Il festival

Uzeda: «Il nostro grazie lungo 30 anni»

La rock band catanese all’Afrobar di Catania ha festeggiato tre decenni di musica con "Uzeda 30th" minifestival che ha coinvolto numerose band amiche dagli Shellac ai The Ex, dai June of 44 ai Black Heart Procession. Giovanna Cacciola: «Siamo sempre molto aperti, suoniamo quello che ci piace»

Sul palco dell’Afrobar la potenza degli Uzeda (Giovanna Cacciola voce, Agostino Tilotta chitarra, Raffaele Gulisano basso, Davide Oliveri batteria), il punk seminale degli olandesi The Ex; e poi gli americani, la combinazione scientifica di massa, velocità e tempo degli Shellac dell’amico fraterno Steve Albini, la poesia dei Black Heart Procession, il suono di culto dei June of 44; e ancora gli italiani, il ritorno del post punk firmato Three Second Kiss; infine, last but not least, i catanesi con i ritmi serrati dei Tapso II e la psichedelia degli Stash Raiders. Anche i dj set saranno speciali con il redivivo Max Prestia, il fratello maggiore di tutti i dj e giornalisti rock catanesi

Gli Uzeda

Gli Uzeda, da sinistra Agostino Tilotta, Giovanna Cacciola, Davide Oliveri e Raffaele Gulisano

Un compleanno speciale, quello degli Uzeda, la storica rock band catanese che festeggia 30 anni di attività con due giorni di musica, venerdì 25 e sabato 26 maggio, all’Afrobar della Plaia di Catania. Un minifestival, chiamato Uzeda 30th, dove i quattro musicisti etnei hanno chiamato a suonare alcuni amici speciali. Questa la line up del mini-festival: 25 maggio (a partire dalle ore 19), Uzeda, Three Second Kiss, The Black Heart Procession, Shellac, guest dj set di Max Prestia; 26 maggio (a partire dalle ore 16), Uzeda, Stash Raiders, Tapso II, June of 44, The Ex, dj set di Max Prestia.

Shellac

Shellac

Sul palco dell’Afrobar la potenza degli Uzeda (Giovanna Cacciola voce, Agostino Tilotta chitarra, Raffaele Gulisano basso, Davide Oliveri batteria), il punk seminale degli olandesi The Ex; e poi gli americani, la combinazione scientifica di massa, velocità e tempo degli Shellac dell’amico fraterno Steve Albini, la poesia dei Black Heart Procession, il suono di culto dei June of 44; e ancora gli italiani, il ritorno del post punk firmato Three Second Kiss; infine, last but not least, i catanesi con i ritmi serrati dei Tapso II e la psichedelia degli Stash Raiders. Tutti sullo stesso palco, diventeranno un unico linguaggio, privo di confini e limiti.

Max Prestia

Max Prestia

Proprio per questa occasione, June of 44 e Three Second Kiss hanno scelto di tornare sulle scene: l’attesa band statunitense si riunirà dopo ben 19 anni (e suonerà in Italia per altre tre date) mentre la band italiana festeggerà il proprio primo quarto di secolo. The Ex, Shellac e Black Heart Procession suoneranno in esclusiva, con data unica italiana. Anche i dj set saranno speciali con il redivivo Max Prestia, il fratello maggiore di tutti i dj e giornalisti rock catanesi.

The June of 44The June of 44

Spiaggia, mare e tanto rock’n’roll. «Il posto per noi è la spiaggia, il mare, la magnifica visione dell’Etna, è la Plaia – commenta Giovanna Cacciola -. Trent’anni passano che non te ne accorgi neanche e il nostro è un pensiero di gratitudine. Intanto siamo grati con noi stessi perché la presenza non è mai scontata né garantita. Grati, poi, verso chi ci ha seguito in questi anni, verso chi ci è stato accanto, verso chi si è avvicinato alla nostra musica più di recente. Il nostro, però, è il desiderio di celebrare quello che è oggi, senza malinconie». Dopo i Denovo, che nei primi anni 80 diedero il “la” al nuovo rock made in Catania, gli Uzeda espatriarono il rock siciliano facendolo dialogare con il rock americano, così come ai tempi Cesare Basile e i Quartered Shadows, da Berlino, dialogavano con il rock mitteleuropeo.  Cacciola: «Ai tempi abbiamo fatto la difficile scelta di restare a Catania, e da qui ci siamo spostati un po’ ovunque, dove la vita ci ha portati. Oggi il mondo Uzeda è molto variegato, anche dal punto di vista musicale dove ciascuno dei quattro ha coltivato progetti propri. La cosa bella è che siamo rimasti sempre molto aperti, e suoniamo sempre quello che ci piace».

