L'intervista

Capossela: «Ogni uomo che attraversa il Mediterraneo è un nuovo Ulisse»

Il cantautore a metà luglio in Sicilia, dove lo attende l'orchestra del Teatro Massimo di Palermo diretta da Stefano Nanni, per il suo Orcæstra tour che tocca Palermo, Taormina e Noto per poi buttarsi a capofitto nello Sponz fest della sua Calitri dal 19 al 26 agosto

Orcæstra è un concerto che spazia nel repertorio dal primo disco ad un’anticipazione del futuro: «L’orchestra è un grande Leviatano, un animale di grandi proporzioni che divora il passato e la musica e la risputa fuori in forma di canto». Per i tre concerti siciliani Capossela ha voluto i brani nati sull'Isola, "L'uomo vivo" sulla Pasqua di Scicli, e "S.S. dei naufragati". Una scelta di coraggio, quest'ultima, visto il feroce dibattito pubblico sui migranti: «La poesia sta dalla parte dell’uomo, in ogni caso e cerca di dare un valore alla vita umana»

Vincio Capossela Orcaestra tour

Una conchiglia è la bocca dell'orca, ecco l'immagine dell'Orcæstra tour di Vinicio Capossela , foto di Valerio Spada

“Como” finisce si racconta, buona la prima, è stato il post dell’artista catanese Jacopo Leone, da poco anima social dell’amico Vinicio Capossela, che nel suo siciliano globale ha dato conto della prima data, quella di sabato 7 luglio al Teatro Sociale di Como, del progetto Orcæstra che il cantautore irpino sta portando in giro per l’Italia fino al 4 agosto al fianco di un’orchestra e che toccherà adesso il 12 luglio il Teatro di Verdura di Palermo, il 14 luglio il Teatro antico di Taormina e il 15 luglio la Scalinata della Cattedrale di Noto. E se per le date non siciliane l’orchestra è la Filarmonica Arturo Toscanini di Parma, sull’Isola Capossela si affiderà all’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo. Entrambe le orchestre saranno dirette da Stefano Nanni, collaboratore di lunga data del Vinicio nazionale. Le altre date del tour orchestrale sono il 17 luglio al Teatro il Maggiore Verbania, il 21 luglio all'Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera, il 24 luglio allo Sferisterio
di Macerata, il 28 luglio alla Villa Bertelli di Forte dei Marmi, il 31 luglio a Piazza Duomo di San Gimignano, e il 4 agosto al 
Beat Village di Rimini.

«Con l’orchestra del Massimo di Palermo, quindi, sarà una piccola tournée siciliana con tre bellissime date – commenta Capossela -. Orcæstra è un concerto che spazia nel repertorio dal primo disco ad un’anticipazione del futuro. L’orchestra di per sé è uno strano congegno musicale. Da un lato sono tanti musicisti, una cinquantina, però nello stesso tempo è un corpo unico, in cui si finisce un po’ fagocitati. Per questo il gioco di parole della Orcæstra, perché l’orchestra è un grande Leviatano, un animale di grandi proporzioni che divora il passato e la musica e la risputa fuori in forma di canto. Del resto gli studi sui versi, i “canti” delle megattere, delle balene sono molto interessanti e divertenti perché evidenziano come questo canto in musica che percorre il mare sia un canto per spostarsi, per cacciare, per accoppiarsi. Ché è un po’ quello che in generale ci succede nella vita, e succede nelle mie canzoni».

E quello de Il grande Leviatano è un concetto che ritorna, dopo aver aperto il disco capolavoro Marinai, profeti e balene del 2011. “Chiamatemi Vinicio” potremmo dire ripercorrendo Melville, che la caccia cominci… Il tema del mare Capossela lo ha sempre trattato con forza e questo concerto, ben raffigurato dalla foto ufficiale di Valerio Spada dove il cantautore si cela dietro una conchiglia gigante che richiama la bocca vorace del grande cetaceo, una grande attenzione la pone ai brani di Marinai, profeti e balene - «Brani che hanno a che fare col mare come luogo di prova del destino, e con l’Odissea umana» sinjtetizza -  non dimenticando un album culto come Ovunque proteggi e la sua canzone icona S.S. dei naufragati, purtroppo sempre attuale. «Io stesso ho detto al maestro Stefano Nanni che in questi concerti dirige sia la Toscanini sia l’Orchestra del Massimo di Palermo, per le date siciliane non possiamo non suonare sia L’uomo vivo sia la S.S. dei naufragati, due brani, tra l’altro, nati proprio sull’Isola, il primo legato alla Pasqua di Sicicli, il secondo nato all’interno del progetto Banda Ionica di Fabio Barovero e Roy Paci».

In questa fase storica, inutile nasconderlo, suonare un brano come S.S. dei naufragati in Sicilia, tramutata negli anni da terra da cui emigrare in meta di transito dei migranti, assume un valore forte e forte sarà la responsabilità di un artista sensibile e visionario come Capossela nel difendere la sua poesia musicale dal malcostume diffuso che oggi taccia anche la poesia di partigianeria. «Diceva Alda Merini, un poeta non può capire un politico, la poesia si occupa dell’uomo, non del suo essere di parte. Il ruolo della poesia è soprattutto quello di ricordarci gli uomini che ci sono dietro le cifre, l’uomo che c’è dietro a ogni numero. La poesia vede in ogni uomo che vuole attraversare il Mediterraneo un nuovo Ulisse che si confronta con nuovi mostri. La poesia sta dalla parte dell’uomo, in ogni caso e cerca di dare un valore alla vita umana».

