Il disco

Etta Scollo: «Il futuro è un aquilone che vola alto»

E’ il cielo il concetto chiave de "Il passo interiore" il nuovo disco della folk singer catanese, berlinese d'adozione, narrazione dell’aspirazione verso l’alto partendo da storie tragiche come quelle delle vittime di Marcinelle, del nazifascismo, o i morti in mare a Lampedusa

Ispirato dai testi letterari e poetici di Sebastiano Burgaretta, Paolo Di Stefano, Carmelo Assenza e altri, "Il passo interiore", pubblicato dalla etichetta tedesca Jazzhaus, è un disco politico dove l’artista catanese enuclea una serie di storie in cui sono sempre le vittime a pagare l’intero conto: «Ben rappresentato dalla foto di copertina, il futuro è dei ragazzi ai quali dobbiamo trasmettere queste storie perché tragedie simili non accadano più»

Etta Scollo

Etta Scollo, foto di Luca Lucchesi

Martedì scorso è tornata da Berlino per una toccata e fuga in Italia, a Milano, per una replica de La catastròfa, uomini e carbone, lo spettacolo nato dalla memoria della tragedia di Marcinelle dell’8 agosto 1956 quando morirono in una miniera di carbone in Belgio 262 minatori, dei quali gran parte immigrati siciliani. Per scrivere lo spettacolo, la cantautrice catanese Etta Scollo si è ispirata all’omonimo libro dello scrittore avolese Paolo Di Stefano. Lo spettacolo replicherà in Germania il 10 giugno al RuhrFestSpiele festival di Reclinghausen. Anche la Ruhr è zona di miniere e ad alto tasso di immigrazione italiana: «E’ un festival molto importante di teatro che ha vantato negli anni nomi come David Lynch e Bob Wilson – racconta la Scollo -. In Germania lo spettacolo lo farò con il Vocal Consort, un ottimo coro barocco, che canta in italiano».

Etta Scollo Il passo interiore

A Milano la musicista siciliana lo spettacolo lo ha messo in scena con Il cielo sotto Milano, associazione di musica-teatro che ha costruito un teatro giù nella metro, nel passante ferroviario di Porta Vittoria. Il cielo sotto Milano ovviamente richiama il celebre film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino, e la città tedesca da anni per l’artista catanese è casa. E di cielo in cielo, si arriva al filo conduttore de Il passo interiore, l’ultimo disco uscito il 5 maggio per l’etichetta tedesca Jazzhaus, narrazione dell’aspirazione verso l’altro partendo da storie tragiche come quelle delle vittime della tragedia mineraria di Marcinelle, all’alba dell’Europa unita, passando per le vittime del nazifascismo durante l’ultima guerra, finendo con i morti in mare a Lampedusa durante le tragiche migrazioni contemporanee. L’aspirazione verso l’alto è ben narrata dall’immagine di copertina: «Io chiamo quell’immagine la foto del futuro. Una donna francese con la nipotina giocavano a Tempelhof, nel parco naturale che ospitava lo storico aeroporto di Berlino. Il bianco e nero lo avevo scelto per esaltare le scritte in rosso e ricordare la grafica storica degli Anni 60/70, gli anni in cui io, adolescente, militavo con Lotta continua e con il Manifesto, anni in cui credevo che si potesse cambiare e migliorare il mondo».

Gli scenari globali da allora sono cambiati ma non basta questo a far cambiare opinione alla musicista siciliana. «Io continuo a crederci che il mondo possa migliorare ma nel frattempo ho trovato il coraggio di dire che sono i ragazzi che devono portare avanti questo sogno. Il futuro è dei ragazzi». Un disco politico, questo ultimo di Etta Scollo, dove l’artista catanese enuclea una serie di storie in cui sono sempre le vittime a pagare l’intero conto. «A Marcinelle finì addirittura che i superstiti si dovettero pagare le spese processuali. Questo disco ha coinciso con una mia crisi personale, mi sono chiesta cosa potevo dare agli altri con la mia musica. Non volevo ripetere le stesse cose, non avrebbe avuto senso. Ha senso, invece, ricordare proiettandosi verso il futuro, lavorare per il futuro evitando le tragedie del passato».