The Ex

The Ex

In ciascuna delle due sere saranno sempre gli Uzeda ad aprire e mai a chiudere. «Noi siamo gli ospiti e non potevamo non accogliere gli amici accorsi a suonare, come nella migliore tradizione sicula. E abbiamo pensato la line up delle due serate senza un vero headliner, per noi sono tutti di uguale importanza, ma pensando alla naturale progressione delle band». Nella line up non poteva mancare Steve Albini, colui che ha registrato da Waters in poi, escluse le Peel Sessions, tutti i dischi della band, fino all’ultimo Stella del 2006. Albini è un vero fratello ormai degli Uzeda e ovviamente arriva a Catania con gli Shellac, progetto condiviso dal 1992 con il batterista Todd Stanford Trainer e il bassista Robert Spurr Weston IV. «Anche gli altri sono fratelli per noi. Come gli olandesi The Ex, l’altra band europea ad aver inciso per la Touch&Go. Le nostre strade si sono sempre incrociate all’estero, ma mai qui in Italia. Anche loro hanno rivoluzionato le loro vite intorno alla musica».

The Black Heart Procession

The Black Heart Procession

Una festa speciale può essere anche il momento buono per annunciare qualche bella novità. A cominciare dai brani nuovi e un disco nuovo. «Abbiamo tanti brani pronti, dovremmo registrarli entro la fine dell’anno. Noi suoniamo sempre dal vivo i brani nuovi. Proprio adesso ne abbiamo uno nuovissimo, ancora senza titolo, che stiamo testando dal vivo». Il lungo lavoro realizzato con la Touch&Go, però, non proseguirà nel prossimo album degli Uzeda perché l’etichetta di Chicago ha smesso di produrre nuovi album. «Tranne quelli degli Shellac – annuncia Giovanna Cacciola -, lavorano ormai col back catalogue. Quindi con Touch&Go mi pare difficile che si possa fare qualcosa di nuovo. Non sarà facile ma dobbiamo trovare una realtà discografica che ci faccia sentire a nostro agio».

Three Second KissThree Second Kiss

Di cosa parleranno i brani nuovi? «Difficile spiegarlo. Ci siamo noi stessi, le contraddizioni che viviamo personalmente, una condizione sociale e storica inquietante, che ti dà pensiero. La musica per noi ha una funzione quasi onirica, un sogno che ti permette di scaricare le tensioni, tutto quello che hai vissuto». E se negli anni 90 gli Uzeda sono stati i paladini italiani del noise, oggi il rumore è ancora bello? «Il rumore, se lo trasformi, è sempre bello, è la colonna sonora del quotidiano, almeno in città. Il rumore secondo me viene fuori anche negli scrittori, nei poeti, viene elaborato, trasformato e offerto in una forma diversa. Ognuno accorda la propria vita, come una chitarra, sulla base di quello che percepisce».

Stash Riders

Gli Stash Riders

Negli anni d’oro gli Uzeda erano diventati una factory, un punto di riferimento per tante nuove band catanesi degli anni 90 (Jerica’s, Keen Toy, 100%, Plank per citarne alcuni) che avevano trovato nei quattro rocker etnei un modello, anche stilistico da seguire – erano gli anni in cui il noise aveva raggiunto l’apice -, oltre che etico. Uzeda voleva dire anche Indigena Records, oltre che management, che produsse numerose band dell’epoca e la compilation Lapilli che ne racchiudeva tanti di loro e diede voce sonora al progetto Rockemergendo. Oggi quello spirito di aggregazione si è perso nel mondo della musica. «Ma non solo a Catania, un po’ ovunque – commenta la cantante catanese -. Ai tempi noi abbiamo semplicemente incoraggiato quei ragazzi dicendo loro che si poteva fare. Lungi da noi l’intenzione di influenzarli, volevamo solo che fossero liberi di fare».

Tapso II

Tapso II

E ai tempi la voglia di fare non mancava, anche la voglia di fare un percorso insieme come quello del mondo Indigena. «Voglia di fare che c’è tutt’ora, attenzione. Un’esperienza come quella si potrebbe ripetere, sta ai ragazzi di oggi portarla avanti. Sempre nella massima libertà». Di quell’esperienza sabato 26 maggio ci sarà una testimonianza diretta con i catanesi Tapso II dove oggi militano Stefano Garaffa Botta, ex Jerica’s, e Giancarlo Mirabella ex 100%. «Persone che poi hanno realizzato tutto da soli, facendo tanti sacrifici perché anche loro hanno scelto di restare qui. Oggi è molto più difficile suonare rispetto a qualche anno fa, manca molto, e in tutta Italia, l’apporto dei centri sociali che hanno permesso a tanta musica indipendente di esprimersi».

Uzeda

Una vecchia foto degli Uzeda

Oggi si vive la contraddizione dell’abbattimento dei costi di produzione grazie alla tecnologia digitale che si scontra con la difficoltà a farsi conoscere. Lo spirito punk del Do It Yourself, del fare tutto da sé, se anni fa era una rivolta contro il sistema della major, oggi è una necessità se si vuole esistere, eppure... Giovanna Cacciola: «Non c’è nulla di meglio che continuare a fare da soli. La tecnologia digitale, indubbiamente, aiuta però oggi questa esigenza del feedback di consenso, soprattutto social, prima ancora di aver realizzato qualsiasi cosa, secondo me complica le cose. Non puoi secondo me cercare un’audience virtuale, non è una cosa che né io né i miei compagni di band riusciamo a concepire».

Twitter @Gnc1963

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