Il tour

da Black Jezus, l’anima nera della Sicilia brilla di luce electro-folk

Forti del loro fortunato album d’esordio "They cant’ cage the light"per il duo di Troina formato da Luca Impellizzeri e Ivano Amata sta per aprirsi un tour nazionale che iniziertà il 22 febbraio da Bitonto e toccherà anche Campania, Lombardia e Calabria

Luca Impellizeri: «L'accoglienza di "They can't cage the light" presso i vari addetti ai lavori non era certo preventivata, anche se sapevamo che il disco aveva ed ha qualcosa da dire. Un messaggio che a quanto pare è arrivato a chi ci ascolta. Ne siamo piacevolmente e positivamente sorpresi»

da Black Jezus

Luca Impellizzeri e Ivano Amata, i da Black Jezus

Il Corriere della Sera l'ha definito un “esperimento coraggioso, ancora di più visto il luogo di nascita” mentre per Il Mucchio Selvaggio “le pendici dell'Etna non sono mai state così vicine alle rive del Mississippi”.
Pubblicato a metà dello scorso novembre dall'etichetta Weapons of Love, e presentato in anteprima al Centro Zo di Catania, l'album d'esordio dei da Black Jezus, They can't cage the light, ha rapidamente conquistato pubblica e critica, con un'accoglienza straordinaria sia da parte della stampa generalista che di quella specializzata.
Il duo black/folk di Troina, formato da Luca Impellizzeri (testi, voce e chitarre) e Ivano Amata (chitarre, synth, xilofono e drum machine), dopo il concerto "casalingo" a Leonforte dei giorni scorsi, si cimenterà in un tour nazionale che prenderà il via il 22 febbraio da Bitonto, toccando successivamente Foggia (il 23), Salerno (24), Milano (16 marzo), Varese (18 marzo) e Cosenza (26 aprile). Ma il calendario è in continuo aggiornamento. Sul palco ci sarà anche Giuseppe Crapanzano alle tastiere, che si è unito alla band per la tournée.

da Black Jezus They can't cage the light

«L'accoglienza del disco presso i vari addetti ai lavori non era certo preventivata – racconta Luca Impellizzeri – anche se sapevamo che il disco aveva ed ha qualcosa da dire. Un messaggio che a quanto pare è arrivato a chi ci ascolta. Ne siamo piacevolmente e positivamente sorpresi».
They can't cage the light parla della luce oltre il buio. Un percorso di redenzione e rinascita sviluppato attraverso nove brani: dalle atmosfere cupe di Ways, che mischia il blues del Delta ai synth, al bagliore accecante di Sometimes, col suo falsetto gospel finale, passando dai toni crepuscolari di Dry, un gioiellino di raffinato electro-pop. I da Black Jezus si sono formati nel 2013. L'anno dopo è arrivato il primo ep, Don't mean a thing che ha subito mostrato l'originale cifra stilista del due ennese: soul e folk punteggiati da un'elettronica minimale e valorizzati da una voce particolare e intensa. Un approccio che Impellizzeri ha sviluppato e personalizzato nel corso degli anni: «Ho cantato di tutto, da Billie Holiday al rap o anche cose più rock come gli Interpol».

Il mood del progetto deve molto, se non tutto, alla cultura nera americana. «Il nome è nato in riferimento ad un brano di 2Pac che si intitola Black Jesus, ma Black Jesus - continua il cantante – è anche il soprannome di un famoso cestista degli anni Settanta, Earl Monroe che giocava nei Knicks. Il basket è un'altra delle nostre passioni».
Passioni che il cantautore ennese ha sviluppato parallelamente con l'attività di scrittore. Nel 2011 ha infatti pubblicato Pensa al vento («Un noir a tinte jazz ispirato al cinema in bianco e nero»), seguito, alla fine del 2015, da La terra chiama («Un romanzo ambientato negli anni Venti con un linguaggio gangsta rap ed elementi ispirati alle lotte degli afroamericani»). Non è un caso, dunque, che uno dei brani del disco, A matter of time, racconti in musica la storia del movimento per i diritti civili di Martin Luther King Jr. Ma They can't cage the light non è un disco “politico” nel senso stretto del termine. «Don't mean a thing – continua Impellizzeri – tratta il tema dell'indifferenza nella società ma gli altri brani sono per lo più love songs». Come la ballad harperiana Like holy water, chitarra acustica, voce e poco altro.

L'America, dicevamo, ma anche una forza che viene dall'interno della Sicilia. «C'è molto della nostra terra anche se ad un primo approccio non sembrerebbe. Soprattutto nelle atmosfere e nei “vuoti” dei nostri luoghi d'origine». Dal primo ep il cambiamento del sound è stato abbastanza marcato. «Volevamo che fosse così – conclude Impellizzeri – sono passati diversi anni ed abbiamo dovuto superare tante difficoltà per realizzare questo dico. Alla fine ce l'abbiamo fatta. Anche per noi oltre il buio c'era la luce...».

gianlucasantisi@gmail.com

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