Il disco

Francesco Cafiso, chi fa da sé fa per... 9

Il sassofonista è tornato nella sua Vittoria dopo tre mesi intensi trascorsi negli Stati Uniti per lanciare il 19 gennaio il nuovo disco del nonetto "We play for tips" registrato live lo scorso anno al Vittoria Jazz Festival e che segna il debutto della etichetta personale EFlat: «Mi piace controllare ogni passaggio della produzione di un mio lavoro. E voglio produrre i dischi dei miei amici musicisti (Schiavone sarà il primo) e di giovani talenti»

Ha un suono corale "We play for tips", nuovo disco del sassofonista vittoriese, realizzato con la formazione a nove con cui ha suonato la scorsa estate al Vittoria Jazz Festival: «Ho voluto dare spazio ai musicisti del gruppo facendo risaltare elementi come il suono di New Orleans, il blues, le radici del jazz, l’improvvisazione collettiva». L'album segna il debutto della sua etichetta EFlat, un modo per rimarcare ancora di più l’esigenza di indipendenza a tutti i livelli dell’artista ibleo

Francesco Cafiso Nonet

Francesco Cafiso, col sax, al centro del nonetto che ha regsitrato l'album "We play for tips"

Dopo 3 mesi di piacevolissima permanenza, il viaggio di ritorno da New York una diecina di giorni fa è stato un mezzo incubo per Francesco Cafiso: il grande freddo polare che ha colpito l’America ha segnato anche il volo che dall’aereoporto JFK riportava in Italia il sassofonista vittoriese. «Non lo auguro a nessuno – racconta il 28enne musicista ibleo -. E non tanto per il volo che nella fase calda della tempesta è saltato ma per il fatto che la compagnia non ci ha avvertito del volo cancellato abbandonando me e mia moglie Alessandra in aereoporto. Siamo partiti l’indomani a Roma, poi ci hanno portato a Monaco, poi finalmente in Sicilia. E ci hanno perso pure le valigie».

Francesco Cafiso We Play for Tips

Fortunatamente i 90 giorni precedenti erano stati tutt’altra cosa. «E’ stata una bellissima permanenza, ho suonato tanto in giro, tra New York e Philadelphia. Ho suonato ancora con Wynton (Marsalis, mentore americano di Cafiso sin dalla prima ora nda), al Jazz at The Lincoln Center da lui diretto. Dagli States ho fatto pure una puntata in Giappone, per suonare ad Osaka. Io e Alessandra abbiamo vissuto New York anche di notte andando in giro per locali, per ascoltare ottime jam o vedere altri spettacoli, come una bellissima messinscena de Lo schiaccianoci con la Filarmonica di New York. New York è una città che non solo offre tantissimo ma ti assorbe in maniera totale, richiede molta energia».

Il ritorno a casa di Cafiso è stato dettato da un doppio appuntamento che segna un’importante novità per il sassofonista. Venerdì 19 gennaio, infatti, esce il suo nuovo disco We play for tips, realizzato con la formazione a nove con cui ha suonato la scorsa estate al Vittoria Jazz Festival, disco che segna il debutto della sua etichetta EFlat (E-flat sarebbe il mi bemolle in inglese), un modo per rimarcare ancora di più l’esigenza di indipendenza a tutti i livelli dell’artista ibleo. EFlat si avvale della distribuzione di Egea Music attraverso la Incipit Records. «Era un mio vecchio sogno quello di controllare ogni aspetto della produzione di un mio disco. E poi mi piacerebbe produrre anche dischi di altri musicisti. E posso già annunciare che il secondo disco della EFlat sarà il nuovo di Mauro Schiavone, in uscita a marzo. E non mi dispiacerebbe dare uno spazio ai giovani».

Francesco Cafiso

Francesco Cafiso, foto di Alessandro Gardini

Come accadde tre anni con il cofanetto multiplo 3, ancora una volta è l’inizio dell’anno il momento scelto per il lancio del nuovo progetto We Play for tips. «Il disco in effetti è pronto da ottobre, volevo che fosse pronto prima del viaggio americano. La fase finale della grafica e della stampa l’ho dovuta seguire da lontano ma qui avevo lasciato una squadra ben rodata, capitanata da mio padre Angelo, responsabile dell’organizzazione, e che include i ragazzi ragusani di Copystudio autori della grafica, e il fonico Riccardo Piparo (uno dei 3 Ti.Pi.Cal., il gruppo pop dance siciliano in auge nelle classifiche nazionali Anni 90 nda), che già ha lavorato con me sui 3 cd del 2015. Mi piace la cura del suo lavoro e il suono che riesce a darmi, per questo l’ho confermato».

