La recensione

Ypsigrock, la nostra piccola Glastonbury siciliana

Grande finale con gli scozzesi The Jesus and Mary Chain dei fratelli Jim e William Reed per l'edizione 2018 del festival rock che da ben 22 edizioni porta a Castelbuono, nel cuore delle Madonie, il meglio del rock circus internazionale, spesso in esclusiva italiana

Ora che anche la Regione siciliana si è finalmente accorta della kermesse rock di Castelbuono riconoscendo la finanziabilità grazie alla “quasi” perfezione (95 punti su 100) nell’organizzare da ben 22 edizioni un bouquet festival apprezzato in tutta Europa, possiamo dire che la felice unione fra capacità organizzative e la qualità della proposta artistica paga e porta turismo di qualità

 

The Jesus & Mary Chain, foto di Gianni Nicola Caracoglia

I fratelli William e Jim Reed dei Jesus & Mary Chain all'Ypsigrock di Castelbuono, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Ora che anche la Regione siciliana si è finalmente accorta di Ypsigrock, riconoscendo alla kermesse rock di Castelbuono la finanziabilità grazie alla “quasi” perfezione (95 punti su 100) nell’organizzare da ben 22 edizioni un bouquet festival apprezzato in tutta Europa perché capace di portare nel cuore delle Madonie non solo i numeri uno del rock circus internazionale, e per gran parte in esclusiva italiana, ma anche un pubblico di fedelissimi provenienti da tutta Italia e dall’estero, possiamo dire che la felice unione fra capacità organizzative (quella dell’associazione Glenn Gould ideatrice dell’evento) e la qualità della proposta artistica paga e porta turismo di qualità.

Ypsigrock Festival 2018, foto di Gianni Nicola Caracoglia

L'ingresso alla piazza del castello dei Ventimiglia a Castelbuono, foto di Gianni Nicola Caracoglia

L’immagine è quella di lunedì notte, quando verso l’1,30 il muro di suono del rock misto a graffiante shoegaze degli scozzesi The Jesus & Mary Chain aveva lasciato ampiamente soddisfatti i 2500 accorsi in piazza del castello dei Ventimiglia per l’ultima delle quattro serate del festival: il popolo del rock ha pacificamente invaso la via Sant’Anna, antistante l’ingresso alla piazza del castello, trasformando Castelbuono nella nostra piccola Glastonbury siciliana.

Ypsigrock Festival 2018, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Foto di Gianni Nicola Caracoglia

Ypsigrock è un festival che è riuscito a stare al passo con i tempi grazie al lavoro svolto dai due direttori artistici Gianfranco Raimondo e Vincenzo Barreca. Quest’anno tra rock, pop, elettronica e nuovo soul, hanno ottenuto grandi consensi due nomi che in maniera diversa tengono alto il livello della black music. Da una parte certamente gli americani Algiers i quali sabato hanno messo insieme la foga del rock più radicale con un’anima soul, ai limiti del gospel; dall’altra il nigeriano Seun Kuti, grande apertura pomeridiana dell’ultimo giornata, figlio minore addirittura del “presidente nero”, quel Fela Kuti che negli anni 70 inventò l’afobeat, e che porta avanti con la band del padre morto nel 1997, gli Egypt 80, la missione del panafricanismo in musica.

Ypsigrock Festival, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Foto di Gianni Nicola Caracoglia

La domenica è stata caratterizzata dal finale serale di matrice esclusivamente rock. A partire dai giovanissimi Shame, band di “agitati” londoner bianchi provenienti dalla nera Brixton, simpatici nella loro irruenza che rilegge la ormai eterna lezione del punk (sputare in faccia a chi ti ascolta ciò che hai da dire) filtrata dal disincanto della gioventù radicale degli Anni 2000. Più granitici, anche se un po’ sempre uguali a se stessi, gli americani …And You Will Know Us by the Trail Of Dead, meglio noti come Trail of Dead, nella loro fusione di post punk e indie rock, i quali hanno riproposto il loro fortunato album “Source Tags & Codes” del 2002.

Ypsigrock 2018 Shame, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Sopra e sotto The Shame, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Ypsigrock 2018 The Shame, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Ypsigrock 2018 Trail of Dead, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Sopra e sotto i Trail of Dead, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Ypsigrock 2018 , foto di Gianni Nicola Caracoglia

Headliner dell’edizione 2018 sono stati indubbiamente gli scozzesi The Jesus & Mary Chain, la storica band dei fratelli Jim e William Reed, che a metà degli Anni 80 con la loro primordiale formula di grezza pop psichedelico suonato con approccio post punk molto oscuro pose le basi del genere shoegaze, termine che indicava quella generazione di musicisti che suonava con la testa giù “guardandosi le scarpe” in un mix etereo di voci oscure, chitarre distorte, mille effetti, feedback contro gli amplificatori, e volumi crescenti. Oggi a 56 e 60 anni i fratelli scozzesi – che hanno già annunciato un disco nuovo da realizzare nel 2019 dopo il tour americano con i Nine Inch Nails -, hanno ripreso con una energia nuova la band, non si guardano più le scarpe come 30 anni fa la voce è meno oscura ma il muro del suono delle chitarre che li ha fatti da amare da generazioni di rocker è ancora lì. E Castelbuono ha ringraziato.

Ypsigrock 2018 The Jesus and Mary Chain, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Sopra e sotto The Jesus and Mary Chain, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Ypsigrock 2018 The Jesus and Mary Chain, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Ypsigrock 2018 The Jesus and Mary Chain, foto di Gianni Nicola Caracoglia

Ypsigrock 2018 The Jesus and Mary Chain, foto di Gianni Nicola Caracoglia

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