La vulgata contemporanea, però, ci vuole inculcare a forza altri valori di umanità dove la parola “salvataggio” è stata quasi messa fuori legge. Capossela: «La vita umana è il bene più prezioso e sto riconsiderando Silvano Agosti (regista, sceneggiatore, scrittore e poeta nda) che sta raccogliendo firme per far dischiarare l’uomo “patrimonio dell’umanità” perché la sua stessa umanità è in pericolo, una cosa meravigliosa io credo. Il problema è si vuole cambiare la mentalità e la poesia ci deve ricordare la nostra coscienza». In questo cammino notturno l’hashtag di riferimento deve essere #Ovunqueproteggi, cammino notturno che Capossela svolge con la sua musica, mentre altri lo fanno con altri mezzi di locomozione e espressione della vita.

Il nostromo Capossela, però, la sua barra la tiene dritta e nel viaggio a ritroso nella sua musica di Orcæstra non poteva, novello Ulisse, non imbattersi più volte nella Trinacria, isola troppo grande, anche musicalmente, per non essere tenuta in alta considerazione. «Quest’anno c’è una connessione particolare con la Sicilia. Ripercorrendo il repertorio ci si rende conto che si è andati a “caccia”, anzi direi piuttosto a pesca del repertorio dei primi dischi – spiega Capossela -, dove ho avuto la fortuna di lavorare con grandi arrangiatori siciliani come l’acese Antonio Marangolo, vera anima musicale dei primi tre dischi.  La Sicilia è stata sempre molto presente nella mia musica, grandi contribuiti sono venuti anche da Roy Paci o la banda di Scicli. In Orcæstra i concertisti del Massimo di Palermo ci suoneranno anche l’intermezzo di Cavalleria rusticana, Turiddu è sempre qualcosa di epico. Avrei inserito volentieri anche il friscalettu, in omaggio alla cultura popolare, ma con un’orchestra non era facile. Un altro legame con la Sicilia quest’anno lo abbiamo anche allo Sponz Fest di Calitri (dal 19 al 26 agosto nda), dedicato ai salvataggi dalla mansuetudine, con la presenza di un grande musicista che del suo essere selvatico e legato al ciclo della natura ha contrassegnato la sua arte, ovvero Alfio Antico».

A proposito di “sicilitudine” di Capossela, abbiamo visto di recente il folletto Roy Paci nei panni di corifeo al Teatro greco di Siracusa ne I Cavalieri di Aristofane, così come qualche anno fa abbiamo visto il cantore popolare Mario Incudine nei panni di una cantastorie ne Le Supplici di Eschilo. La musica di Capossela è intrisa di grecità, antica e moderna, Siracusa potrebbe anche accorgersi di lui. «L’orchestra è già un collegamento con quel mondo, era lo spazio dedicato alla danza. Anche la disposizione dell’orchestra ricorda un anfiteatro greco. Le mie canzoni hanno molto a che fare con il mito e con la tragedia, è divertente che la parola tragedia venga da tragos, il capro, molto presente nella mia rappresentazione musicale. Io mi limito a trasportare molto del mito nella mia musica, dall’ubriacatura del Ciclope, al canto delle sirene. La canzone ha questa cosa meravigliosa di essere teatro e cinema, evocare mondi con strumenti semplici, mettendosi a disposizione del miglior scenografo che è la nostra immaginazione, io credo nel potere dell’evocazione della canzone».

Orcæstra è un’occasione speciale per riascoltare pezzi che è altrimenti sarebbe difficile ascoltare dal vivo, e l’unica possibilità è quella venire a teatro, perché non sono previsti né dischi live né dvd ex-post. «Questo è un atto unico, un’operazione fatta nel nome della bellezza e della meraviglia, è un atto d’amore verso le canzoni cui do la possibilità di mettersi il vestito buono, ed è un privilegio potersi spostare, cacciare, accoppiarsi in un repertorio ormai vasto. Emozionano vecchi brani come Una giornata senza pretese, Modì, o Zampanò, o Bardamù, riarrangiati per orchestra. Avere un’orchestra è come andare al cinema con un megaschermo con tutti gli effetti. Diceva un amico, un violinista di un gruppo da ballo, che gli spartiti esistono perché la musica va spartita, e quindi spartendosi la musica come fosse un piatto da mangiare, si realizza un piccolo miracolo».

Sono passati due anni da Le canzoni della Cupa, e Capossela è già al lavoro sul nuovo disco e ci concede una pillola di anticipazione: «Sto registrando i brani nuovi, un disco per uomini e animali, cronache dal post Medioevo che è quello che viviamo». Poi torneranno Le canzoni della Cupa ma solo per due eventi speciali, nei luoghi dove i brani sono nati, in Sardegna vicino Cabras e in Irpinia per lo Sponz Fest, giunto alla sesta edizione, sempre alla ricerca di quell’equilibrio perfetto fra la ricerca delle radici e la voglia di futuro, mossi da quella irrefrenabile voglia di “sponzarsi” nella musica da ballo popolare. Il tema di quest’anno dello Sponz Fest, festival di culture popolari creato da Capossela per ridare voce e visibilità alla terra delle sue radici familiari, è quello dei salvataggi dalla mansuetudine, dove si sottolinea, citando addirittura Leonardo, la radice comune fra il concetto di salvatico e di salvamento. «Nella vita siamo sempre sospesi fra radici e futuro, quello che è interessante di un evento come lo Sponz Fest è il luogo dove si svolge. Questo non è festival come altri, legato ad un palcoscenico ed agli artisti che si esibiscono, vive di un rapporto col paesaggio, il protagonista principale. E’ un’occasione per fare comunità, sapendo che il vuoto se non diventa abbandono, è una risorsa da riempire di pensieri e immaginazione. E ancora resta ogni volta un piccolo miracolo che vale la pena di essere allestito. Per Salvador Dalì nell’ultra locale c’è l’universale, in un luogo fuori dalla storia ci scavi la storia del mondo».

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