Il disco

Johnny Marsiglia: «"Memory" è un disco molto palermitano»

Come sempre affiancato dal produttore Big Joe, il rapper ha tirato fuori un nuovo album. Marsiglia: «Raccontiamo quello che ci circonda, i contrasti di una città bellissima dove non funziona quasi niente». Big Joe: «Volevamo fare il nostro nuovo disco a Palermo per ricominciare da dove siamo partiti»

Il nuovo disco del rapper palermitano arriva a due anni da "Fantastica illusione". Ritrovata la sintonia creativa, Marsiglia e Big Joe in questo quarto album sono andati vicini a cioò che cercavano: «Noi non cerchiamo il successo, ma la soddisfazione per aver fatto un buon lavoro, poter raggiungere una stabilità facendo quello che ci piace»

Johnny Marsiglia e Big Joe

Johnny Marsiglia e Big Joe

«Dai momenti in cui non sai chi sei ai momenti in cui va tutto ok, o fuori aspettano te o forza corri a ripararti». Questa strofa di La pioggia, gli applausi potrebbe benissimo essere il compendio di Memory, nuovo album in uscita oggi del rapper palermitano Johnny Marsiglia con la produzione di Big Joe per l’etichetta Sto Records/Atlanticx e la distribuzione Warner Music Italy. Classe ’86, al secolo Giovanni Marsiglia, figlio di madre capoverdiana e di padre siciliano il primo; classe ’88, palermitano doc, al secolo Sebastiano Lo Iacono il secondo, sono di fatto un duo anche se il nome sulla cover è uno soltanto. «Noi sappiamo di essere in due, quindi questa non è una cosa che cambia molto le cose. Chi ci ascolta lo sa che Johnny Marsiglia è prodotto da Big Joe», spiegano subito dopo averci fatto vedere il video di La pioggia, gli applausi (feat. Peter Bass) girato tra il Trapanese e le cave di Paternò, terzo estratto dell’album dopo Clessidra (feat. Davide Shorty) e Storie.

Memory arriva a due anni da Fantastica illusione, in questo quarto album avete trovato quello che cercavate?
«Ci siamo vicini – ammettono -. Noi non cerchiamo il successo, ma la soddisfazione per aver fatto un buon lavoro, poter raggiungere una stabilità facendo quello che ci piace. Avere avuto la possibilità di dedicarci alla musica e averlo potuto fare bene, per noi è già un successo».

I 13 pezzi di Memory raccontano molto della vostra vita diventando una sorta di vostra autobiografia musicale…
«Il concept del disco è quello di aprire la memory card dei nostri momenti migliori – spiega Marsiglia - Ognuno dei file racconta le esperienze che ci hanno segnato, gli amici, i familiari e la nostra città che è importantissima e per questo sempre presente nei nostri pezzi».

Quanto la città di Palermo ha ispirato il vostro lavoro?
«Tantissimo anche se, forse, non ce ne rendiamo precisamente conto. Raccontiamo quello che ci circonda: i contrasti di una città bellissima dove non funziona quasi niente, mare e monumenti incredibili che non vengono trattati e tutelati dalla gente come dovrebbe essere. Quello che manca ai palermitani è l’amore vero per la propria città. Probabilmente è una questione di assuefazione, solo allontanandosi da Palermo, come abbiamo fatto noi per un po’ di tempo, si capisce il suo valore, la sua Bellezza».

Voi avevate scelto di lasciare la città, però avete deciso di tornare. Come mai?
«Volevamo fare il nostro nuovo disco a Palermo per ricominciare da dove siamo partiti, ma in maniera più consapevole – spiega Big Joe -. Così abbiamo preso uno spazio in pieno centro per lavorare in città e, adesso, siamo tornati a fare base a Palermo che ci ha richiamati a sé. Forse per questo nel disco abbiamo sviluppato le tematiche della memoria. Tutto, però, s’è originato da una serie di conseguenze tra cui il mio ritorno a Palermo e i quattro anni di stop».

