Il globetrotter delle 7 note

Marco Selvaggio: «Ho portato l’hang ai confini del mondo»

Il musicista catanese è appena rientrato dall’ultimo viaggio che lo ha portato fino in Argentina e Uruguay dove ha suonato non solo nei teatri anche immerso nella natura

E' stato Selvaggio a far diventare l'hang uno strumento “popolare”. E quella piccola astronave dei suoni, lo ha portato in giro per il mondo. Ultima tappa, l’Argentina. «E’ stato un viaggio davvero lungo – racconta -. Devo dire che ne è valsa davvero la pena, però. Sono stato a Buenos Aires per la maggior parte del mio tempo, arrivando fino ad Ushuaia, chiamata anche la città della fine del mondo nella terra del fuoco. Ho toccato le sponde del Cile in barca e sono stato in Uruguay a Colonia del Sacramento»

Marco Selvaggio in Argentina

Ai confini del monmdo, Marco Selvaggio e il suo Hang nella Terra del fuoco in Argentina

Quando, per la prima volta, si è presentato davanti a noi con il suo hang, abbiamo pensato di trovarci al cospetto di un uomo caduto dalla luna. L’astronave trasformata in un arcaico quanto affascinante strumento musicale. E' bastata una breve chiacchierata, invece, per capire che Marco Selvaggio non è un extraterrestre, bensì un umano curioso, romantico, intrigante quanto basta per farne un musicista (e compositore) dalle grandi capacità. Parliamo di un incontro che risale a più di dieci anni fa, quando l'hang, forse, non lo conosceva nessuno. E lo suonavano davvero in pochi.

E' stato lui, Marco, a farlo diventare strumento “popolare”. E quella piccola astronave dei suoni, lo ha portato in giro per il mondo. Ultima tappa, l’Argentina. «E’ stato un viaggio davvero lungo – racconta Marco, stimolato in una sorta di “diario di bordo” - non solo per il tempo in cui sono rimasto in Sud America. Solo per arrivare a destinazione, infatti, ho toccato sia New York che Miami. Un totale di 3 voli per 25 ore di viaggio. Devo dire che ne è valsa davvero la pena, però. Sono stato in Argentina, a Buenos Aires per la maggior parte del mio tempo, arrivando fino ad Ushuaia, chiamata anche la città della fine del mondo nella terra del fuoco. Ho toccato le sponde del Cile in barca e sono stato in Uruguay a Colonia del Sacramento. Il Sud America è davvero un mondo a parte, una realtà totalmente diversa dalla nostra per usi e costumi».

Marco Selvaggio Argentina

Selvaggio in ammirazione dei paesaggi della Terra del fuoco in Argentina

Che differenza hai trovato tra il pubblico italiano, europeo, insomma il tuo pubblico, e quello argentino?
«Il pubblico argentino è davvero aperto e rispettoso. Ho avuto la fortuna di suonare in città diverse facendo 7 date e ho sempre avuto di fronte gente che ha ascoltato in religioso silenzio rispettando i diversi momenti musicali e che a fine concerto è venuta a complimentarsi e spesso a chiedermi pure delucidazioni riguardanti l’hang ed il mondo che lo circonda. In molti mi hanno chiesto informazioni sul nuovo album "Aether" e hanno voluto ascoltare pure dei brani direttamente dal disco e non solo dal vivo. Una bella soddisfazione per essere la prima volta in terra argentina».

Marco Selvaggio Aether

Paesaggi decisamente differenti dai nostri. Scommetto che ti hanno ispirato nuove composizioni...
«Negli ultimi anni ho viaggiato moltissimo toccando il Vietnam, l’Australia, il Libano e da ultimo Argentina e Uruguay. Il posto più particolare visitato in quest’ultimo viaggio è stato sicuramente il Parco nazionale della Terra del Fuoco di Ushuaia. Ho visto un faro in mezzo al mare che lasciava a bocca aperta. Ho camminato per ore all’interno del parco attraversando montagne per finire di fronte all’oceano in direzione Antartide, avendo di fronte i pinguini. Ho suonato non solo nei vari locali e teatri locali, ma anche in mezzo alla natura. E’ stato un viaggio singolare e divertente che avrei voluto non finisse mai. Magari un giorno ci tornerò…».

L’Argentina è, per antonomasia, la terra del tango. Hai avuto incontri, esperienze che ti hanno messo a confronto con quella musica?
«Ho avuto diversi incontri, come spesso mi capita, di tipo “musicale”, se così vogliamo dire. Ho conosciuto gran parte della mia famiglia argentina. Ho una cugina di nome Carolina Selvaggio che ho scoperto essere un’abile chitarrista e cantante. Mi piacerebbe iniziare una collaborazione con lei. All’Hasta Trilce (una delle location più belle e particolari nelle quali ho suonato, che al suo interno ospita un teatro) l’ho invitata sul palco ad esibirsi con me, ed è stato un momento davvero emozionante. La musica unisce più delle parole. Ho conosciuto Martìn, un chitarrista locale, con cui ho avuto modo di studiare un particolare ritmo argentino denominato Chacarera eseguito con un tamburo locale chiamato bombo leguero. Il tango, invece, lo si respira in ogni strada che attraversa la città. Dagli artisti di strada a tutti i vari locali e ristoranti. Nei quartieri della Boca e di San Telmo, ma anche nello storico Cafè Tortoni. In Argentina si respira architettura, musica e arte in tutte le sue varie sfaccettature… Oltre che odore di carne ovunque».

Marco Selvaggio

Marco Selvaggio

Una distanza abissale, sia geografica che mentale. Cosa hai apprezzato di più e cosa ti è piaciuto di meno?
«Ho apprezzato moltissimo il cibo, la cordialità e il modo di fare molto simile al nostro. La gente è calda e generosa. Un buon 40% della popolazione ha origini italiane che ritroviamo nei loro cognomi, così come in quelli impressi nelle tombe del famosissimo cimitero della Ricoleta. Hanno un’attenzione particolare ed un amore viscerale nei confronti degli italiani. Come in ogni città, in ogni caso, ci sono delle cose che non vanno bene come alcuni quartieri bassi (addentrarsi dentro la Boca è davvero un rischio) o le metropolitane davvero calde e affollate. Ma tutto superabile tenendo conto della bellezza dei luoghi che si vanno a visitare».

Marco Selvaggio live

Marco Selvaggio dal vivo

Alla fine di un viaggio, la cosa più bella è tornare a casa. Il 16 febbraio ti esibirai nuovamente a Catania. Ci parli di questa nuova avventura? Chi ti accompagna sul palco?
«Sarò sul palco del Centro Zo di Catania in occasione del festival world Raizes per presentare il mio nuovo album Aether prodotto per l’etichetta T-Lab Revolution. E’ un disco etereo, molto particolare e carico di sperimentazioni sonore al quale abbiamo lavorato moltissimo. E’ un onore tornare a casa ed avere un pubblico composto da familiari, amici, conoscenti, curiosi ed amanti della musica. Con Toni Carbone, produttore artistico dell’album e storico sound engineer e bassista dei Denovo, stiamo preparando un concerto molto particolare abbinando al mio hang, il suono del suo basso e dell’elettronica. Saremo anche accompagnati da Giuliano Fondacaro, un caro amico chitarrista e compositore (specializzato in colonne sonore di film). Sarà un concerto molto intimo che si svolgerà in teatro e adatto a tutti. Sarà una bella festa per rivedere gli addetti ai lavori e confrontarci sulla realtà musicale siciliana e non. Vi aspetto!».

l.lodato@lasicilia.it

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