Talenti del pop

Alex, la ragazza con l'ukulele

25 anni fa Carmen Consoli si fece conoscere come la ragazza con la chitarra. Oggi Alessandra Fichera, in arte Alex AllyFy, 27enne cantautrice di Mascali, non si separa dal suo ukulele che chiama Luke, scoperto da una cover di "Don’t let me down" dei semprevérdi Beatles

Nell’epoca dei talent show lei spera di arrivare da sola, di farsi notare dal grande pubblico. Ha 27 anni Alessandra Fichera, in arte Alex AllyFy, vive a Mascali, in provincia di Catania. Da sempre s’immagina davanti al grande pubblico con il suo Luke, l’ukulele, lo strumento della sua musica al quale ha dato anche un nome: «Gli americani lo chiamano anche Uke, il mio lo chiamo Luke»

Alex AllyFy

Alessandra Fichera in arte Alex AllyFy e il suo ukulele Luke

Non si ferma un attimo, Alessandra. Impossibile stare dietro, del resto, ad una macchina di sogni da realizzare. Un vulcano in piena attività, come la sua Etna. Lei si autoproduce tutto. Scrive le sue canzoni e le arrangia. Lei realizza i video da postare sui social. Lei canta. E come se canta. Da sempre s’immagina davanti al grande pubblico con il suo Luke, l’ukulele, lo strumento della sua musica al quale ha dato anche un nome. «Fido compagno della sua band», come lei stessa lo definisce, per far vibrare le corde delle emozioni del pubblico.

Ha 27 anni Alessandra Fichera, in arte Alex AllyFy, vive a Mascali, in provincia di Catania. E non si ferma un attimo (l’altra sera ha tenuto un concerto a Pedara). Tenace, attenta, brava. Nell’epoca dei talent show lei spera, però, di arrivare da sola, di farsi notare dal grande pubblico. Non mollerà di certo, perché per finanziarsi non aspetta la manna dal cielo, ma fa di tutto, sempre a testa alta. Mille lavori per il grande sogno. E le energie in quei casi si moltiplicano in modo esponenziale.

Da dove nasce il nome d’arte?
«Mi sono fatta sempre chiamare Alex, ma quando posto sui social. Ho modificato il mio nome e cognome in AllyFY, conservando il nome iniziale».

Come nasce la passione per la musica?
«Domanda sempre difficile per me: passione innata, fin dai più teneri ricordi d'infanzia sognavo di cantare le mie canzoni davanti ad un grande pubblico. Già in culla mi chiamavano affettuosamente “scimmia” per le mie “esibizioni canore”».

A quando risale la scoperta dell’ukulele come strumento e come è venuta l'idea di dargli un nome?
«Nel 2015 ho visto una cover di una canzone dei Beatles (Don’t let me down) suonata con l'ukulele e mi sono innamorata di quel suono, dopo tanti sacrifici sono riuscita a comprarlo a dicembre del 2016 ed è stato così desiderato che ho pensato di attribuirgli un nome, che altro non è un gioco di parole: gli americani lo chiamano anche Uke, quindi l'uke- Luke».

25 anni fa Carmen Consoli si fece conoscere come la ragazza con la chitarra. Oggi Alex Allyfy è la ragazza con l’ukule.
«Purtroppo non la seguo molto ma soltanto per la grande differenza tra i nostri generi. La stimo molto, però, e adoro la sua timbrica vocale. E adoro “Parole di burro”».

Perché la scelta di cantare in inglese?
«Scrivo da quando ero in piena crisi adolescenziale e desideravo avere un po' di riservatezza. E anche oggi succede lo stesso. Preferisco che non si sappia immediatamente tutto ciò che mi passa per la testa ogni volta che mi siedo a scrivere, ma allo stesso tempo l’inglese mi permette di raggiungere persone in tutto il mondo. Quindi diciamo che è un'arma a doppio taglio: nell'immediato mi sento più protetta ma l'obiettivo è quello di "colpire" più persone».

C’è un disco in arrivo?
«Ho già un'autoproduzione alle spalle, l'ep di 5 brani Twentysix And Dreams, dal quale è estratto il singolo Help Me Today, e presto lancerò un crowdfunding per produrre il mio primo album».

Talent, sì o no?
«Ho provato alcuni talent e, per le esperienze che ho avuto, temo di aver buttato solo i soldi».

I riferimenti musicali preferiti?
«Sono cresciuta con le canzoni dei Beatles e di Bob Marley. Negli ultimi anni la musica dei Twenty One Pilots rispecchia in pieno i miei gusti, tra rap e reggae».

C’è una canzone in particolare?
«Hey Jude dei Beatles. Ce l’ho pure tatuata».

La giornata tipo?
«La mia attività è h24: scrivo musica, produco gli arrangiamenti, filmo video promozionali per i social e cover per farmi conoscere dalla gente, scatto foto. Mio fratello Francesco mi ha realizzato il logo. Tutta la mia giornata è permeata da questo immensa macchina di autopromozione».

E’ diventata già un lavoro?
«Ma no, non è diventato ancora un lavoro, si viene pagati poco in giro per suonare: come lavori faccio la cameriera, la fotografa, la traduttrice, volantinaggio. E tutto finanzia la mia musica».

La famiglia ha spazio nei pensieri?
«Assolutamente no! Significherebbe la fine di tutto, purtroppo: non potrei più fare i mille lavoretti che faccio e viaggiare a qualsiasi ora per la Sicilia per tenere un concerto, finché non sarò affermata non metterò su famiglia. Almeno finché la musica non diventerà il mio unico lavoro».

nunziocurrenti@gmail.com

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