Anniversari

Giuseppe Scaravilli: «Malibran 30 anni di emozionante progressive rock»

Nuovi concerti per la storica prog rock band etnea, a cominciare da quello del 31 agosto a Pedara, che celebra la sua storia con il disco "Live Anthology 1994-2001". Scaravilli: «Adesso siamo rimasti in tre ma il nostro suono è sempre riconoscibile al primo ascolto»

Dal lontano 1987 hanno ripreso la lezione del progressive rock che tanto successo aveva avuto soprattutto in Inghilterra a partire da un ventennio prima, senza per nulla sentire quel “gap” reverenziale verso i mostri sacri. Oggi non solo esistono ancora, nonostante mille peripezie e drammi personali, ma non hanno perso la voglia di dire la loro in materia di rock. Scaravilli: «Stiamo vivendo una sorta di seconda giovinezza»

I Malibran nel 2018

Un recente concerto dei Malibran: da sinistra Jerry Litrico, Alessio e Giuseppe Scaravilli

Dal lontano 1987, quando hanno voluto riprendere in terra sicula la lezione del progressive rock che tanto successo aveva avuto soprattutto in Inghilterra a partire da un ventennio prima, gli etnei Malibran hanno sempre suonato, non solo sull’isola natìa, ma in tutta Italia e anche fuori dai confini nazionali, senza per nulla sentire quel “gap” reverenziale verso i mostri sacri. Oggi non solo esistono ancora, nonostante mille peripezie e drammi personali, ma non hanno perso la voglia di dire la loro in materia di rock. «Con i Malibran stiamo vivendo una sorta di seconda giovinezza – racconta Giuseppe Scaravilli, fondatore della band -, nonostante le mie attuali difficoltà di deambulazione ed il fatto che il gruppo si sia ridotto ad un trio, dopo essere stato un sestetto fino al 2001, ed un quartetto fino al 2011. E’ incredibile per una band di prog rock ma, nonostante la sopravvenuta assenza delle tastiere, il nostro suono, secondo quanto ci dicono dopo i concerti, è rimasto sempre quello, riconoscibile al primo ascolto».

Malibran Roma 1989

 Una storica foto live dei Malibran: Roma 1989

Dopo che Giancarlo Cutuli (sax e flauto) e Benny Torrisi (piano e tastiere) hanno deciso di lasciare all’inizio del 2001, si è un po’ chiusa la fase dei Malibran “storici”: una formazione a sei elementi che assunse il nome Malibran nel 1988, che ha pubblicato il primo disco, The Wood of Tales (l’unico in vinile della loro discografia) nel 1990, seguito da Le porte del silenzio del 1993 (recentemente entrato nella classifica dei 10 migliori dischi di prog italiano degli anni ’90), La città sul lago del 1998, In concerto del 2000, e Oltre l’ignoto del 2001. «Ci eravamo ritrovati a far parte della “rinascita” del rock progressivo (non solo italiano) dopo i ‘fasti’ degli anni ’70 (con PFM, Banco, Le Orme, Osanna e tanti altri meno noti) – prosegue Scaravilli -. Noi sul palco eravamo dei pazzi scatenati, con capelli lunghi e look da gruppo rock dei vecchi tempi (peraltro eravamo così anche nella vita). La nostra musica era però anche attraversata da momenti molto melodici, e in qualche caso addirittura classicheggianti».

Fu quello il periodo dei grandi festival insieme ai nomi del nuovo progressive italiano, le recensioni dei loro dischi apparivano su riviste e fanzine di tutto il mondo - «In Francia fummo anche in copertina con tanto di foto a tutta pagina, accompagnata dalla scritta “La rivelazione del nuovo rock progressivo italiano”» ricorda il musicista etneo -, nel 1999 divisero concerto (e cena) con il Banco del Mutuo Soccorso a Belpasso, l’anno dopo suonarono negli Stati Uniti. Usciti Cutuli e Torrisi, nel 2002 i Malibran ripartirono a 4: Giuseppe Scaravilli voce, chitarra e flauto, Angelo Messina basso, Alessio Scaravilli batteria più Jerry Litrico alla chitarra solista: «Nel frattempo pensai io a far pubblicare la raccolta di rarità Strani colori del 2002, Live on Stage del 2004, il dvd 10 Anni in Concerto del 2005 e Trasparenze del 2008, di fatto un mio disco solista, per quanto uscito a nome del gruppo».

Giuseppe Scaravilli

Giuseppe Scaravilli 

Per quasi 10 anni i Malibran continuarono a tenere concerti, fino al guaio di salute del 2012 di Giuseppe vittima di un improvviso cedimento del pancreas, della conseguente asportazione seguita da un mese di coma e dal lento e difficile ritorno alla vita, con tutte le sofferenze e le difficoltà del caso. «Dopo la mia degenza ospedaliera durata quasi un anno, tra la fine del 2013 e l’estate del 2015 siamo tornati in pista, per la prima volta con un elemento nuovo (Alberto Litrico alle tastiere), e con me al basso invece che alla chitarra, inserendo per la prima volta in scaletta anche qualche cover (Camel, PFM, Genesis, Pink Floyd, Deep Purple). Da quell’estate del 2015 siamo andati avanti in trio (io, Jerry Litrico e mio fratello Alessio), mentre mi sono occupato personalmente di far uscire una versione con mix diverso del nostro secondo disco (Le Porte del Silenzio Remixed del 2015, una nuova raccolta di rarità (Straniero del 2016, ed il nuovo disco dal vivo, Live Anthology, di quest’anno. Con questa pubblicazione della Maracash Records, contenente brani registrati dal mixer nel periodo 1994-2001, ho inteso festeggiare i 30 anni di attività dei Malibran».

malibran Live Anthology

Nonostante la malattia, Scaravilli ha avuto la forza di pubblicare due libri, Crossroads, gli incroci del rock del 2017 e Jethro Tull, 1968-1978 del 2018. Il trentennio dei Malibran continua ad essere festeggiato live: venerdì 31 agosto la band suonerà al Kaos di Pedara, il 7 settembre al Rock sotto le stelle di Ficarazzi, il 12 settembre al The Eight Horses di Belpasso e il 18 settembre al Rosemary’s Square di Borrello, frazione di Belpasso. Scaravilli: «Non sarà più come ai vecchi tempi, come potrebbe esserlo, ma la nostra musica continua a piacere tanto a chi viene ad ascoltarci, anche ai non amanti di progressive. E vedo molti rimanere quasi stupefatti. Ricevere applausi e complimenti da parte di chi vede il gruppo per la prima volta, e ancora di più, da parte di chi l’ha visto cento volte, e si entusiasma anche per la centunesima. Davvero!».

Twitter: @Gnc1963

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