Il disco

Carmelo Salemi, il suono del silenzio

Tra le radici a Pantalica e il video di "Negheb" girato sull’Etna, non poteva che essere il silenzio l’ispiratore di "Anaktoron", il nuovo disco del musicista di Sortino, che dopo anni di folk cambia registro con un album di musica contemporanea per clarinetto e pianoforte, suonato con la pianista classica catanese Ketty Teriaca

Pubblicato dalla Quarantanove Edizioni, "Anaktoron" di Salemi offre una varietà di sapori musicali: «Parto dal silenzio per arrivare al suono che colma i vuoti, a blocchi di suoni ispiratomi dai blocchi di pietra dell’Anaktoron, edificio megalitico di Pantalica». Gian Maria Musarra ha firmato il video di "Negheb" girato a 2850 metri a Piano delle Concazze

Ketty Teriaca e Carmelo Salemi

Ketty Teriaca e Carmelo Salemi al Teatro Garibaldi di Avola durante le registrazioni di "Anaktoron"

In tanti anni di musica, abbiamo conosciuto il sortinese Carmelo Salemi come brillante musicista folk, grazie all’uso un po’ sapiente e un po’ virtuoso del friscalettu, il flauto di canna della tradizione contadina, orizzonti che poi si sono aperti con gli ultimi dischi ad una world music siculocentrica, sempre legata alle radici popolari. Adesso la svolta verso una forma di composizione di più ampio respiro, musica contemporanea per clarinetto e pianoforte. «Dentro di me riposava questa anima d’autore che voleva andare oltre le composizioni più vecchie fatte di melodia e accompagnamento. Ho messo a frutto i miei studi di clarinetto al Liceo musicale Bellini di Catania».
Parte da lontano, però, la genesi di Anaktoron, progetto musicale più che semplice disco, uscito il 10 maggio, dove è affiancato dalla pianista classica catanese Ketty Teriaca. «L’idea è nata dal brano omonimo, che avevo scritto circa 20 anni, un brano per clarinetto e pianoforte che era rimasto nel cassetto. Poi ci siamo ritrovati con Emmanuel Maccarrone (tecnico del suono catanese spostatosi da anni su Roma da qualche anno lanciatosi anche nell’avventura discografica con la Quarantanove Edizioni nda), che è riuscito a tirare fuori il meglio che c’era dentro di me».

Anaktoron

All’inizio Anaktoron doveva chiudere, a mo’ di bonus, un altro progetto discografico dello stesso Salemi, realizzato questa volta in quartetto, che uscirà a breve. «Poi Maccarrone mi consigliò di farne un album intero. E così è stato, in un mese ho scritto i brani ed è nato Anoktoron. Abbiamo lasciato dal disco fuori un po’ di brani, li riprenderemo magari in futuro».
Il disco è stato registrato al Teatro comunale Garibaldi di Avola. «Avevamo bisogno di un ambiente adatto per questo tipo di sonorità. Già come fu per Hybla, quasi 20 anni fa, il disco è stato registrato in presa diretta in studio, un po’ come fa la Ecm (nota etichetta tedesca di jazz, avanguardia e world music nda). Seppur piccolo, il teatro di Avola ha un’ottima acustica».

L’intenzione di Salemi era quella di offrire una varietà di sapori musicali e l’obiettivo è stato raggiunto. Pur mosso dal desiderio di ampliare gli orizzonti musicali personali, sforzo di Salemi, è stato quello di non restare troppo ancorato ai rigidi confini della musica scritta, esigenza primaria dettata dalla presenza di una pianista classica come Ketty Teriaca: «Non è stato facile ma ci sono riuscito» commenta soddisfatto il musicista. Ketty Teriaca: «Due mondi musicalmente distanti i nostri. Non solo Anaktoron, ma tutti i brani mi hanno dato grandi soddisfazioni come pianista, comprese quelle parti un po’ jazzate che Carmelo ha scritto in versione semplificata per me e dove lui ha improvvisato sopra. Esplosivo è stato, poi, il connubbio fra friscalettu e pianoforte, sia su disco sia dal vivo».

