World music

Luca Recupero: «Catania città del dialogo interculturale»

Con l’anteprima del film "The strange sound of happiness" di Diego Pascal Panarello comincia il 28 giugno e prosegue fino al 1° luglio la nona edizione del Marranzano World Fest, progetto internazionale ideato e diretto dal musicista ed etnomusicologo catanese

Una edizione dedicata ai tamburi, la nona del Marranzano Wolrd Fest che come ogni anno valorizza un repertorio siciliano attraverso il confronto con realtà internazionali legate all’uso di strumenti della stessa famiglia. E da una dimensione global degli anni scorsi si è passati ad una più glocal. Recupero: «E come mai prima, la città è coinvolta»

Luca Recupero

Luca Recupero e il suo inseparabile marranzano

«Un festival come il Marranzano World Fest denota una grande vivacità della città, soprattutto in tema di integrazione culturale. Come mai prima, Catania è coinvolta». L’adrenalina di Luca Recupero è al massimo a poche ore dall’inizio del festival di musiche dal mondo (sul web www.marranzanoworldfest.org ) che dal 2005, grazie alla sua idea, fa della città del Vulcano un fulcro del dialogo interculturale. Ormai è tutto pronto per la nona edizione del progetto ideato e diretto dal musicista ed etnomusicologo catanese con l’Associazione MoMu Mondo di Musica, e prodotto dall’Associazione musicale etnea in collaborazione con l’Università di Catania che lo ha inserito ancora una volta nel cartellone estivo di Porte aperte Unict.
Si inizia giovedì 28 giugno con l’anteprima al cinema King (proiezioni alle 19.15 e alle 21.15), del film The strange sound of happiness dell’augustano Diego Pascal Panarello, racconto di un viaggio dalla Sicilia alla Yakutia in Siberia sulle tracce del marranzano, con interventi musicali dell’autore e di altri ospiti del festival.

Una edizione dedicata ai tamburi, la nona del Marranzano che come ogni anno valorizza un repertorio siciliano attraverso il confronto con realtà internazionali legate all’uso di strumenti della stessa famiglia. Come accennato da Recupero, quest’anno più che mai c’è coinvolta Catania, e da una dimensione global degli anni scorsi si è passati ad una più glocal. «L’accostamento lo abbiamo cercato con cose che abbiamo vicine in questa città – commenta il musicista -, come Sambazita, la piccola scuola popolare di samba creata da Manola Micalizzi all’interno delle attività di Gammazita, e che funge da centro di aggregazione nel quartiere di San Cristoforo. Sambazita è una bella esperienza e per valorizzarla abbiamo invitato il percussionista brasiliano Neney Santos, musicista di Bahia che ha suonato con grandi nomi sia in Brasile, da Caetano Veloso a Carlinhos Brown, ma anche in Italia, da Jovanotti a Mario Venuti». Santos terrà un workshop di percussioni afro-samba per i musicisti dell’orchestra Sambazita, workshop che sarà comunque aperto a tutti, e poi domenica sera, nel cortile esterno dei Benedettini, chiuderà il festival suonando con i Cafè do Brasil, il gruppo di Manola Micalizzi, Alessandro Sirna, Franco Barresi e Tommaso Noce.

