Il musicista

Flaviano Pennisi: «Suonare Unniedderè è un omaggio alla mia terra»

Suonare “ovunque” per diffondere l’arte delle percussioni. E’ questa la mission del batterista catanese che due anni carica sul web dei video in cui suona nelle strade e negli angoli più disparati della Sicilia, come nell’antica Cava Asero di Nicolosi, ultimo set naturale

Suonare dentro un cratere non è una cosa che avviene spesso: «Nutro il desiderio di avvicinare la gente all’arte delle percussioni, così da mostrarne tutta la sua bellezza». Il progetto itinerante del batterista etneo continuerà nonostante il recente impegno di suonare nella formazione di Samuel Storm, tra le rivelazioni dell'ultimo X-Factor

Flaviano Pennisi

Flaviano Pennisi mentre suona nell'antica cava Asero di Nicolosi

L’arte di strada fa tappa in un cratere dell’Etna. “Suona” strano, ma è così. L’artista in questione è il catanese Flaviano Pennisi, un ventottenne batterista e percussionista, ideatore di Suonare Unniedderè Project che viene veicolato attraverso la pagina facebook in cui confluiscono tutti i video che, negli ultimi due anni, lo ritraggono all’opera in uno scorcio diverso della Sicilia, mentre si esibisce in strada in compagnia di tre inseparabili amici: la batteria, le bacchette e l’Iphone.
L’ultima esibizione è stata realizzata nell’antica cava Asero di Nicolosi, situata all’interno del parco dell’Etna, proprio nel punto in cui si arrestò la colata lavica del 2001. Un omaggio al vulcano, dunque, che «è la mamma di tutti i siciliani», come sostiene l’eclettico artista, ma anche alla Sicilia, che è la quinta di ogni suo progetto video. Ma c’è dell’altro.

Flaviano, dopo tanto girare “unniedderè”, ha “trovato casa” nella band di Samuel Storm (il quarto classificato a X-Factor 2018) «grazie alla consapevolezza del mio talento - dice il giovane artista - e alla fiducia in me stesso. Il Suonare Unniedderè Project non si fermerà, anche se dovrò tenere conto di vari impegni artistici».

Ritornando all’esibizione nel cratere, com’è nata quest’idea alquanto insolita?
«Dalla volontà di trasmettere la mia personalità e di omaggiare, di tappa in tappa, la mia terra. D’altronde, questo è il senso di Suonare Unniedderè. Nutro il desiderio di avvicinare la gente all’arte delle percussioni, così da mostrarne tutta la sua bellezza. Ho realizzato la performance nella cava Asero di Nicolosi durante i primi giorni di maggio. È stata un’esperienza parecchio suggestiva, non posso nasconderlo».

Con quale frequenza realizzi le tue performance?
«Circa una volta al mese vado a “caccia” di luoghi. Mi piace pensare che i video vadano “gustati” e, soprattutto, spostandomi in tantissime provincie della Sicilia, devo suddividere il mio tempo in modo funzionale. Ho diversi impegni con altri artisti e cerco di non tralasciare alcunché».

Hai mosso i primi passi in giro per la Sicilia portando con te solo bacchette, batteria e Iphone. Il coraggio e la voglia di farcela, però, sono stati gli “strumenti” più funzionali che hanno dato fiato al tuo progetto. A distanza di due anni, come è cresciuto Suonare Unniedderè Project?
«Ho iniziato con mezzi più rudimentali rispetto agli attuali. Oggi, grazie ad una strumentazione all’avanguardia, realizzo anche riprese aeree, come nel caso della tappa a Nicolosi, dove ho messo in campo anche un drone».

Chi ha supportato la tua passione?
«La mia famiglia: sono stato aiutato spesso da mio fratello, impegnato a riprendermi mentre mi esibivo. Devo ringraziare anche la mia ragazza che, da un anno, si occupa anche lei delle riprese e gestisce per me le pagine social e, ultima ma non meno importante, mia madre, il cui supporto e incoraggiamento hanno un valore immenso».

La prossima tappa è suonare all’interno dell’orchestra di Samuel Storm. Cosa provi?
«Sono orgoglioso, soddisfatto e felice. Questa possibilità mi fa comprendere di avere seminato bene. Per anni ho studiato otto ore al giorno, con l’obiettivo di riuscire a essere un bravo batterista, quindi mi sento davvero felice per tutte le soddisfazioni che sto ricevendo. In realtà, in precedenza ho già avuto esperienze simili: ho suonato per artisti conosciuti, ho aperto live importanti (come quello di Dj Sanny J, nda) e ho portato sui palchi alcuni miei progetti. Sono stato sempre convinto che ce l’avrei fatta a farmi conoscere, ma la realtà sta superando le aspettative».

Cosa suggerisci ai ragazzi che sognano di entrare nel mondo della musica, ma hanno a disposizione pochi mezzi per farlo?
«Di iniziare a studiare uno strumento da molto piccoli e di concentrarsi sul proprio talento. La costanza e la preparazione impongono dei sacrifici enormi, paragonabili a quelli compiuti da un atleta che si prepara per le Olimpiadi. E poi occorrono, altresì, assenza di invidia e di gelosie tra colleghi, bisogna anche essere umili ma mai falsi modesti e, soprattutto, avere tanta originalità. D’altronde, un artista è tale perché non copia, bensì crea».

pierangelacannone88@gmail.com

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