Classica

Ten Strings Duo, 10 corde siciliane di musica internazionale

E’ un sodalizio affiatato, quello del Duo composto dalla violinista Marianatalia Ruscica e dal chitarrista Davide Sciacca, da anni sulle scene italiane ed europee con repertori alquanto diversificati, dal classico, che li vede accostare al mondo dell’opera, al genere latino-americano

Davide Sciacca: «Dopo essermi esibito abbastanza in Sicilia e in Italia, ho percepito un senso di incompiutezza e la voglia di crescere confrontandomi con il mondo, quindi ho allargato i miei orizzonti all’estero, sia da solista che con il Ten Strings Duo». Marianatalia Ruscica: «Noi abbiamo inserito brani di compositori siciliani nel nostro repertorio, eseguito in Italia e all’estero, per “esportare” le musiche dei nostri conterranei»

Davide Sciacca e Marianatalia Ruscica

Davide Sciacca e Marianatalia Ruscica

E’ un sodalizio molto affiatato, quello del Ten Strings Duo, composto dalla violinista Marianatalia Ruscica e dal chitarrista Davide Sciacca, da anni sulle scene italiane ed europee con repertori alquanto diversificati, dal classico, che li vede accostare al mondo dell’opera, al genere latino-americano, sino alla musica  di compositori siciliani, quali Andrea Amici che ha dedicato loro “Mine eyes unto the hills”, brano composto per la Regina Elisabetta II ed eseguito dal duo per la prima volta l’estate scorsa a Crathie. Entrambi si esibiranno domenica 18 febbraio per la Società Catanese Amici della Musica nella Sala Conferenze del Katane Palace Hotel alle 18.30. Catanese lui, e ragusana lei (che ha sempre vissuto a Pachino e da diversi anni nella città etnea), manifestano il loro entusiasmo per la musica soffermandosi ambedue sulla duplice attività di concertista e docente.                                

Davide SciaccaMaestro Sciacca, Lei è docente all’istituto Musicale “Vincenzo Bellini” di Caltanissetta, ci parli del suo percorso musicale, su uno strumento di ampia comunicativa come la chitarra, tra esibizioni solistiche e un’intensa attività cameristica in duo, ad ampio spettro.
«Tra i musicisti che hanno favorito il mio percorso musicale vorrei citare il chitarrista e compositore Carlo Ambrosio, con cui ho condiviso illuminanti esperienze. Da quattro anni frequento l’Istituto Musicale di Caltanissetta e da un anno  il “Pietro Vinci” di Caltagirone, offrendo ai ragazzi più motivati spunti di riflessione sul contesto culturale di un’opera o di un autore. Negli anni ho affrontato gli autori “segoviani”, la musica spagnola e sudamericana , le trascrizioni bachiane e le composizioni del primo Ottocento, per poi approfondire quello che mi offre la Sicilia, la mia terra. Attualmente mi esibisco con tre formazioni cameristiche: il Ten Strings Duo, con la violinista Marianatalia Ruscica è il gruppo più longevo, con circa duecento concerti all’attivo, un disco con musiche di Laurent Boutros, Andrea Amici, Roberto Cipollina e Maximo Diego Pujol in fase di progettazione, e un concerto in arrivo negli Stati Uniti. Un’altra formazione è quella col flautista Domenico Testaì, col quale condivido “Opus Ludere”, un progetto sul tango da concerto di autori italiani: per noi hanno scritto Francesco Santucci (sassofonista dell’orchestra della Rai), Joe Schittino (direttore dell’Istituto Musicale di Caltagirone), Andrea Amici e Roberto di Marino. La terza formazione cameristica è il Counter Irish Project, col famoso controtenore Riccardo Angelo Strano, un’idea stravagante tra il classico e il pop, a breve nel cd che sarà prodotto dalla casa discografica Farelive: esso contiene i nostri arrangiamenti di brani del folklore irlandese, fantasie originali di Andrea Amici, composizioni tratte dal repertorio ottocentesco (Mauro Giuliani) e brani registrati con una chitarra decacorde, del compianto liutaio catanese Santo Lo Verde, donatami recentemente».

