L'intervista

Kunsertu, 40 anni di world music Made in Sicily

Hanno sdoganato sull’Isola il concetto di musiche del mondo. Dopo anni di stop, dal 2016 sono tornati in pista. Tutti li conoscono per la ballata "Mokarta" ma i loro live (il 28 aprile suoneranno al Ma di Catania) sono un concentrato di energiche radici popolari contaminate

La band siciliana, da quando si è riformata due anni fa, dopo un silenzio lungo più di 20 anni, vuole riprendere le fila di un discorso musicale che ha continuato a risuonare nella passione e nell’affetto di migliaia di fan. Ed è in arrivo un nuovo disco. Nello Mastroeni: «Sarebbe il modo migliore per festeggiare i 40 anni dalla nascita della band». Giacomo Farina: «Al centro ci sarà sempre il Mediterraneo»

Kunsertu

I Kunsertu durante un concerto a Noto nel 2017, in prima fila da sinistra Nello Mastroeni, Faisal Taher, Egidio La Gioia, Giacomo Farina, Roberto De Domenico

Di nuovo in pista. Dopo la reunion di due anni fa, i Kunsertu saranno in scena sabato 28 aprile sera al MA di Catania per l'ultimo appuntamento stagionale del format BoileRock. «Vogliamo riprendere le fila di un discorso musicale – spiegano – che nel corso di questi ultimi trent’anni ha continuato a risuonare nella passione e nell’affetto di migliaia di fan che non hanno mai perso la speranza di rivederci e risentirci, dal vivo e in disco».
Sul palco del club di via Vela ci saranno Maurizio “Nello” Mastroeni chitarre, Giacomo Farina tamburelli e percussioni, Roberto De Domenico percussioni, Egidio La Gioia voce, Faisal Taher voce, Fabio Sodano flauto traverso e fiati etnici, Tanino Lazzaro fisarmonica e piano, Gianluca Sturniolo sax, Pino Garufi basso elettrico e Stefano Sgrò batteria. Con loro anche il fonico Gaetano Leonardi. Il closing party di Boilerock accenderà quindi i riflettori su uno dei primi e più importanti gruppi italiani di world music. «Non suoniamo a Catania da un po’ di tempo e non vediamo l’ora - spiega il chitarrista e autore Nello Mastroeni -. Per noi sarà una bella sfida confrontarci con un pubblico da club, visto che la nostra dimensione più congeniale è quella delle piazze, degli spazi aperti». «Catania per noi è come una seconda patria – gli fa eco Giacomo Farina – una città che ha accompagnato la nostra carriera e con un pubblico molto attento che ci ha sempre accolto con generosità. Siamo emozionati e curiosi di vedere come recepirà oggi la nostra musica, che nel tempo è cambiata e si è evoluta. Sarà un concerto molto indicativo per noi».

Kunsertu

Un altro scatto dal vivo dei Kunsertu: da sinistra Mastroeni, Massimo Pino (attualmente in tour in Spagna con il musical "Jesus Christ Superstar", Taher e la Gioia)

Era la fine degli anni Ottanta quando la band siciliana si impose all'attenzione del pubblico e della stampa nazionale con una proposta musicale fresca e originale, capace di miscelare le sonorità figlie della nostra terra a quelle provenienti dal Maghreb, spingendosi sino all'Africa nera. I Kunsertu riuscirono a proiettare la musica etnica e siciliana verso il pubblico generalista, facendo breccia nel cuore di tanti nonostante la scelta rischiosa di cantare sia in dialetto che in arabo. «L'origine del gruppo – raccontò un paio d'anni fa lo stesso Farina – risale alla fine degli anni Settanta in piena ondata garage rock e punk. Noi, in assoluta controtendenza, facevamo folk. La nostra era una forma di resistenza culturale, un modo di rivendicare il fatto che le culture regionali avevano pieno diritto a vivere».

Kunsertu "Kunsertu", il primo album del 1984

Dopo il debutto discografico del 1984 con l’album omonimo, il successo per i Kunsertu iniziò ad arrivare con il secondo lp, Shams, del 1989, trascinato dalla versione “definitiva” di Mokarta, uno dei brani più amati che già era stato pubblicato con un arrangiamento diverso sia nel primo disco che in un successivo ep. «Era una versione più veloce, con un beat più sostenuto – ricorda Mastroeni -. La versione di Shams ebbe un grande successo soprattutto in Sicilia e al Sud ma oggi stiamo scoprendo che Mokarta è diventato un brano molto amato anche nel resto d'Italia».

Kunsertu Shams"Shams" del 1989

Il pubblico catanese potrà riascoltarlo dal vivo assieme a tanti altri “cavalli di battaglia”, come Dumà, Ghandura, Tirichitolla, Zambra e Stocca. In scaletta non mancheranno le nuove composizioni, di matrice balcanica e afro (Snow in Istanbul, Esta noche, Menzamà, etc.), ed inoltre, ricordando le proprie radici, i Kunsertu hanno pensato di proporre brani dal sapore antico, come la tarantella e la pizzica, seppur con connotazioni e sonorità moderne. «Del resto – riprende Mastroeni – noi abbiamo iniziato proprio con una ricerca sui brani della tradizione. A quel cantavamo persino in sardo. Ispirandomi proprio a quel periodo ho composto Pizzicanello, una pizzica contaminata dalla mia storia personale, con chitarre alla Talking Heads, una delle mie band di riferimento, e influenze provenienti dal Maghreb ma anche con sfumature ska e reggae».

Kunsertu Fannan

"Fannan" del 1994

I Kunsertu interruppero la loro avventura 23 anni fa, dopo la pubblicazione di Fannan. «Ci fermammo a tempo “non determinato” proprio mentre eravamo al top, nel 1995, dopo una stagione in cui avevamo suonato al concertone 1° maggio di Roma e con un tour di oltre 40 date», ricorda Mastroeni. Due anni fa il ritorno, con gran parte del nucleo originario di nuovo insieme sul palco del Palacultura di Messina in occasione di una serata di beneficienza. Poi altre date dal vivo e la pubblicazione di un antologico, 1984/2016, contenente anche tre inediti. «Nel 1984 – continua il musicista messinese – siamo entrati in sala per la prima volta, a San Giovani La Punta, per registrare il nostro primo disco».

Kunsertu 1984-2016

L'attesa, adesso, è tutta per il nuovo album, già in lavorazione, la cui uscita è prevista tra fine anno e l'inizio del 2019. «Sarebbe il modo migliore – conferma Mastroeni – per festeggiare i 40 anni dalla nascita della band». «Sarà un disco – aggiunge Giacomo Farina – in cui raccontare le storie che oguno di noi ha vissuto negli ultimi anni. Storie che si sono ramificate ed hanno toccato, anche musicalmente, vari posti del mondo. Con un linguaggio musicale frutto dell'incontro con tanti artistici che abbiamo incrociato e con cui ci siamo confrontati nell'ultimo periodo. Al centro ci sarà sempre il Mediterraneo, il cui ruolo fondamentale per l'accoglienza e l'integrazione dei popoli continuiamo a sostenere e rivendicare». «Così come – conclude Farina – non potranno mancare gli altri temi che hanno sempre caratterizzato il nostro impegno: l'ingiustizia sociale, la questione palestinese, la Sicilia, il suo senso dell'ospitalità e l'orgoglio di appartenenza».

gianlucasantisi@gmail.com

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