La recensione

A Noto Bach ha salvato la vita alla musica

Il folto pubblico del Notomusica Festival ha apprezzato in pieno l'insolito accostamento fra il pianista classico Ramin Bahrami e il pianista jazz Danilo Rea che con il loro concerto "Bach is in the air" hanno chiuso all'ex Collegio dei Gesutiti la 43a edizione del festival

"Bach is in the air", che nasce come disco per poi diventare concerto, è un percorso all’insegna della novità, che lungi dall’essere dissacrante, ci appare avveduta per la lungimiranza dei protagonisti, Ramin Bahrami (autore tra l'altro del libro "Come Bach mi ha salvato la vita") e Danilo Rea, sulla storica lezione del contrappunto dettato dal sommo maestro di Eisenach ben tre secoli fa

Ramin Bahrami e Danilo Rea

Ramin Bahrami e Danilo Rea in "Bach is in the air" per Notomusica festival, foto di Goffredo Greco

Ci siamo chiesti cosa avrà pensato un purista della musica di fronte a un concerto fuori dall’ordinario come “Bach is in the air” che ha concluso in bellezza il 43° Festival Internazionale Notomusica (promosso dal Ministero per i Beni e le Attività culturali e del Turismo, dall’Assessorato Regionale al Turismo e dal Comune di Noto, organizzato dall’Associazione Concerti Città di Noto fondata da Corrado Galzio nel 1975) nel Cortile del Collegio dei Gesuiti, in una serata dalla mite calura estiva. Sul palco si fronteggiano i due pianoforti di un sodalizio avveniristico, grazie a Ramin Bahrami e Danilo Rea, maestri autorevolissimi dello strumento più completo in assoluto, esplorato di fronte a un pubblico straripante, nel congiungere due mondi in apparenza agli antipodi: il classico rigoroso e ligio alla partitura (ma non troppo) dell’iraniano Bahrami, italiano di adozione, e il jazz da performer autentico di Rea, libero improvvisatore quanto mai assertivo della novità (bella o brutta che sia, a seconda della ricezione), pronto  a ricreare, innovando di continuo sulla sponda severa della polifonia bachiana.

Ramin Baharami e Danilo Rea

Ramin Baharami e Danilo Rea a Noto

Ramin Baharami e Danilo Rea per Notomusica Festival, foto di Goffredo Greco

Ed è appunto un percorso all’insegna della novità, che lungi dall’essere dissacrante, ci appare avveduta per la lungimiranza dei protagonisti, sulla storica lezione del contrappunto dettato dal sommo Johann Sebastian Bach ben tre secoli fa: spesso è Rea  che introduce in piena autonomia stilistica gli undici pezzi in programma (già in un Cd appunto dal titolo “Bach is in the air” dal giugno 2017) sciorinando fantasia ed eleganza, tra fugacità tastieristiche, trilli e tremoli, e sembra “dare il la” a Bahrami che si immerge con passione e perentoria determinazione nel suo Bach (a tal punto da aver scritto nel 2012 il libro “Come Bach mi ha salvato la vita”) con l’amore per un suono nitidissimo e la precisione ritmica quasi sempre fedele all’originale, entrambi dotati di una tecnica impeccabile.

Le note pagine bachiane, dall’Aria BWV 988 (dalle Variazioni Goldberg) ai due esempi di Sarabanda (dalla Suite inglese n. 3 in sol minore BWV 808 e dalla  Partita n. 1 in si minore BWV 1002) attraverso il Preludio in si minore BWV 855a (Bach- Siloti), i Preludi dal libro I del Clavicembalo ben temperato (rispettivamente in do maggiore BWV 846 e in do minore BWV 847), il Minuetto in sol maggiore BWV 114 (dal piccolo libro di Anna Magdalena Bach) e la notissima Aria sulla IV corda (dalla Suite n. 3 in re maggiore, BWV 1068), al brano rivisitato col titolo “Siciliano” (dalla Sonata per flauto in mi bemolle maggiore BWV 1031), si susseguono allora tra le estrosità piccanti del jazzista Rea che contrappunta il classico Baharami su rilievi melodici e bassi armonici con riempimenti accordali di avvolgente effetto orchestrale, e singolari effetti percussivi con interventi diretti sulle corde pianistiche all’interno della cassa armonica, alla stregua di un Novecento avanguardistico. Un’operazione arguta e travolgente, che muove dall’intento di Bahrami e Rea di valorizzare l’opera geniale di Bach accostandolo alle nuove generazioni, e che apre certamente nuovi orizzonti interpretativi divenendo foriera di aspetti imprevedibili e di una luce differente nella quale inquadrare la musica antica.

Ramin Bahrami e Danilo Rea

Danilo Rea "intervista" Ramin Bahrami, foto di Goffredo Greco

Ritornando al quesito iniziale, cosa potrebbe dire un purista della musica forse chiuso nel suo accademismo? Lo contrasteremmo in ogni caso, perché è più importante  salvaguardare nei secoli la tradizione musicale, certamente con assoluto rispetto, lasciando spazio, accanto al filone validissimo dell’interpretazione filologica, a un arricchimento più moderno e ricco di spunti futuristici senza essere fedifrago della purezza compositiva, pur di suscitare l’interesse delle attuali generazioni e di quelle future. Bravissimi dunque i nostri Ramin Bahrami e Danilo Rea, meritatamente acclamati dalla foltissima platea di Noto, per la gioiosa intuizione che contribuisce a rendere imperitura la musica del grande maestro di Eisenach.

annaritafontana@virgilio.it

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