Tano Punch, un disco solista, L’ignorapper, uscito nel 2014.
Ma è con Sangue catanese, primo singolo del 2017 giunto alla soglia del milione di visualizzazioni su YouTube, che il fenomeno Elfo è esploso, restituendo a Luca una popolarità che va ben oltre i confini dell’hip hop etneo. In un anno sono arrivate 30 nuove tracce, 11 di queste singoli ufficiali con video, tutte prodotte dalla Shut up music, l’etichetta indipendente fondata dagli stessi Double Damage, da Gianluca Sacco e Manuel Vullo. «All’inizio dell’anno ero arrivato ad un punto - racconta Luca - in cui non vedevo un futuro davanti a me. Nell’underground catanese sono sempre stato conosciuto ma questo non poteva bastare. Non so come sia successo, ma dall’uscita di Sangue catanese tutto è cambiato. L’unica cosa che ho fatto è stata rappare nel mio dialetto e raccontare quello che vivo».

Che effetto ti fa questo riscontro?
«Guardo la cosa da due prospettive diverse che camminano in maniera parallela. Da un lato, il rap l’ho sempre fatto ed è un mio bisogno personale, uno sfogo. Prendere una base e aggredirla mettendoci sopra pensieri e rime. Dall’altro, ho capito che il rap può darmi un futuro. Rimango sempre con i piedi per terra, anche quest’anno non mi ha cambiato di una virgola e non è la solita frase di circostanza. Io sono così. So che tutto può finire da un momento all’altro così come è iniziato. E non parlo solo del successo, ma della vita in genere. Io vivo così. Fast life, affrontare le cose senza aspettarti nulla».

Sangue catanese è arrivato al momento giusto…
«La cosa assurda è che ho fatto uscire il brano il 26 gennaio, il giorno del mio compleanno. Mi sono voluto fare un regalo in un momento della mia vita in cui pur facendo il rap da tanti anni, in maniera professionale, non vedevo i risultati. Sono cresciuto in una famiglia normale che non mi ha mai fatto mancare niente e la amo tantissimo, ma non sono figlio di gente ricca e ho avuto sempre la preoccupazione di costruirmi un futuro. Mi sono sempre arrangiato. Con quel poco che ho studiato non potevo ambire a grandi lavori: ho fatto volantinaggio, il cameriere, l’aiuto elettricista… Tutta quella roba che un ragazzo senza studi può fare».

L’uso dei dialetto potrebbe essere stata la chiave di volta?
«Credo di sì. Ed è assurdo perché in tutti questi anni le persone a me vicine mi dicevano: “Luca, tu parli sempre degli stessi temi, di strada, di esperienze crude, forse dovresti essere più globale, senza fare sempre riferimenti alla tua terra”. Ma io, siccome sono testa dura, ho fatto l’opposto. Mi sono chiuso nella mia sfera e ho detto: “Sai che faccio? Adesso scrivo in catanese e vediamo cosa ne dice la gente”. Quello che è successo è incredibile perché tra poco questa canzone fa un milione di visualizzazioni, in neanche un anno…».

L'Elfo

L'Elfo dal vivo

Nella tua produzione più recente c’è un brano, Pi tutti i carusi (476 mila visualizzazioni su YouTube), che mi sembra “figlio”, anche nei temi, di Sangue catanese. Sei diventato una sorta di portavoce dei ragazzi che vivono nei quartieri più popolari. Senti questa responsabilità?
«Sì, ti dico la verità: un po’ di peso me lo sento. Perché in questo momento sono un rapper che rappresenta la Sicilia, non solo Catania. Di questo sono onorato e mi riempie il cuore di gioia ma anche di paura. Io non voglio essere un esempio. Sono sempre me stesso, se devo dire brutte parole le dico, non ho mai pensato di scrivere canzoni per educare i ragazzini, non faccio questo. Sono una persona che racconta le proprie emozioni vissute in strada. Io voglio solo essere sincero».

Stai raccontando una faccia di Catania. Che città è?
«Una città maledetta. Sono fiero di essere cresciuto qui ma allo stesso tempo questa cosa mi ha logorato il cervello per anni. Catania è una città molto forte, come tutto il Sud. Io non dico che certe situazioni ci siano solamente al Sud ma qui se sei un ragazzo di strada ti capiterà per forza di fare a botte. L’ho vissuto sulla mia pelle. A undici/dodici anni se uscivi e beccavi il gruppo sbagliato capitava che volevano rubarti il telefonino, l’amico chiamava l’amico e finiva a botte. Da un certo punto di vista, mi è servito per crescere, mi ha aperto gli occhi sulla vita, su certi punti focali. Ma sono situazioni che possono formare un ragazzo come creargli dei danni psicologici».

Mercoledì prossimo, 3 gennaio, sarai nella tua Catania, allo Stone Club, ma stai girando tutta l’Isola con i tuoi concerti.
«Sto suonando con la frequenza dei cantanti affermati a livello nazionale però soltanto nella mia regione. Una figata, riempiamo quasi tutti i locali. Dico quasi tutti, perché non sono presuntuoso, ma è vero che l’80% delle date di quest’anno sono andate sold out. C’erano ragazzi che non vedevano l’ora di cantare con me le canzoni. Sono commosso e felice per quello che sta succedendo. Io sono catanese ma mi sento soprattutto siciliano. Tutto questo è fantastico».

Un solo problema è nato con alcuni ultras del Palermo che non hanno "gradito" questa esaltazione della catanesità soprattutto in "Sangue catanese" e "Pi tutti i carusi" e dopo alcune minacce via social hanno convinto l'organizzazione a cancellare un prossimo evento. L'Elfo, infatti, attraverso i suoi canali social aveva annunciato una data al C.S. Autonomia di Palermo, prevista per il prossimo 27 gennaio. Immediatamente, sono seguiti decine di commenti da parte dei followers del giovane artista, tra i quali figurano anche degli interventi indignati di alcuni utenti palermitani. Alle invettive pubbliche sono seguite anche quelle in posta privata, dove alcuni esponenti di un gruppo Ultras hanno scritto testualmente “A Palermo non ti vogliamo, suonatela e cantatela nella tua Catania”. Poche ore più tardi è arrivata la notizia, da parte dei gestori del C.S. Autonomia di Palermo, di voler annullare la data, a causa di minacce ricevute da parte dei medesimi Ultras.

«Dopo aver ricevuto alcune minacce, le stesse sono arrivate in maniera ancora più decisa agli organizzatori - ha scritto poco più tardi Luca l’Elfo dalla sua pagina Facebook ufficiale -, che sono stati costretti ad annullare la data, motivo per cui non potrò suonare a Palermo. Mi dispiace per i fan e per gli amici palermitani, che chiaramente sono sempre i benvenuti nella mia città». L'Elfo ha poi proseguito le sue dichiarazioni in merito aggiungendo che, nel suo pensiero «La Sicilia è una sola, la musica dovrebbe rappresentare lo strumento più potente per riunire tutti gli abitanti della stessa terra, abbattendo qualunque tipo di barriera, specialmente quelle create sulla base di una semplice rivalità calcistica».

gianlucasantisi@gmail.com

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