L'intervista

Roy Paci: «Mai dimenticarsi di essere umani»

Il musicista augustano che si sta gustando il successo di "Salvagente", il suo ultimo singolo, tratto dall’album "Valelapena", che lo vede al fianco degli Aretuska e di Willie Peyote, ha ricevuto il riconoscimento “alla sicilianità” dal Premio nazionale città di Leonforte

Il trombettista augustano, che si è sperimentato recentemente come corifeo ne "I Cavalieri" a Siracusa, non ha mai perso il rapporto con la sua terra per questo è stato felice di ricevere il premio alla sicilianità al premio teatrale di Leonforte: «Essere siciliano influisce sul mio essere musicista poiché la Sicilia è una regione figlia di molte culture. Essere siciliani significa sentirtsi costantemente come dei marinai alla ricerca della terra promessa»

Roy Paci

Ironica foto social per il lancio del singolo "Salvagente" per l'istrionico Roy Paci

Dal primo passaggio in radio il singolo Salvagente di Roy Paci e Aretuska feauturing Willie Peyote si è imposta, con il suo ritmo groove funky, come un vero e proprio inno alla salvezza ancora possibile. Tra un successo musicale e l’altro, passando per Sanremo e arrivando alla prova teatrale a Siracusa con I Cavalieri di Aristofane, Roy Paci ha ricevuto nei giorni scorsi a Leonforte, nel cuore della Sicilia, un riconoscimento decisamente significativo e unico nel suo genere: il premio alla sicilianità assegnato nell’ambito della 37esima edizione del Premio nazionale città di Leonforte.

Willie Peyote e Roy Paci

Willie Peyote e Roy Paci

Il Premio, nella sua nuova formula che ha debuttato 3 anni fa accanto ai premi principali destinati alle sezioni micronarrativa e teatro, ha inserito un vero e proprio riconoscimento ai siciliani che hanno portato in alto il nome della loro terra d’origine. Prima del musicista di Augusta, “ambasciatori” della Sicilia che costruisce e si fa portatrice di cultura e successi sono stati il musicista ennese Mario Incudine e il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Un riconoscimento, quello appena ricevuto (nonostante lo zampino nefasto dei ritardi accumulati in aereoporto che gli hanno impedito di essere presente fisicamente), che è stato un’occasione per riflettere sul senso di appartenenza alla propria terra e alle proprie radici e parlare di un anno artisticamente importante.

Un premio alla sicilianità... Che rapporto ha con questa terra e cosa significa oggi essere siciliani?
«Essere siciliani vuol dire non arrendersi di fronte alle asperità della vita - dice Roy Paci -, vuol dire sentirsi costantemente come dei marinai alla ricerca della terra promessa, vuol dire crescere con carattere e determinazione per raggiungere i propri sogni. Non ho mai perso il rapporto con la mia terra che è legato fortemente alle mie radici e quindi alla mia appartenenza. Essere siciliano influisce sul mio essere musicista poiché la Sicilia è una regione figlia di molte culture. Non dimentichiamo che è qui che nascono le bande e le pietre miliari del jazz. Certo, io sono una commistione di generi differenti, parto dal jazz e poi divento tanto altro. In questo senso la Sicilia mi ha dato l'opportunità di essere una mezcla di culture ed etnie, suoni differenti».

Quest’estate ha vissuto un debutto a teatro con I Cavalieri di Aristofane, in cui non è stato soltanto musicista ma anche attore nei panni del corifeo. Cosa le ha lasciato questa esperienza?
«L'esperienza al teatro greco di Siracusa mi ha lasciato l'opportunità di credere che non è mai troppo tardi per sviluppare altri talenti, per diventare anche altro rispetto a quello che facciamo e quello che siamo quotidianamente. Essere interprete e dunque attore ne i Cavalieri di Aristofane e scrivere contestualmente anche la colonna sonora di questa commedia mi ha dato l'opportunità di sperimentare altre parti di me. Per non parlare del grande privilegio che è stato affiancare degli attori grandissimi e un regista - Giampiero Solari - a cui devo tutta la mia gratitudine per l'esperienza fatta».

I Cavalieri di Aristofane regia di Giampero Solari a Siracusa

Roy Paci, a destra, nei panni del corifeo ne "I Cavalieri" di Aristofane, regia di Giampiero Solari, in scena al Teatro greco di Siracusa per il Festival del teatro classico

Il suo ultimo singolo Salvagente è un inno ad una salvezza collettiva in un momento di diffidenza e confusione diffusa. Come affronta questi giorni un artista libero da schemi e convenzioni come lei, e come è possibile contribuire a questa salvezza?
«Affronto questo periodo storico con la determinazione e la voglia di cambiare le cose, credo fortemente che ognuno di noi abbia un ruolo attivo nella società e che ognuno di noi possa contribuire ad una cultura collettiva di accoglienza, di rispetto, di valorizzazione delle differenze altrui. Contribuire alla salvezza vuol dire come prima cosa non dimenticare di essere umani. Non dimenticare che siamo tutti uguali su questa terra e che nessuno è proprietario del suolo che calpesta, semplicemente ci sono uomini più fortunati e uomini che lo sono stati meno».

E’ stato un anno artisticamente importante: a settembre è uscito il suo ultimo album Valelapena (da cui è tratto Salvagente), è stato in tournée ed è anche a Sanremo con Diodato. Cosa c'è nel prossimo futuro di Roy Paci con (e senza) gli Aretuska?
«Nel mio futuro c'è ancora la voglia di sperimentare, la voglia di seguire percorsi eterogenei ed entusiasmanti, la voglia di condividere ancora palchi e progetti con i più svariati artisti. Nel mio futuro c'è la voglia di perseguire la felicità ovunque essa si trovi».

Roy Paci e Aretuska

Roy Paci e la formazione 2018 degli Aretuska

tiziana.tavella1@gmail.com

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