I talenti della classica

Mario Romeo: «La fisarmonica? Una maestra di vita»

Con la sua Bayan a bottoni di origine russa, il 25enne musicista catanese inaugura il 23 agosto la rassegna Castelbuono Classica con un programma che va dal Barocco al contemporaneo: «Se insegnato bene, è uno strumento che può dare molto agli adolescenti»

E' stato un amore a prima vista quello fra lo strumento e il giovane musicista etneo: «Da piccolo accompagnavo mio fratello alle lezioni di pianoforte da un’insegnante che suonava anche la fisarmonica, lasciata sempre da parte su un tavolo. Mi ha subito attratto». Per Romeo la fisarmonica può dare molto a un adolescente: «Quando lo si conosce, lo strumento diventa interessante e, se intensificato, può contribuire a fare della musica uno stile di vita»

Mario Romeo

Il fisarmonicista etneo Mario Romeo con la sua Bayan a bottoni

Incuriosito dalla fisarmonica sin da piccolo, il catanese Mario Giuliano Romeo, residente da sempre a Mascali, ci parla del suo percorso musicale iniziato a sei anni e portato avanti con autentica passione. Lo si evince dal racconto del giovane che incontriamo proprio nel giorno del suo venticinquesimo compleanno, felice della sua scelta musicale, già con brillanti risultati a concorsi internazionali, e che annovera anche lo studio del pianoforte per un quinquennio, a partire dai sedici anni. Una svolta decisiva per lui è stata il passaggio alla Bayan, fisarmonica a bottoni (dopo quella tradizionale a piano), sulla quale si esibirà come solista stasera, inaugurando la quarta edizione della rassegna Castelbuono Classica (che si protrae fino a domenica) al Chiostro di San Francesco del borgo madonita, alle 21, con un programma che spazia dal barocco al contemporaneo tra Vivaldi, Bach, Scarlatti, Schubert, Skrjabin, Zolotarev, Makkonen e Voytenko.

mario Romeo, foto di Francesco Nucifora

Segui i tuoi sogni sempre: immagine realizzata da Francesco Nucifora

La fisarmonica è uno strumento poco conosciuto, da cosa è scaturito l’interesse?
«Da piccolo accompagnavo mio fratello alle lezioni di pianoforte da un’insegnante che suonava anche la fisarmonica, lasciata sempre da parte su un tavolo. Mi ha subito attratto, così ho iniziato a studiarla privatamente a Giarre, finchè a sedici anni mi sono recato a Spoleto per proseguire i miei studi col docente Renzo Tomassetti».

Che impronta le ha dato questo passaggio?
«E’ stato fondamentale per la mia crescita formativa perché il maestro Tomassetti mi ha accostato alla fisarmonica Bayan (di origine russa) che offre maggiori possibilità di estensione e dinamica rispetto a quella tradizionale a piano, grazie a un convertitore che all’occorrenza consente il passaggio, sul lato sinistro, dai bassi standard a note singole, aumentando sia le note (58 a sinistra e 64 a destra) che l’estensione in ottave e i registri. Questo rappresenta un vantaggio per il repertorio, specialmente per il barocco e la polifonia di Bach che è il mio autore preferito, e per la complessità dei brani a più voci per organo e per clavicembalo, che si eseguono agevolmente sullo strumento. Inoltre ho affrontato la musica contemporanea, dato che molti brani per questa tipologia di fisarmonica sono stati composti dopo la sua invenzione, cioè dagli anni ’60 in poi, passando dal repertorio di musica popolare a brani specifici».

Come ha proseguito in questo approdo alla musica contemporanea?
«Col maestro Claudio Iacomucci di Pescara, dove mi sono trasferito per completare il triennio al conservatorio “D’Annunzio” dopo il primo anno al conservatorio di Ancona, che ho frequentato in contemporanea ai miei studi scolastici di geometra, all’ultimo anno. Poi ho conseguito il biennio di specializzazione a Roma. Sono stato dedicatario di alcune composizioni in prima esecuzione assoluta, da parte di due maestri pescaresi, Stefano Palumbi, con “Preludio e fuga” e Stefano Monini, con una “Suite” classica ma al contempo politonale. Noi fisarmonicisti dobbiamo orientarci molto sul contemporaneo se vogliamo eseguire brani specifici per fisarmonica, pur non essendo molto richiesti dalle stagioni concertistiche per esigenze diversificate di pubblico».

mario Romeo

Mario Romeo dal vivo

Quali sono le aspettative nei confronti del vostro repertorio?
«Nel nord-Europa si cura molto la musica contemporanea in generale, come ad esempio a Copenaghen, alla Ny Hall della Royal Academy, dove ricordo la massima attenzione e il silenzio tombale del pubblico, persino con il rumore della sedia sulla quale mi sono esibito. In Italia invece ci si aspetta spesso un repertorio popolare legato anche alla tradizione dell’organetto; quindi cerco sempre di spiegare in apertura che i miei concerti abbracciano un repertorio misto, con trascrizioni varie dal classico per violino e orchestra e pianoforte e orchestra. E’ quasi una sfida e per questo motivo mi hanno definito un temerario».

Lei insegna alla scuola secondaria di primo grado “Giosuè Carducci” di Bagheria, a indirizzo musicale. Quanto è richiesto lo studio della fisarmonica?
«Al momento non molto, in quanto si preferisce la chitarra. Ciò si spiega con la scarsa conoscenza dello strumento che invece può dare molto a un adolescente: infatti quando lo si conosce diventa interessante e, se intensificato, può contribuire a fare della musica uno stile di vita. E’ un peccato che non si possano proseguire gli studi anche nella scuola secondaria di secondo grado».

Quali saranno i suoi prossimi impegni e a cosa aspira principalmente?
«Farò una tournèe in Colombia, perché l’America mi attrae in modo particolare. Per quanto riguarda invece la mia aspirazione primaria, vorrei che si istituisse in tutti i conservatori d’Italia almeno una cattedra di fisarmonica, per uno sbocco di lavoro gratificante, che possa ripagare l’impegno e la passione che mi legano a questo strumento».

annaritafontana@virgilio.it

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