Sambazita

Manola Micalizzi a capo della piccola scuola di samba Sambazita

neney Santos

Neney Santos

L’aspetto glocal del Marranzano Wolrd fest 2018 avrà anche una gamba africana, con la festa del Sabar che coinvolge la locale comunità senegalese. Sabato 30 giugno, infatti, nel cortile esterno dei Benedettini, sarà la notte dei Tamburi in festa con i musicisti siciliani Peppe Di Mauro e Giorgio Rizzo, i tammurinari siciliani di Casteltermini, Troina, Monforte San Giorgio e Misilmeri, e U Tanneber, la festa Sabar del Senegal. «Il Sabar, che è musica tradizionale senegalese, qui da noi non si ascolta molto – spiega Recupero -. Il Sabar è una tradizione wolof, tipicamente senegalese, di altissimo rilievo, molto antica, addirittura preislamica, caratterizzata dal fatto che ci sono quattro tamburi che suonano insieme ed hanno parti scritte in polifonia che recitano dei messaggi, fanno delle preghiere, in un legame vero fra linguaggio e musica. Per la festa Sabar arriveranno da Roma dei veri griot, nella lingua wolof Ngwel, eredi di famiglie di artisti che si tramandano queste conoscenze da centinaia di anni e conoscono questi repertori. Con questi tre musicisti – Mbar Ndiaye, Ady Thioune e Abdou Khadre Diop - suoneranno Umi Mbaye, Mor Mbaye e Kharim Seck, musicisti che vivono a Catania. A loro si unisce Sourakhata Dioubate, musicista della Guinea che noi conosciamo bene per aver suonato con Ipercussonici ed aver realizzato laboratori con Carlo Condarelli, per noi un perfetto punto di raccordo fra il mondo afro della città e i tre ospiti che vengono da Roma, due realtà che conosce bene».

Ady Thioune

Ady Thioune suona il tamburo parlante

Sourakhata Lab Dun Dun Dance

Sourakhata Dioubate Lab Dun Dun Dance

I musicisti africani ci portano gli strumenti della tradizione, mentre con i musicisti siciliani invece parliamo di futuro e di grandi innovazioni nel mondo delle percussioni. Recupero: «Sì, gli africani suoneranno a mano e bacchetta il tamburo parlante, che non è altro che il tama del Sabar, strumento che si usa da circa 500 anni, mentre sia Giorgio Rizzo che Peppe Di Mauro presentano due loro invenzioni molto interessanti. Rizzo ha inventato la Wambooka, il tamburo ad acqua, mentre Di Mauro ha creato l’air pedal tuning per accordare tramite pedale ad aria i tamburi a cornice».

Giorgio Rizzo e wambooka

Giorgio Rizzo e la sua wambooka

Ma nel Marranzano 2018 ci sarà posto anche per le tradizioni siciliane. «Certo, omaggeremo le figure dei tammurinari, attraverso la famiglia Nobile di Casteltermini, e altri musicisti da Troina, Misilmeri e Monforte San Giorgio. Domenica, dalle 18, il centro storico sarà invaso da una parata multietnica con l’orchestra Sambazita e Neney Santos, i tamburi Sabar del Senegal e i tammurinari siciliani. E ad essi si unirà anche il coro popolare Omfalos che sta preparando un pezzo sia con Sambazita sia con i tammurinari. Omfalos, composto da non professionisti, è nato da una mia idea durante i laboratori del festival dello scorso anno per eseguire i cori polivocali della tradizione siciliana. Eseguiranno canti tradizionali anche scomparsi, come quelli dei tonnaroti, che esistono solo trascritti nelle raccolte del Favara».

Tammurinari di Casteltermini

I tammurinari di Casteltermini durante il Tataratà

Il coro Omfalos è diretto da due protagoniste siciliane del folk, la palermitana Matilde Politi e la catanese Simona di Gregorio che chiuderanno con la loro voce di Sicilia una serata internazionale, quella della Marranzanite, venerdì al Chiostro di Ponente dei Benedettini, dedicata al marranzano, e che vedrà sul palco i musicisti siciliani, tra i quali Diego Pascal Panarello, l’indonesiano Tapa Sudana, i cileni La Ruta del Trompe, i francesi Elders’Tone e i newyorkesi TriBeCaStan. «Questi fanno parte del grande caleidoscopio internazionale del marranzano – commenta Recupero -, del circuito internazionale degli scacciapensieri, che non manca mai di riservare soprese. Il maestro Tapa Sudana farà anche un laboratorio di voce e corpo, sul Kechak, tecnica di percussione vocale balinese, con cui farà la performance finale domenica alle 20 al Chiostro di ponente».

Tapa Sudana

L'indonesiano Tapa Sudana e lo scacciapensieri di Bali

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