Ketty Teriaca e Carmelo Salemi

Ketty Teriaca e Carmelo Salemi

E, già, perché l’album si chiude proprio con il friscalettu di Miliscani, una sorta di folk fusion molto mediterranea. In mezzo ad Anaktoron ci sono echi classici (Sacre pietre), pennellate di jazz (Negheb, Rossomalpelo, Xyphonia), sonorità che richiamano la musica klezmer, la tradizione ebraica del clarinetto (My Francis, dedicato al figlio Francesco), gioiosi riferimenti latini come il mambo (Geco Mambo). L’incedere dei due musicisti ha molto delle sonorizzazioni per il cinema o la tv (Rena rossa, Anaktoron, La lupa), quasi una colonna sonora in pectore di un film mai realizzato. «Non è ovviamente un disco di musica siciliana ma inevitabilmente il mio essere mediterraneo non può non trasparire anche in queste nuove composizioni. Dopo tutto, sono sì cittadino del mondo ma vivo in Sicilia, nella mia Sortino».
E se musicalmente la Sicilia questa volta resta fuori, gli echi pansiculi, almeno nei titoli, ci sono tutti. Anaktoron, la casa del principe Pantalica, così come Sacre pietre, sono un chiaro omaggio all’acropoli iblea, Rena rossa, Rossomalpelo e La lupa sono chiari omaggi alla Sicilia verghiana, Xyphonia celebra il mito delle Aci: «Adoro la mia terra, non la lascerei mai. E’ un luogo che mi ispira».


E per un musicista che viene da Pantalica non poteva che essere il silenzio uno dei grandi ispiratori. «Sì, parto dal silenzio per arrivare al suono che colma i vuoti, a blocchi di suoni come nell’incipit di Rena rossa, movimento ispiratomi dai blocchi di pietra dell’Anaktoron (edificio megalitico fatto di grossi blocchi nda), pietre non locali che non si sa come siano arrivate fin lì».
Silenzio protagonista anche sull’Etna, dove Gian Maria Musarra ha girato a ottobre il video di Negheb, addirittura a 2850 metri, a Piano delle Concazze. Teriaca: «Eravamo a cento metri dal cratere di Sud Ovest, all’inizio della Valle del bove. Abbiamo veramente patito il freddo. E’ stata una vera avventura portare su il pianoforte. Poi a mezzogiorno e mezzo il Vulcano ha cominciato a eruttare ed è calata una nebbia che non faceva vedere niente e siamo dovuti fuggire». Martedì 15 maggio il disco sarà presentato al Centro Zo di Catania, e prima del concerto sarà proiettato il video che si può vedere on line sulla pagina Youtube di Quarantanove Edizioni. Altre date seguiranno in seguito a Palermo e a Roma.

Una cosa è certa, questo disco sancisce la “separazione” di Salemi dal folk come lo ha suonato finora, senza rinunciare all’amato friscalettu. «Come dimostra il brano finale Miliscani, la storia continua ma voglio dimostrare come quel pezzo di canna può suonare musiche più colte ed evolute». Il connubbio fra il friscalettu di Carmelo Salemi e il pianoforte di Ketty Teriaca si è materializzato anche nel brano Il giardino di Pantalica che è colonna sonora del corto di animazione in 3d Il volo di foglie realizzato da Nathalie Signorini e Juan Pablo Etcheverry, su sceneggiature di Salvo Gennuso, prodotto dal medico-produttore catanese Fabio Teriaca.

Ketty Teriaca e Carmelo Salemi

Teriaca e Salemi al Teatro garibaldi di Avola durantre le registrazioni di "Anaktoron"

Questa fase di aperture abbraccia a tutto tondo Salemi che di recente ha varcato pure le frontiere nazionali. La casa di produzione cinematografica francese Why Not Productions ha inserito un vecchio brano di Salemi nella colonna sonora del film Bécassine! di Bruno Podalydés, tratto dall’omonimo cartone animato, in uscita in Francia il 20 giugno. «Hanno preso Teatro dei pupi, brano di quasi 20 anni fa, lo si può sentire anche nel trailer. Un bel segnale, per me. Spero che il film arrivi anche in Italia. Mi hanno fatto un contratto per 30 anni, per usufruire dei diritti. E mi hanno pure già dato dei soldi».
Da queste cose si capisce che l’Europa unita è ancora un sogno lontano.

Twitter: @Gnc1963

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