L'intervista

Ivan Manzella, un talento europeo per il debutto della Scam

Il pianista milanese, siracusano d'adozione, insieme con il mezzosporano Sabrina Messina, sarà il protagonista del concerto di debutto, in calendario il 7 ottobre a Sant'Agata li Battiati, della stagione "florilegi sonori" della Società catanese amici della musica

Artista ad ampio spettro, tra formazione pianistica siciliana ed europea che lo ha visto approdare a prestigiose istituzioni culturali come l'Hogeschool deer Musik di Rotterdam e il Mozarteum di Salisburgo, per il oncerto della Scam il pianista accompagnerà il mezzosoprano Sabrina Messina con un repertorio di arie operistiche e brani chopiniani

Ivan Manzella

Il pianista milanese ma siracusano d'adozione Ivan Manzella

Artista ad ampio spettro, tra formazione pianistica siciliana ed europea che lo ha visto approdare a prestigiose istituzioni culturali, il pianista milanese ma siracusano d'adozione Ivan Manzella si esibirà domenica 7 ottobre alle 18, accanto al mezzosoprano Sabrina Messina, alla Biblioteca “Giovanni Verga” di S. Agata li Battiati, con un repertorio di arie operistiche e brani chopiniani, nel concerto inaugurale della rassegna Florilegi sonori promossa dalla Società Catanese Amici della Musica sotto la presidenza di Tony Maugeri e la direzione artistica di Anna Rita Fontana.

Maestro Manzella, la sua ampia formazione musicale contempla anche l’ “Alto Dottorato in Pianoforte” conseguito a Rotterdam nel 2001. Quale percorso è richiesto a voi pianisti per conseguire tale titolo e in che misura si parla di apporto formativo nel suo curriculum?
«Per entrare nella Hogeschool deer Musik di Rotterdam sono necessarie alcune selezioni, relative all’ammissione ai corsi. Quindi un vero e proprio esame sotto forma di concerto, e successivamente, dei colloqui “motivazionali”. Superate queste selezioni si è ammessi al Conservatorio, dove oltre alle previste lezioni strumentali si ha libero accesso a tutti i corsi complementari. Io per esempio ho usufruito in particolar modo delle lezioni di direzione d’orchestra, con i vari maestri che si alternavano ed ho avuto modo di imparare tantissimo da loro, e di “rubare” un po’ il mestiere. Inoltre l’orchestra giovanile degli studenti del Conservatorio stesso era davvero di un ottimo livello, e si respirava il piacere di fare musica insieme, di “imparare insieme” ed anche di sperimentare soluzioni musicali. Ma è stato comunque un privilegio far parte di un’istituzione accademica del nord Europa che ha arricchito sicuramente le mie prospettive culturali in genere».

Ivan Manzella

Ivan Manzella

Le sue esperienze europee, dopo quelle al Teatro Bellini di Catania e al Teatro alla Scala di Milano, l’hanno vista approdare alla SommerAkademie Mozarteum di Salisburgo. Qual è stata la ricaduta sulle scelte intraprese in seguito?
«Per la dovuta precisione, più che con le istituzioni teatrali menzionate, ho collaborato con alcuni musicisti delle relative orchestre, quindi con colleghi straordinari con i quali abbiamo interpretato il vasto repertorio della musica da camera. L’esperienza del Mozarteum invece mi ha permesso di collaborare con musicisti provenienti da ogni parte non solo d’Europa (soprattutto) ma anche da altre regioni del mondo, per cui la dimensione artistica personale si permea delle esperienze e dei vissuti musicali dei ragazzi e dei maestri giunti da altre scuole e culture, ricchi di altre mentalità, relative a come si concepisce la musica nei diversi Paesi. Si tratta di esperienze che auguro a tutti i musicisti di vivere almeno una volta nel loro percorso musicale. Oltre a godere naturalmente della bellezza incantevole di Salisburgo, dei suoi parchi, delle sue sale da concerto, dell’integrazione della musica nel contesto cittadino. E poi la possibilità di sentire le lezioni dei più grandi didatti del momento».

Ivan Manzella

Nella sua attività concertistica Lei è dedito anche alla musica da camera accanto ad esecuzioni solistiche. Quali repertori predilige, e quali reputa più idonei  ad un’ampia fruizione del pubblico?
«Dipende molto dai vari contesti regionali e dalle loro tradizioni; storicamente la musica da camera, ma anche quella sinfonica, è maggiormente apprezzata e richiesta altrove, mentre qui la passione per la lirica e per il recital solistico la fa da padrona, almeno a leggere le programmazioni dei principali cartelloni artistici dei vari Enti ed Associazioni. Ma è anche giusto continuare a proporre al grande pubblico tutti i generi musicali. Ho avuto la fortuna di poter lavorare in diverse formazioni di musica da camera, in altri gruppi di musica corale e di musica antica, in ensemble strumentali e vocali, in produzioni operistiche ed in recital pianistici, in orchestra e da direttore. Ogni repertorio ha un suo fascino particolare, l’importante è provare a fare sempre della “buona musica” e soprattutto riuscire a condividere col pubblico le emozioni del momento, quando non direttamente tutto il lavoro di ricerca e di significato intrapreso a casa, o le magie che di volta in volta si creano in prova».

Quali aspetti reputa prioritari nella sua attività di docente?
«Sicuramente la formazione dell’individuo. Oltre all’aspetto puramente didattico relativo alle peculiarità specifiche della materia di volta in volta insegnata, attraverso la lezione deve passare sempre un messaggio che trametta dei valori morali, di impegno, di serietà, di “missione” che in qualche modo un musicista deve avere. Abbiamo il mandato di portare agli altri ora un momento di svago, altre volte di edificazione e di arricchimento, altre ancora di “consolazione” e così via. Ma tutto ciò si inizia ad apprenderlo da piccoli, lezione dopo lezione. Credo proprio che in ogni esecuzione passino sempre da noi, con le note, anche tutti i libri letti, le mostre, i film, le opere viste, i viaggi ed i paesi visitati, ma anche il nostro modo di vivere e di stare con gli altri, le battaglie sociali, e certamente anche l’aspetto spirituale. La difficoltà maggiore nella mia attività di docente, attualmente presso il Conservatorio “Corelli” di Messina, sta nell’inventarsi di volta in volta la lezione, per certi versi costruita sull’alunno, personalizzata rispetto ai vari caratteri, sensibilità, aspirazioni, ideali dei vari allievi, in un contesto poi di levità, perché le lezioni apprese col sorriso rimangono impresse meglio e più a lungo rispetto ad altre impostate diversamente».

Attualmente sta coltivando progetti a breve o a lungo termine?
«Si, oltre alle varie collaborazioni con i cantanti lirici, attualmente sto portando avanti il progetto dell’esecuzione integrale delle Sinfonie Beethoveniane con la mia “Ortigia Opera Orchestra”, nata dalla fusione di due precedenti realtà orchestrali che unisce musicisti della Sicilia orientale. Abbiamo iniziato nella splendida cornice della Cattedrale di Noto quest’estate con l’esecuzione della Quarta Sinfonia Op.60 appunto, insieme alla Sinfonia “Linz” di Mozart ed al Concerto per Sax ed archi di Glazunov (con solista il M° Gianfranco Brundo) e continueremo con le altre opere nei prossimi appuntamenti a partire dal prossimo Natale dove riproporremo anche l’Oratoire de Noël di Saint-Saens, in una nuova produzione dopo quella del 2011. Mentre per la prossima estate metteremo in scena un’Opera, ma questa sarà una sorpresa tutta da scoprire…».

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