Il disco

Harundo, viaggio dalla Sicilia andata e ritorno

"Midland" è il terzo disco dell’ensemble catanese di world music che rielabora in maniera autoriale le radici della musica tradizionale per danza. Il titolo è un omaggio alla centralità dei siciliani, più ancora che dell’Isola. Tra gli ospiti Rita Botto voce in "Millesimi d’istanti" 

Il polistrumentista Giampiero Cannata autore dei brani di "Midland": «Pur partendo dalla musica di stampo popolare del grande Mediterraneo, che abbraccia dalla Penisola Iberica al Nord europa fino ai Balcani lasciamo spazio a esperienze che vengono dal nostro passato»

Harundo

Gli Harundo, da sinistra Filippo Fasanaro, Alexandra Dimitrova, Giampiero Cannata e Giuseppe Minutolo

Il concetto è quello del viaggio di ritorno, e non si tratta di una semplice citazione del vecchio brano Viaje de vuelta del 2011. Per licenziare Midland, terzo disco del progetto Harundo, il polistrumentista catanese Giampiero Cannata (basso, mandolino ukulele, percussioni, voci) ha impostato un percorso quasi a ritroso, volto alla riscoperta di un passato in cui le svariate esperienze musicali dei singoli componenti dell’ensemble - formato con lui dalla violinista Alexandra Dimitrova, dal chitarrista, sia acustico che elettrico, Giuseppe Minutolo e dal percussionista Filippo Fasanaro -, si rivelano utili a esprimere l'inquietudine dei tempi moderni e l'unicità del presente. E poiché nella musica, come in tutta la natura, nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, per capire come nasce questo disco di world music made in Sicily, frutto di tante contaminazioni dello spirito oltre che del pentagramma, bisogna risalire addirittura ad una decina di anni fa.

Harundo Midland
«I lavori per la realizzazione di questo disco sono iniziati nel 2008 – racconta Cannata -, quando io, uscito dai Nakaira per sperimentare cose diverse, cercavo nuovi punti di vista sull’influenza della musica tradizionale, e lo trovai nella musica per danza, un fattore comune ai tre dischi di Harundo. Il primo Zeromorph era più legato alla sperimentazione, il secondo Kopar (nome di una spezia bulgara nda), è un tuffo nella musica mediterranea in senso ampio, partendo dalla penisola iberica, arrivando al Nord Europa e chiudendo il suo percorso con i Balcani. Volevano un confronto fra le culture ma da un punto di vista espressivo più che geografico».

Harundo era per i latini la canna da cui derivano molti degli strumenti a fiato che accomunano le radici musicali europee. Se guardiamo, però, ai musicisti che suonano oggi in Harundo il friscaletto siciliano “in organico” non c’è ma appare solo suonato da Carmelo Colajanni ospite nel brano Icarus e nel brano Millesimi d’istanti che vede guest alla voce Rita Botto. Anzi, diciamo proprio che la musica siculocentrica in Harundo non esiste.
Cannata: «No, in questo album certamente non c’è. Per noi l’Harundo era il denominatore comune delle culture del Mediterraneo a cui noi facevamo riferimento. E in quest’ottica, all’inizio del decennio, abbiamo avuto una fase in cui gli strumenti a canna di Carmelo Colajanni, che ancora collabora con noi, ci permettevano di allargare gli orizzonti».
Oggi strumento centrale del progetto Harundo è il violino della musicista bulgara, catanese d’adozione da un quarto di secolo, Alexandra Dimitrova. «Alexandra viene dalla musica classica – spiega Cannata - ma avendo avuto una formazione musicale in Bulgaria conosce bene il folk, tipico della preparazione di quell’area. Il suo stile, quindi, è versatile, sempre in bilico fra le due sensibilità, quella rigorosa e austera, da una parte, ma dolce e melodica, dall’altra, della classica, e quella ritmica e passionale del folk».

Midland si scosta dai dischi precedenti di Harundo, sia concettualmente sia stilisticamente. Intanto l’ensemble si è ristretto a 4 elementi, privilegiando quindi l’essenzialità del messaggio musicale. «Questa essenzialità si spiega anche in una autenticità nel nostro modo di vivere la vita e i rapporti fra musicisti - racconta il musicista etneo -. Ci siamo “isolati” e calati in una dimensione di serenità lontana dall’obbligo di esserci, imposto dai social. Pur partendo dalla musica di stampo popolare lasciamo spazio ad esperienze che vengono dal nostro passato. Idee sviluppate, con il tempo che era necessario, quasi a cantiere aperto in sala, idee che ci portavano a rivalutare il nostro passato. Così tutti si sono sentiti parti in causa, responsabili dell’arrangiamento dei brani».

Harundo

Harundo

Il titolo Midland è un omaggio alla centralità dei siciliani, più ancora che della Sicilia stessa. «Midland vuol dire entroterra e rappresenta l’entroterra di ciascuno di noi. L’entroterra solitamente è visto e vissuto come un ambito territoriale un po’ isolato refrattario ai rapporti. Io ho visto l’aspetto positivo dell’isolamento, è l’ultimo baluardo di quell’autenticità che il mondo contaminato esterno non è più in grado di offrire. Autenticità che noi esprimiamo nella nostra musica, nella nostra arte».
Per registrare Midland, gli Harundo, oltre che da Rita Botto e Carmelo Colajanni, hanno avuto la collaborazione di Adriano Murania alla chitarra elettrica e di Jali Diabate alla kora in Azimuth, di Bara Gianie alla voce in Riverline e di Claudia Lanzafame alle percussioni in Icarus e Millesimi d'istanti. Nella varietà di stili dell’album, nella title track si coglie una certa idea di fusion che discosta pian piano dagli stilemi popolari, mentre il jazz manouche fa capolino in Monkey trade e il progressive rock in Videotruth. E diciamolo pure che tutta l’impalcatura generale dell’album ha un retrogusto progressivo. «E’ un album concept - ci tiene a chiarire Cannata -, che descrive attraverso paesaggi sonori densi e rarefatti, l'ideale compimento viaggio di ritorno, in cui groove possenti vengono arricchiti da incursioni elettriche e rumoristiche, realizzate anche in modo assolutamente non convenzionale, con il ricorso ad oggetti disparati di uso quotidiano».

I siciliani, si sa, sono frutto di contaminazioni storiche quindi le contaminazioni di Midland, per i componenti di Harundo sono assolutamente naturali: in Riverline, un ukulele suonato finger style, incontra il canto africano di Bara Gianie. «Il nostro è un approccio della musica d’autore, ibrida, che può esser tutto. Per questo abbiamo chiamato Rita Botto nel brano Millesimi d’istanti che chiude l’album, un brano dal tema molto largo che mi ha fatto pensare subito al suo modo molto profondo di interpretare i brani tradizionali. Quindi le ho chiesto di scrivere un testo su una struttura musicale che le ho dato io. Anche questa è contaminazione».
Alla fine, quindi, in questo viaggio nel grande Mediterraneo eurocentrico, gli Harundo, cittadini del mondo, incontrano anche la loro Sicilia. Cannata: «Alla fine non puoi non essere influenzato dalla terra in cui vivi».

Twitter: @Gnc1963

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