L'etichetta

Doremillaro (sb)Recs: «Chi fa da sé... è libero»

Il catanese Giuseppe Schillaci nel 2010 ha fondato la sua etichetta convinto che per fare un disco bastasse contare sulle proprie capacità e su una stretta cerchia di amici. Così è stato, ed ha già pubblicato, oltre ai suoi, anche i dischi di Smegma Bovary, Felice Marsili De Medici, Mapuche e Antonio Aiello

Per Giuseppe Schillaci c'è un filo comune che lega la musica prodotta da Doremillaro, la maggior parte delle uscite ha a che fare con le persone che fanno musica sul territorio etneo, persone a cui, in un modo o nell’altro, Schillaci è legato da esperienze di amicizia e musica. Schillaci: «Suonerà naïf e adolescenziale, ma è la cosa più semplice. Nessun idealismo, nessuna spocchia, è una questione di necessità: suoniamo, facciamo dischi e li facciamo uscire»

Giuseppe Schillaci

Giuseppe Schillaci

Nella vita ha fatto di tutto: il lavapiatti, il tutor e l’operatore nei call center, il fonico di presa diretta, il tecnico del suono sia in studio che live, il restauratore nell’azienda di famiglia.
Ha suonato dal vivo in Italia, Irlanda, Inghilterra e Stati Uniti, ha insegnato tecniche di registrazione per corsi di formazione. Oggi - come ci racconta - da «disoccupato che non riesce a trovare lavoro», «manda curricula via internet» e ama «polemizza facilmente su Facebook» ma al centro del suo impegno rimane sempre la sua etichetta discografica, Doremillaro (sb)Recs. Giuseppe Schillaci, musicista catanese, l’ha fondata nel 2010. «L’obiettivo - spiega - era quello di non dover chiedere più a nessuna etichetta di pubblicare i miei dischi, di evitare la saccenza tipica dei soliti noti della discografia indipendente italiana. Avevo due dischi per le mani quell’anno: il primo ep di Mapuche, Anima Latrina, e Barabolero dei Diane and the Shell, l’ultimo disco edito della mia band storica…». 

Synderesis di Antonio Aiello

E quindi ti sei fatto un’etichetta tutta tua…
«Volevo dimostrare che non bisogna per forza fare rete unificando gli operatori dello spettacolo in nome di un bene più grande, ma che è possibile fare da sé senza l’aiuto di nessuno e solo col supporto delle proprie capacità e di una stretta cerchia di amici, un gruppo di persone accomunate dalla volontà di fare uscire la propria musica in un modo o nell’altro, al di là delle diverse concezioni estetico-musicali. Fare da sé, fare meglio e sentirsi liberi. Sono cambiate molte cose negli ultimi otto anni – adesso siamo più organizzati – ma lo spirito è rimasto lo stesso ed è ben rappresentato dal nostro logo: una chiesa che brucia, simbolo concreto del non voler appartenere a nulla se non a sé stessi e a quello a cui si tiene più di tutto. A tutto questo va a sommarsi una dose massiccia di irriverenza e autoironia: sfotterci è il nostro passatempo preferito».

C'è un filo comune che lega la musica prodotta da Doremillaro?
«La maggior parte delle nostre uscite ha a che fare con le persone che fanno musica sul nostro territorio, persone a cui, in un modo o nell’altro, sono legato da esperienze di amicizia e musica. Suonerà naïf e adolescenziale, ma se ci rifletti bene è la cosa più semplice: nessun idealismo, nessuna spocchia, è una questione di necessità: suoniamo, facciamo dischi e li facciamo uscire».

La classe disagiata Smegma Bovary

Il disco di cui sei più orgoglioso...
«Tutti, ma da “discografico” – mi fa impressione definirmi così visto che la discografia tecnicamente è morta – scelgo quello su cui ho investito tutto il tempo e il denaro che avevo a disposizione e che proprio in questi giorni spegne la sua prima candelina: Il Sottosuolo di Mapuche. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico invece Transumanza Express dei Bestiame, ho impiegato tre mesi a mixarlo e farlo suonare come volevo e ne rimango ancora soddisfatto. Suona scarno, punk e incazzatissimo. Ho citato per ben due volte progetti musicali in cui è coinvolto Enrico Lanza: Bestiame e Mapuche. Di autori come lui se ne trovano davvero pochi in giro».

Felice marsili de medici

Gli ultimi tre dischi firmati Doremillaro sono La classe disagiata degli Smegma Bovary, Synderesis di Antonio Aiello e Finalmente normali di Felice Marsili De Medici. Ce li presenti?
«Parto con Finalmente normali di Felice Marsili De Medici, con cui ultimamente sto collaborando alla realizzazione del prossimo album, e mi vengono subito in mente: passione, gentilezza, e ostinazione. Tre cose che mi piacciono molto in ambito musicale. Synderesis di Antonio Aiello: oscurità, esplorazione e una dose di sperimentalismo più spinto rispetto a molti album che abbiamo pubblicato, ma affine a una visione musicale che ritroviamo nell’album di Alex Munzone Ku Klux Klan Kadeau, uscito l’anno scorso. La classe disagiata di Smegma Bovary è invece un esperimento di transavanguardia letteraria transartistica: il testo della title track è di Raffaele Alberto Ventura, fondatore del blog Eschaton, autore del saggio La Classe Disagiata e profeta della società dello spettacolo di oggi. L’Ep contiene anche il mio primo remix di un brano già prodotto: è stato fantastico ribaltare e distruggere quello che si era costruito in precedenza. D’altra parte lo spirito Doremillaro è proprio questo, dissacrare e dissacrarsi».

gianlucasantisi@gmail.com

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