Talenti della classica

Silvia Vaglica: «Farò ascoltare la mia musica al mondo»

Come concertista sogna per sè un’audience internazionale la 23enne pianista palermitana, allieva del Maestro etneo Daniele Petralia: «Nel 2019 suonerò negli Stati Uniti, spero di esprimere la mia musica anche in altri continenti per fare conoscere le mie interpretazioni»

La giovane pianista di Monreale, oggi insegnante in una scuola di eccellenza nel capoluogo siciliano, protesa alle nuove frontiere della musica, si racconta con entusiasmo, avvolta da una grande passione per la musica a trecentosessanta gradi

Silvia Vaglica

Silvia Vaglica

Protesa alle nuove frontiere della musica, la pianista Silvia Vaglica, nata a Palermo ventitre anni fa oggi residente a Monreale, si racconta con entusiasmo, avvolta da una grande passione per la musica a trecentosessanta gradi. Di attitudine precoce sin da piccolissima, è entrata al Conservatorio di Palermo all’età di sette anni, già determinata verso la scelta del pianoforte, sotto la guida della professoressa Marzia Manno, con la quale ha brillantemente concluso gli studi con il massimo dei voti e la lode. Oggi insegna pianoforte all’Istituto Don Bosco Ranchibile di Palermo, una scuola di eccellenza, dove ha attivato diversi laboratori di musica, traendone un’ampia gratificazione. Attualmente si perfeziona col Maestro Daniele Petralia.

Daniele Petralia e Silvia VaglicaDaniele Petralia e Silvia Vaglica

La giovane pianista, dopo il primo traguardo, si è guardata intorno per approfondire i suoi studi anche in altri settori, come quello della musica da camera, che l’ha visto conseguire sempre a Palermo il diploma accademico di secondo livello col Maestro Alberto Giacchino, con altissimi risultati.

Cosa l’ha attirata in seguito? E cosa l’ha segnata in modo particolare?
«Ho proseguito gli studi viaggiando in Italia e in Europa, per vari corsi di perfezionamento che hanno contribuito alla mia crescita. L’esperienza più significativa è stata certamente a tredici anni, quando mi sono esibita da solista con l’orchestra, al Conservatorio di Palermo e poi al Teatro Politeama: in quell’occasione, insieme ad altri colleghi, ho preso parte al concerto per tre pianoforti e orchestra di Mozart che mi ha dato la possibilità di un’esperienza meravigliosa con la dimensione orchestrale. Inoltre, sempre nello stesso luogo, nel 2013, nel concerto di inaugurazione della stagione, ho eseguito il Capriccio brillante di Mendelssohn per pianoforte e orchestra: è l’autore che preferisco, perché rispecchia di più la mia sensibilità vicina al romanticismo».

A tale proposito, quale peculiarità coglie in questo tipo di esibizione, rispetto a quella solistica?
«Sono due tipi di concerti differenti, ma complementari: quella solistica mi impone una condizione di responsabilità verso me stessa, facendomi esprimere tutto con la mia sola capacità, in quanto sono io da sola con lo strumento; il concerto con l’orchestra è certamente un’esperienza che mi arricchisce maggiormente perché mi fa entrare in un’atmosfera più profonda, dove ogni strumento col suo timbro e sonorità concorre alla resa completa di un’opera in modo affascinante».

A parte il repertorio romantico, quali autori la attraggono?
«Oltre a Mendelssohn, Liszt e Chopin, mi piace il Novecento di Prokofiev e Shostakovic. Mi attirano anche brani inediti di compositori miei contemporanei, come miei colleghi che compongono musiche minimaliste e d’avanguardia; ad esempio del palermitano Simone Piraino ho inciso brani per pianoforte, quartetto e quintetto d’archi, è musica molto originale».

Da una cellula minimalista possono scaturire prosecuzioni inaspettate, che rispecchiano la fantasia creativa di chi compone. Prova interesse anche per questo versante? Quali sono i suoi progetti imminenti?
«Veramente preferisco eseguirle queste musiche, ma non mi precludo nessuna strada. Ho in programma di esibirmi l’anno prossimo negli Stati Uniti, grazie all’apertura intellettuale che mi dà il perfezionamento col maestro Daniele Petralia, che è un artista cosmopolita».

Cos’è quindi il perfezionamento?
«E’ soprattutto la maturazione di un percorso evolutivo che conduce un concertista a divenire un grande artista. Non conta solo l’acquisizione di una tecnica o della consapevolezza di varie tipologie di repertorio, ma la crescita globale che ci fa aprire anche agli altri settori della cultura, come l’arte o la poesia. Io spero di esprimere la mia musica anche in altri continenti per fare conoscere le mie interpretazioni. Questo è un mio sogno nel cassetto e tengo a realizzarlo».

annaritafontana@virgilio.it

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