Johnny in uno dei pezzi racconti della tua adolescenza e della scoperta della musica mentre chi ti stava vicino truccava il motorino. Questo ti ha fatto sentire diverso?
«Per chi come me nel 2000 viveva alla Zisa era strano vedermi appassionare alla cultura hip-hop. I miei amici del quartiere che si chiedevano perché mi vestissi in quel modo, sono gli stessi che oggi si interessano ai miei live e mi chiedono quando mi vedranno in tivù, che nel loro immaginario comune è sinonimo di talent».

Hai mai pensato di parteciparci a un talent?
«No, perché vivrei male il fatto di non poter esprimere liberamente la mia personalità che è la cosa più importante della mia musica. Anche il fatto di aver fatto come questo in un momento come questo la dice lunga sulla nostra necessità di essere sinceri».

Fin qui il rap era sempre stato sinonimo di libertà, avete notato un cambiamento nella scena che vi porta a voler ribadire il vostro punto di vista?
«E’ positivo che la scena rap sia vivace come mai. Ma il nostro album si discosta dalle tematiche più in voga anche perché noi abbiamo firmato per un’etichetta (la Sto Records/Atlantic, ndr) che non ci ha mai detto: “Vogliamo il singolo dell’estate” o dato delle altre indicazioni. Qui non critichiamo lo studio a tavolino di un disco, ma a noi piace fare delle cose spontanee, seguire il trend ci avrebbe fatto male».

Perché ci avete messo 4 anni per fare un nuovo disco?
«In realtà ci abbiamo messo meno. Ma in questi quattro anni sono successe tante cose e poi non bisogna mai dimenticare la vita personale di ognuno di noi e niente succede per caso – dice Johnny -. Io lavoricchiavo come operaio a Varese e Joe era tornato a lavorare nell’attività di famiglia (una friggitoria tradizionale al Capo), non era il momento giusto per fare un disco. Poi un giorno abbiamo fatto una chiacchierata e siamo ripartiti a scrivere. Tanti pezzi sono rimasti fuori perché non erano in linea con la narrativa principale che stava venendo fuori».

Le tematiche trattate non sono spiccatamente rap, chi dovrebbe ascoltare "Memory"?
«In molti possono ritrovarsi nelle storie dell’album, non vogliamo fare musica solo per gli amanti del rap. Speriamo che abbia il giusto riscontro, vogliamo farlo ascoltare molto dal vivo e stiamo lavorando al calendario del tour che, probabilmente, partirà da Milano e, romanticamente, ci piacerebbe chiudere a Palermo. Il 24 maggio, alle 18.30, presenteremo l’album alla Feltrinelli di Palermo».

Memory di Johnny Marsiglia

La copertina di "Memory" di Johnny Marsiglia

Johnny, tu sei figlio di più mondi. Che influenza ha sulla tua musica l’origine capoverdiana di tua madre?
«Non sono stato spesso a Capo Verde, l’ultima volta avevo 14 anni (e vorrei tornarci quest’estate), ma sono cresciuto ascoltando Cesaria Evoria e immerso nella cultura di mia madre. In Passione c’è il mio ricordo di quando da piccolo sono andato a conoscere i miei nonni. Per il resto questo è un disco molto palermitano».

Della scena rap e trap mainstream apprezzate qualcosa?
«Ci piace Ghali (artista che pubblica con la loro stessa etichetta discografica, nda) il cui immaginario, pur molto più semplicisticamente, è molto vicino al nostro perché nei suoi pezzi lui vuole dare dei messaggi. Quello che, invece, nel passato hanno fatto Marracash e Co’Sang è incredibile. Poi ascoltiamo anche molto soul e funk, soprattutto quando quello di nuovo che ascoltiamo non ci soddisfa. E poi cosa c’è di meglio che ascoltare Curtis Mayfield al mattino».

Johnny Marsiglia

Giovanni "Johnny" Marsiglia

Twitter: @mariellacaruso

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