La Sicilia è sempre molto protagonista dei dischi di Etta Scollo. Il precedente Lunaria era stato dedicato alla scrittura poetica di Vincenzo Consolo, quest’ultimo Il passo interiore si muove nel Sud Est, tra Avola e Modica. Avola perché Etta Scollo parte dal Passo dopo passo di Sebastiano Burgaretta dello scorso anno, di cui mette in musica Il passo interiore e Shemà Adonay; Avola torna in N’amore bello, Tra la morte e la vita e I primi tempi trasposizione in musica di alcuni passi de La catastròfa di Paolo Di Stefano; Modica vive nei testi di U cielu cianci e L’amuri ca mi cuogghiu… poesie di Carmelo Assenza pubblicate in Mura a-ssiccu del 1983. E il Sud Est rivive anche nella lingua cantata dalla Scollo. «Il dialetto del Sud est è così ricco, così musicale, è un massaggio del cuore cantare queste canzoni. Le poesie di Carmelo Assenza, che volevo metter in musica già da alcuni anni, le ho voluti ascoltare dalla voce della figlia Elvira, linguista all’Università. Io sento molto dentro quello che scrive Burgaretta, il suo dialetto arcaico. La lingua di Burgaretta è una corda tesa in cui senti passare l’energia». E Burgaretta ha fornito il concetto del cielo, protagonista de Il passo interiore. Scollo: «Il cielo per me è rappresentato dall’immagine di copertina con la donna, la bambina e l’aquilone. La parola vola e volteggia come un aquilone».

la catastòfa di Paolo Di Stefano

Il lavoro sui testi de La catastròfa di Di Stefano, invece, risalgono ad un periodo precedente al disco. «Tutto è nato nel 2016, ci incontrammo con Di Stefano a Berlino. In quell’occasione mi chiese se avessi voluto lavorarci su musicalmente. All’inizio non me la sono sentita, poi rileggendo più volte quelle interviste a vedove, orfani e superstiti di Marcinelle cominciavo a sentire io stessa l’odore del grisou e quelle storie tragiche le ho sentite mie. Lo stesso Di Stefano, con Leonardo De Colle, ha poi realizzato la stesura drammaturgica dello spettacolo che è costruito come un recitar cantando mozartiano».
Il passo interiore, nella cifra stilista di Etta Scollo tra il folk, la cantata barocca, e la lettaratura che diventa melodia, è un disco fatto di nomi e cognomi - vedove, orfani e superstiti di Marcinelle (Camilla Iezzi in N’amore bello, la figlia Gemma in Tra la morte e la vita, Giuseppe Avanzato in I primi tempi), il compositore ungherese Gyorgy Ligeti, esule in Austria, in Le stanze di Ligeti, lo schiavo dei nazisti Shlomo Venezia in Shemà Adonay, l’ex sindaco Giusy Nicolini in Suite per Lampedusa -, persone che hanno la loro testimonianza da perpetuare per sempre. «E’ fondamentale, è la loro storia, io sono solo un amplificatore, mi metto al servizio di queste storie. Vedi il caso di Ligeti che nella prefazione al suo celebre quartetto d’archi, composto prima di fuggire dall’Ungheria dopo la fallita rivolta del 1956, descrive il periodo storico in cui compose, una cultura delle “stanze chiuse” in cui la maggioranza degli artisti decise di emigrare. Artisti che nel chiuso delle loro stanze hanno comunicato il futuro. Il brano è dedicato a quei ragazzi di oggi, chiusi nei loro lavori precari o nella loro stanza perché privi di lavoro, che avrebbero, però, tanta creatività da esprimere».

Passo dopo Passo di Sebastiano Burgaretta

La Sicilia, al momento, non rientra nei piani futuri di Etta Scollo. Almeno dal punto di vista di concerti. Non si esclude, invece, un ritorno, almeno parziale, dal punto di vista personale. «A dicembre andrò in scena a Berlino con l’Histoire du soldat di Igor Stravinskij, poi il prossimo anno vorrò provare a restare a Catania per un periodo lungo, almeno tre mesi. Ora arriccugghiemuni».

gianninicolacaracoglia@gmail.com

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0