Il disco

Francesca Incudine: «Le mie undici piccole guerriere»

La cantautrice ennese pubblica "Tarakè", il secondo album che prende il nome dal tarassaco, il fiore dei desideri, e che contiene undici brani che parlano di coraggio e cambiamento, di cadute e di nuovi inizi. Un disco in cui miscela per la prima volta il siciliano all’italiano. Il 6 maggio la prima presentazione live al teatro Atlantide di Palermo

Tra parole e musica le undici storie raccontante in "Tarakè" sembrano compiere una vera e propria danza, che tocca ad ogni movimento una parte di ognuno di noi, che racconta di una caduta che si trasforma in ripresa, con coraggio e tenacia: «Undici piccole guerriere che raccontano di coraggio e di come le cose cambiano solo se veramente vogliamo che cambino»

Francesca Incudine

Francesca Incudine

Per raccontare e cantare il cambiamento che vive e la circonda, Francesca Incudine, cantautrice trentunenne, promessa ennese della word music, ha definito le tracce del suo nuovo album Tarakè, «undici piccole guerriere che raccontano di coraggio e di come le cose cambiano solo se veramente vogliamo che cambino».
Tra parole e musica le undici storie raccontante nell’album sembrano compiere una vera e propria danza, che tocca ad ogni movimento una parte di ognuno di noi, che racconta di una caduta che si trasforma in ripresa, con coraggio e tenacia. La genesi del secondo album di Francesca Incudine, dopo il fortunato esordio con Iettavuci è iniziata lo scorso luglio, con i primi testi, per approdare a dicembre all’As studio project di Andrea Ensabella, a Enna, e concludersi con l’uscita sul mercato discografico lo scorso marzo.
«In questo nuovo disco ho cercato di raccontare le storie anche delle persone che ho incontrato - dice Francesca Incudine -. Quello che ho letto nei loro occhi o che magari mi hanno anche inconsapevolmente confidato, dando vita ad uno scambio reciproco».

Francesca Incudine Tarakè

I fiori ed il loro simbolismo sotteso continuano ad avere un ruolo importante nella produzione della cantautrice ennese. «Come in Iettavuci protagonista nella copertina era un fiore, la camelia, adesso in Tarakè protagonista è un altro fiore, il tarassaco, fiore caro ai più piccoli come agli adulti perché è il fiore dei desideri».
La parola Tarakè deriva dal greco e significa “scompiglio, turbamento” ma quando incontra il suffisso “akos” (rimedio), diventando “tarassaco”, il nome porta con sé il problema e la sua soluzione. E questo suggestivo fiore è riprodotto in copertina nell’acquerello dall’artista ennese Stefania Bruno, su progetto grafico di Totò Clemenza.
«La copertina è un messaggio di apertura, di possibilità, di sogno: un volto coronato dai soffioni del tarassaco, che può appartenere a un uomo o a una donna - continua Incudine -. È un essere che si fa fiore. Si può vedere ciò che si vuole, basta usare uno sguardo bambino per tradurre l’immagine e poter scoprire molto di più».

Il lavoro alla base di Tarakè, che sarà presentato per la prima volta al teatro Atlante di Palermo il prossimo 6 maggio, per poi iniziare le date del tour che la porterà ad agosto anche al consolato italiano di Karachi, in Pakistan, è stato interamente seguito dalla Incudine dalla musica ai testi, al missaggio: «Una scelta impegnativa fatta per misurarmi con le mie capacità, emozioni ed ambizioni».
Su tutto il percorso artistico di Francesca Incudine, già premiata nel 2013 all’Andrea Parodi con il premio della critica per il miglior testo, per la migliore musica e con il premio dei bambini, spicca il cambiamento, chiave di lettura principale del nuovo album.«Il mio primo lavoro era forse un po’ più autoreferenziale, si raccontava più di me, delle mie emozioni - spiega Francesca Incudine - . Adesso c'è quello che voglio essere, con uno sguardo diverso a ciò che mi circonda, alla voglia di ascoltare gli altri per raccontarne».

Primo estratto da Tarakè è il brano No name che racconta una drammatica storia al femminile che ci riporta al 25 marzo del 1911, quando nell’incendio alla Triangle Waist di New York, la “fabbrica delle camicette bianche”, 123 donne persero la vita ed alcune di loro “come comete” si lanciarono dal grattacielo in cui lavoravano come sarte. La voce in intro del brano è di Lorenza Denaro mentre i versi sono tratti dal libro Camicette bianche, oltre l’8 marzo di Ester Rizzo.


Questo brano come anche Gutierrez, ispirato al dialogo tra Cristoforo Colombo e Gutierrez di Leopardi, rappresenta un cambiamento nei testi della Incudine dove al dialetto si affianca la lingua italiana. Una sfida per la Incudine che ha trovato il giusto equilibrio tra i due linguaggio riuscendo a mescolarli e renderli assolutamente musicali ed evocativi, capaci di aprire a nuove immagini ed emozioni,
Nell’album - che contiene anche un omaggio ad Andrea Parodi con la cover di Frore in su Nie - ci sono anche temi particolarmente attuali come in Linzolu di mari (che contiene anche una citazione tratta dal libro Oceano Mare di Alessandro Baricco ripensata in siciliano) in cui raccontando storie di migranti la cantautrice invita a restare umani di fronte al dolore che non ha nome, non ha colore, non ha fede e non ha terra.
«Non ho la pretesa con una canzone di fare cambiare idea- dice Francesca Incudine - ma ho un forte desiderio di invitare tutti ad essere umani».

Francesco Incudine

Francesca Incudine

La title track dell’album è il brano che fa da traino a tutte quelle piccole “cadute” che l’arte riesce a trasformare in danza. Qui, ed in sottofondo anche nel resto dell’album in più sfumature, si canta il coraggio di ricominciare e di come si cambia solo se lo si vuole davvero, senza inventare scuse e mantenendo l’anima accesa.
La produzione artistica e musicale di Tarakè è stata curata, oltre che da Francesca Incudine, da Carmelo Colaianni e Manfredi Tumminello, coautori di alcuni brani che hanno curato gli arrangiamenti oltre ad aver suonato rispettivamente fiati e chitarra. Il disco è stato registrato con Raffaele Pullara ai plettri e fisarmonica, Salvo Compagno e Giorgio Rizzo alle percussioni e Valentina Tumminello ai cori. Firma la pre-produzione e programmazione Manfredi Tumminello; label e management Isola Tobia Label. L’ album è stato masterizzato da Giovanni Versari La Maestà Mastering, mentre la voce di Na bona parola è di Giuseppe Incudine.

tiziana.tavella1@gmail.com

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