L'intervista

The Zen Circus: «Quest’anno siamo stati a un passo da Sanremo»

La formazione pisana ha presentato in Sicilia "Il fuoco in una stanza", decimo disco in studio, e nonostante la crescente polarità ammette di aver provato a salire sul palco dell’Ariston, ma «c’era spazio per una sola band proveniente dal mondo indipendente»

Gli Zen - Appino, Karim Qqru, Ufo e Mestro Pellegrini - sono passati da un disco prettamente “politico” come "La terza guerra mondiale", in cui esprimevano un preciso punto di vista rispetto alla società, ad uno molto più intimo e personale, focalizzato sul quel complesso intreccio di relazioni umane che segna la vita di ognuno di noi. Un disco in grado di toccare corde profonde e spesso anche dolorose. 

The Zen Circus

The Zen Circus, da sinistra Ufo, karim Qqru, Appino e Maestro Pellegrini

Si intitola Il fuoco in una stanza il decimo disco degli Zen Circus. Pubblicato da Woodworm e La Tempesta lo scorso 2 marzo, l’album ha esordito al settimo posto nella classifica dei più venduti in Italia e al primo tra i vinili, così come certificato dai rilevamenti Fimi/Gk.
Un risultato che testimonia la crescente popolarità della band pisana che già con il precedente La terza guerra mondiale aveva raggiunto numeri importanti: 10 mesi di tour, 66 date in tutta Italia, 98mila spettatori complessivi.
«Ma il vero “disco d’oro” ce lo state assegnando voi, con le vostre incredibili testimonianze di affetto», sottolinea Andrea Appino rivolgendosi ai numerosi fan intervenuti la scorsa settimana alla Feltrinelli di Catania per il penultimo appuntamento con gli show case di presentazione (l’ultimo il giorno dopo a Palermo). Assente il batterista Karim Qqru, il leader della band era accompagnato dal bassista Massimo “Ufo” Schiavelli e dal chitarrista Francesco "Maestro" Pellegrini, ex Criminal Jokers, ormai entrato in pianta stabile nell’organico del Circo Zen.

The Zen Circus Feltrinelli Catania

La presentazione di "Il fuoco in una stanza" alla Feltrinelli di Catania, gli Zen intervistati da Gianluca Santisi, foto di Giuseppe Picciotto

Una chiacchierata a tutto campo anticipata da un mini set acustico durante il quale gli Zen Circus hanno suonato quattro brani tratti da Il fuoco in una stanza (la stessa title track, “Catene”, “La teoria delle stringhe” e “La stagione”) per poi salutare il numeroso pubblico con “Non voglio ballare”, tra le più amate del precedente lavoro. Sotto il profilo dei testi, tutti opera di un Appino ormai sempre più consapevole delle proprie capacità cantautorali, gli Zen sono passati da un disco prettamente “politico” come La terza guerra mondiale, in cui esprimevano un preciso punto di vista rispetto alla società, ad uno molto più intimo e personale, focalizzato sul quel complesso intreccio di relazioni umane che segna la vita di ognuno di noi. Un disco in grado di toccare corde profonde e spesso anche dolorose. 

«Una volta abbiamo cantato che “gli altri siamo noi, gli altri siamo tutti” e con questo album abbiamo voluto approfondire entrando direttamente nelle stanze dei nostri personaggi, di noi stessi e delle persone alle quali siamo indissolubilmente legati da catene più o meno invisibili».
La crescente popolarità non sembra aver cambiato di una virgola il loro modo di approcciarsi al “sistema" musica. «Abbiamo sempre fatto ciò che volevamo fare, forse non è bello dirlo ma non abbiamo mai pensato al pubblico», conferma Appino. Qualcuno chiede se gli Zen hanno mai programmato di partecipare a Sanremo, portando sul palco dell’Ariston la loro musica e il loro modo di essere senza scendere a compromessi.
«Sì che ci abbiamo pensato - risponde Appino candidamente - e non ci vedo nulla di male. Proprio quest’anno siamo arrivati ad un passo dal Festival. Abbiamo presentato due/tre brani ed eravamo ormai lì per farcela ma alla fine, secondo quelli che erano i loro programmi, c’era spazio per una sola band proveniente dal mondo indipendente».

Non è un periodo fortunatissimo per il rock, e i generi che attirano il pubblico, sopratutto quello più giovane, sono altri. «Le chitarre in questo momento - conferma la band -, come spesso è accaduto nella storia della musica, sono in stand by. Noi ci riteniamo comunque fortunati perché della nostra generazione siamo tra i pochissimi che abbiamo fatto il passo anche in quella nuova, fino a ritrovarci citati nella "nuova scena musicale italiana”, cosa che ci ha fatto sorridere visto che suoniamo ormai da vent’anni. Quello che stiamo facendo è modernizzare il nostro suono perché non vogliamo rimanere ancorati alla musica con cui siamo cresciuti. Detto questo, siamo un gruppo rock e sicuramente lo rimarremo». Proprio sotto il profilo produttivo, Il fuoco in una stanza ha rappresentato un bel salto in avanti rispetto alla quasi presa diretta di Canzoni contro la natura. «È un album di cui andiamo molto fieri - concludono - ed è quello su cui abbiamo lavorato di più in studio».

gianlucasantisi@gmail.com

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