Il disco

mariaFausta, la sperimentazione ha milioni di volti

"Million Faces" è il primo disco da solista della violinista, cantante, compositrice e direttore d’orchestra messinese che ha fatto della ricerca e della contaminazione tra generi la sua cifra stilistica: «Davanti all’incisione di un disco spesso si è costretti a scegliere di appartenere a un genere, e a me questo non è mai riuscito perché amo tante facce della musica, del suono»

Lanciato dal singolo "Look over" il cui video è stato girato tra Sicilia e Calabria, nelle undici tracce di "Million Faces", che sarà presentato il 3 febbraio a Messina e il 10 febbraio a Catania, la musicista messinese ha condensato la musica d’orchestra con il rock, l’elettronica, il progressive, il blues, il jazz e il pop

mariaFausta

Cantante, violinista, compositrice, direttore d'orchestra: Maria Fausta Rizzo in arte mariaFausta

Una voce graffiante e potente che come uno strumento tra gli strumenti si innesta tra le note in cui archi e sintetizzatori convivono felicemente. E’ Million Faces il primo album da solista della virtuosa polistrumentista messinese mariaFausta, uscito a dicembre e presentato in anteprima al Théâtre de Nesle di Parigi. All’anagrafe lei è Maria Fausta Rizzo, ma ha scelto il suo nome di battesimo con la F che diventa nota musicale come unico nome d’arte, «perché già è complicato presentarsi con un nome composto un po’ desueto che tutti cercano di abbreviare in Maria o Fausta – racconta con una coinvolgente risata roca -, che poi chissà che se ne faranno di quel tempo che risparmiano a pronunciare per esteso il mio nome».
Violinista, cantante, compositrice e direttore d’orchestra, mariaFausta in questo disco ha messo dentro tutti i suoi aspetti musicali: l’amore per l’orchestra, quello per il rock, l’elettronica, il progressive, il blues, il jazz e la musica pop. Million Faces appunto, prodotto e arrangiato interamente da lei.
«Questo era l’unico titolo che potevo dare al disco, che tra l’altro riprende le mie iniziali, perché rispecchia tutte le mie personalità. Davanti all’incisione di un disco spesso si è costretti a scegliere di appartenere a un genere, e a me questo non è mai riuscito perché amo tante facce della musica, del suono, della voce, degli strumenti. E così in questo disco, su cui ho lavorato tre anni, ho cercato di esplorare tutti questi aspetti, in ogni brano».

mariaFausta Million Faces

Pur vivendo tra Parigi e Messina, mariaFausta canta solo e rigorosamente in inglese. «Non perché abbia problemi con l’italiano, sia chiaro, ma piuttosto perché trovo l’inglese molto musicale, penso che si adatti meglio al mio genere di musica. L’unica eccezione è di qualche anno fa, quando ho partecipato a un tributo a Rosa Balistreri solo col violino e la voce, e ovviamente ho cantato in siciliano. Rosa aveva una voce molto blues, e poi mi è sempre piaciuto il suo modo di cantare istintivo, l’adoro».
mariaFausta viene dalla musica classica (è diplomata in violino al Conservatorio Corelli di Messina) ma attinge piene mani da quel trip-hop sulla scia della scena di Bristol Anni 90, e dalle 11 tracce del disco si evince che è innamorata della musica nera dalle evidenti tracce di soul, funky, blues. C’è spazio anche per il country che contamina con l’elettronica. «Devo dire che il mio modo di suonare il violino è aggressivo, con la classica non c’entra niente. Million faces ha aperto in me un varco immenso che mi spinge verso una continua esplorazione, infatti sto continuando a comporre. Nel disco il violino c’è, ma è quasi una filosofia: c’è negli archi, nella scelta dell’armonicista che suona quasi come un violino, c’è nel violino classico di Loneliness (suonato da Franco Mezzena). Voglio continuare su questa scia, sulla mistura ed estensione dei generi».

mariaFausta

mariaFausta

Con il brano Inside Rememberin’ me, evidentemente una coda del precedente Rememberin’ me, quasi fosse la scia di una sensazione, mariaFausta si è tolta uno sfizio, concedendosi l’incisione di una improvvisazione pura.
«Effettivamente mi sono fatta un piccolo regalo. Rememberin’ me è un po’ più sperimentale, mi sono piaciuti questi armonici che vengono fuori dalla mia voce, frequenze che nelle voci, soprattutto femminili, non esistono. A parte che forse dovrei fare una visita – dice ridendo – mi era davvero piaciuto moltissimo quest’armonico tibetano che mi rimbombava nella testa. L’ho messo nel pezzo con una intro, ma sentivo che non mi bastava e sono voluta andare ad approfondire queste vibrazioni. Così è nato quel minuto di improvvisazione libera, istintiva, che poi è il brano Inside Rememberin’ me. Mi sono ritrovata in un’altra dimensione musicale, come se nel primo pezzo avessi trovato una porta che ho voluto esplorare. Penso che si inserisca molto bene nel disco, in linea con la mia ricerca musicale, che vuole esplorare, ricercare, spingere la voce declinandola verso tutte le possibilità».

mariaFausta ha alle spalle un percorso musicale pazzesco, condensato in questo disco che si fa ascoltare: dopo Messina si è diplomata in Francia in jazz al Centre Des Musiques Didier Lockwood (il violinista che produrrà il suo prossimo disco, violino e voce), e in direzione d’orchestra all'European Conducting Academy di Vicenza. Per 12 anni è stata leader dello Spell Trio (con Melo e Pippo Mafali), da tre anni compone musica per le librerie televisive di R.T.I. Mediaset, e per quella che lei definisce «una pura casualità» ha anche collaborato come violinista al disco Summer Better Times di Kurt Maloo dei Double (queli della hit Anni 80 The captain of her heart). Spinta dalla voglia e dall’urgenza di esplorare le infinite via e sfumature della musica, Maria Fausta ha intessuto importanti relazioni nell’ambito della musica, tanto che in Million Faces hanno collaborato musicisti di fama internazionale: oltre al già citato violinista classico Franco Mezzena, anche l’armonicista jazz Olivier Ker Ourio e il bassista di flamenco Didier Del Aguila.

Million Faces, che mariaFausta presenterà con un in store tour sabato al Feltrinelli Point di Messina e il 10 febbraio al Mondadori Book & Store di Catania, è stato lanciato dal singolo Look over, di cui è stato anche realizzato il videoclip, girato tra Sicilia e Calabria, firmato da Peppe Irrera e Steve Flamini. «Ho scelto questo pezzo perché apre al respiro grande dell’orchestra, che poi è il respiro grande della nostra terra. Quando vivi fuori, nonostante le grandi opportunità che altre città possono offrire, ti rendi conto che ti manca comunque qualcosa: essere su un’isola. Il mio essere siciliana è qualcosa che voglio proteggere, così quando abbiamo deciso di realizzare il video, ho voluto metterci i luoghi a me cari. Tra tutti l’isola di Vulcano, che mi vede arrivare spesso anche in inverno, e che per me racchiude tutti gli elementi della natura che qui si manifestano con grandiosità, e poi le cascate di Molochio nel Parco nazionale dell’Aspromonte, in Calabria, dove ho trascorso momenti indimenticabili della mia vita».

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