Frrancesco Cafiso a New York

Francesco Cafiso a New York, nel quartiere di Williamsburg, foto di Paolo Cassarino

We play for tips conta 10 brani di cui 5 inediti, registrati il 24 giugno scorso al Teatro Vittoria Colonna di Vittoria nei giorni del 10° Vittoria Jazz Festival diretto da Cafiso, e durante il primo live del festival del 25 giugno. Il Francesco Cafiso Nonet, che ha registrato le tracce, è formato da Francesco Cafiso sax alto, flauto; Marco Ferri sax tenore, clarinetto; Sebastiano Ragusa sax baritono, clarinetto basso; Francesco Lento tromba, flicorno; Alessandro Presti tromba, flicorno; Humberto Amésquita trombone; Mauro Schiavone pianoforte; Pietro Ciancaglini contrabbasso; Adam Pache batteria. «Una squadra di amici – rivela Cafiso -, ci siamo divertiti insieme».

Francesco Cafiso

Francesco Cafiso, nel quartiere di Williamsburg, New York, foto di Paolo Cassarino

La bonus track finale See You Next Time è stata registrata al Vittoria Jazz Festival del 2016 con una formazione che includeva Rino Cirinnà al sax tenore e David Pastor alla tromba. E il suono orchestrale del nonetto segna la novità rispetto ai dischi solisti di Cafiso. «Il lavoro musicale coincide con quello di lavori passati come Contemplation o La Banda. Ho voluto, però, i brani con caratteristiche nuove, che non durassero troppo, per essere più incisivi, le improvvisazioni sono misurate per cercare di dire molte cose in poco tempo. Ho voluto dare spazio ai musicisti del gruppo facendo risaltare elementi come il suono di New Orleans, il blues, le radici del jazz, l’improvvisazione collettiva. Ho voluto calibrare tutti questi aspetti per avere un risultato d’impatto. E’ un disco che ha la natura live dentro e che in qualche modo celebra i 10 anni del Vittoria Jazz Festival. E un secondo disco del nonetto è già in cantiere».

Francesco Cafiso a New York

Il musicista ibleo lo scorso ottobre davanti al Jazz at Lincoln Center, dove ha suonato con il direttore del teatro, l’amico e mentore Wynton Marsalis

Un breve tour di presentazione di tutto il progetto EFlat è in corso di organizzazione, e con buona probabilità toccherà le principali città italiane, a partire da Roma e Milano: «Spero di poter includere anche la Sicilia» confessa Cafiso che nel frattempo prosegue la sua instancabile attività dal vivo con alcuni concerti in quartetto – con Mauro Schiavone al piano, Pietro Ciancaglini o Gabriele Evangelista al contrabbasso e Adam Pache batteria -, o in duo con Schiavone. «Con Mauro a marzo torneremo in Giappone, ancora una volta ad Osaka, terra che ci vuole bene, dove non escludo di poter realizzare un disco per il mercato nipponico, grazie al produttore Tetsuo Hara della Venus».

E la propensione internazionale di Cafiso lo porterà il 19 gennaio, giorno di uscita di We play for tips, a Teheran, la capitale iraniana, nei giorni scorsi al centro delle proteste in strada. «Ci hanno assicurato che è tutto a posto. Siamo ospiti del Fajr, festival internazionale di cinema e musica».


E per il prossimo futuro, Francesco Cafiso ha in serbo un disco per il duo condiviso con Mauro Schiavone, e un progetto di cui rivela solo un assaggio. «A Pozzallo “riposano” i resti della nave britannica Irene of Boston, oggi dismessa. Io voglio mettere in musica il dialogo immaginario fra l’ex veliero e il personaggio di Corto Maltese. L’idea nasce da un progetto multimediale frutto dell’incontro fra più figure artistiche. Tempo fa sono stato contattato dallo scrittore Marco Steiner, che scrive per Sellerio, e che ha contattato anche l’artista Giovanni Robustelli, il videomaker Vincenzo Cascone, e il fotografo Marco D’Anna. Ne è nato uno spettacolo teatrale che è andato in scena in Belgio, ora ciascuno di noi sta realizzando qualcosa di autonomo. E io ho già scritto sei brani di getto».

gianninicolacaracoglia@gmail.com

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