Partendo dalle sue origine siciliane, quale traiettoria ha seguito nella sua apertura europea, che è approdata con successo all’Inghilterra? Cosa le ha dato l’input di proiettarsi reiteratamente al di là dai confini nazionali e in che misura è stato gratificante.
«Dopo essermi esibito abbastanza in Sicilia e in Italia, con esiti gratificanti anche da solista con le orchestre, o all’interno di importanti festival, ho percepito un senso di incompiutezza e la voglia di crescere confrontandomi con il mondo, quindi ho allargato i miei orizzonti all’estero, sia da solista che con il Ten Strings Duo. Nel Regno Unito, negli ultimi tre anni, abbiamo tenuto oltre 150 concerti in duo, solisti, apparizioni radiofoniche (BBC Radio, Colors), televisive (Made in Liverpool), conferenze (University of Liverpool, City college of Arts). Quella di Liverpool è stata un’esperienza fantastica, nel concerto per i Friends of Williamson Tunnel, il primo evento musicale all’interno di questo tunnel sotterraneo. Siamo stati nominati soci onorari della fondazione e Liverpool è diventata la nostra seconda casa. Oltre ai concerti nei castelli scozzesi e nelle fantastiche sale dello Yorkshire, l’esperienza più suggestiva è stata  quella del recital alle Clearwell Caves, a lume di candela a circa 30 metri di profondità».

Ten Strings Duo

Approfondiamo l’aspetto siciliano…
«Il nostro repertorio affronta anche musica colta di autori siciliani, ed è siciliano anche il creatore dello strumento che mi accompagna da anni, il liutaio Flavio Alaimo. A Catania ho collaborato con Michele Placido e Guia Ielo;  da anni frequento e collaboro  con lo storico Centro Magma, che fortifica le mie idee, rappresentato da Salvo Nicotra. Sto sviluppando due diversi repertori interconnessi con la mia terra: le musiche di Vincenzo Bellini nelle trascrizioni, fantasie e temi con variazioni dei chitarristi-compositori del XIX secolo (..e non solo), da un lato; e le composizioni per chitarra di autori siciliani contemporanei, dall’altro: tale idea la sviluppai col docente Arturo Tallini a Roma al Conservatorio Santa Cecilia, un paio di anni fa. L’anno scorso ho tenuto una conferenza a Catania col maestro Insolia, seguita da un concerto tematico sulle opere per chitarra del compositore acese Francesco Pennisi. Mi sono interessato anche ad altri compositori come Aldo Clementi e Salvatore Sciarrino».

Marianatalia RuscicaRimanendo in tema, alla violinista Marianatalia Ruscica, chiediamo quali aspetti hanno suscitato l’interesse per le musiche dei siciliani Andrea Schiavo e Giuseppe Torrisi, oltre al già citato Andrea Amici.
«Noi abbiamo inserito brani di questi compositori nel nostro repertorio, eseguito in Italia e all’estero, per “esportare” le musiche dei nostri conterranei. Nel brano di Andrea Amici è presente una scrittura che  non sconfina oltre la tonalità, con un tema principale che riecheggia in un discorso musicale in continua evoluzione. Quello di Andrea Schiavo è un arrangiamento classico di “Yesterday” dei Beatles, attraverso la concertazione di violino e chitarra, acclamato dal pubblico di Liverpool che ha partecipato a un brano appartenente alla loro storia. Invece i brani di Giuseppe Torrisi, “Aldebaran” e “Polka Loca”, sono abbastanza differenti tra loro, il primo molto evocativo e simbolico, il secondo dal carattere giocoso».

Lei insegna violino presso l’istituto comprensivo “De Roberto” di Catania. Cosa può rendere più stimolante lo studio della musica, o in particolare del violino, per un adolescente?
«Sicuramente l’interesse e il desiderio di apprendere. Oggi la maniera più diretta ed efficace per catturare l’attenzione degli adolescenti che si avvicinano per la prima volta alla musica, attraverso le scuole medie ad indirizzo musicale, è il contatto diretto con l’evento sonoro. Questo aspetto è favorito certamente dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in quanto pongono i ragazzi nella condizione di conoscere il risultato sonoro che vogliono ottenere, e spesso è possibile anche effettuare auto-correzioni nella fase di studio. Inoltre non devono  mancare nella didattica gli ingredienti della varietà e fantasia».

Un’ultima domanda al maestro Sciacca: secondo Lei in quale direzione si muovono i compositori attuali? Cosa sarebbe auspicabile in proposito?
«Non esiste una sola direzione, ce ne sono migliaia. Qualcuno punta sull’esasperazione ritmica, altri sulla creazione di timbri e sonorità mai udite in precedenza, c’è chi invece scrive in modo tradizionale sviluppando idee comunque valide. Credo che dovremmo tutelare i nuovi linguaggi compositivi, dando spazio alla musica contemporanea nelle stagioni concertistiche e stimolando i giovani studenti ad eseguire brani sperimentali nei programmi d’esame. Nel contempo dovremmo eseguire le nuove  opere, coadiuvando i creatori d’arte. Mettersi al servizio della cultura significa anche non aver paura di rimanere esclusi dal cosiddetto mainstream».

annaritafontana@virgilio.it

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