L'album

LOmB maledetto spleen!

Esce al momento in digitale "Cuts" (per il cd bisogna attendere un po'), primo album del musicista catanese Giuseppe Lombardo come solista con il nuovo moniker, pubblicato da Seahorse Recordings, dove sfoga in musica i “tagli” da ferita mai guarita da abbandono

"Cuts" è un album semplice, che si fa ascoltare e riascoltare, e che pesca senza reverenze nel grande paniere del rock
alternativo. Lomabrdo: «Racconta una mia sofferenza personale che ora vorrei lasciare alle spalle»

Giuseppe Lombardo in arte LOmB

Giuseppe Lombardo in arte LOmB

Cuts può creare dipendenza. E’ un album che si fa ascoltare e riascoltare, e non si finirebbe più, i nove brani ne richiederebbero anche un decimo. Le ballate neo-folk di LOmB - moniker da solista del catanese Giuseppe Lombardo, fotografo, grafico ma, soprattutto, musicista attivo già da 27 anni con varie band (Nerve’s Korut, Baffos e Zuma le più note nell’ambito del rock alternativo) -, hanno un merito enorme: entrano subito in circolo e non ti abbandonano più.
Non c’era, proprio, un decimo brano da aggiungere? «No, quando li ho registrati no – ammette Lombardo -. Ora ci sarebbero il decimo e anche l’undicesimo ma ormai se ne parla al prossimo disco. E poi i brani di Cuts raccontano una mia sofferenza personale che ora vorrei lasciare alle spalle». Si sente ascoltando i brani di Cuts, al momento disponibile in digitale (per il cd bisogna aspettare qualche giorno) con la Seahorse Recordings di Paolo Messere, un mood sofferto nel racconto delle emozioni e delle storie, uno spleen totalizzante. E, poi, già il titolo, Cuts, i tagli
LOmB: «Sono abbandoni, situazioni sentimentali per la maggior parte. Per fortuna ho questa valvola di sfogo della musica, che mi serve a trasformare le cose interiori, e che ti aiutano a non ricacciarle dentro».

Cuts di LOmB

Ascoltando Cuts sembra di sentire una band vera e propria e invece a suonare sono solo in due, lo stesso Lombardo, e il produttore Paolo Messere: «Alla fine i suoni analogici sono quelli delle chitarre e del basso e qualche armonica sparsa qua e là. Tutto il resto è stato programmato al computer. Anche la batteria è fatta di campioni». Toh, non l’avremmo mai detto. Nel brano iniziale I don’t wanna call you si sente, in un incedere di blues oscuro, una batteria dai toni metallici che ci ricorda le atmosfere alla Tom Waits. Ci sono anche altri echi di capitani coraggiosi del rock più intimo e dark, come Nick Cave, con quel tono ondulante delle ballate: Princess potrebbe essere un brano del cavaliere australiano. Lombardo: «Nei miei ascolti più frequenti degli ultimi tempi c’è stato Micah P. Hinson, un cantautore americano tormentantissimo che mi piace molto. E poi citerei Leonard Cohen…».


L’approccio intimistico di Cohen, in effetti, riecheggia qua e là anche se l’atmosfera generale dell’album è più nera, più dark. Butterei in mezzo il nostro Cesare Basile col suo modo di strascicare il blues: «Anche la ricerca della mia chitarra la devo a tante chiacchierate con Cesare. Alla fine ho scelto una Gretsch da soli 200 euro che ha un suono più sporco, più roots, perfetta per quello che volevo nel disco».

I brani che sono convogliati in Cuts girano da un po’ di tempo: What does it matter, addirittura, fu registrato per il secondo disco degli Zuma, l’ultima band in cui ha militato Lombardo, registrazione che non vide mai la luce. «Le canzoni sono nate per chitarra e voce, ma non era mia intenzione farci un album. Poi l’amico Carmelo Milea mi organizzò alcune date a mia insaputa perché io suonassi questi brani e fu Messere a convincermi a registrare un album. Per me questi brani rappresentano momenti molto intimi, quindi non mi rendevo conto se il mio era solo un legame personale o i brani valessero a prescindere».


L’obiettivo di Cuts resta comunque quello di raccontare (e guarire?) o comunque trasformare in materia creativa la ferita da abbandono mai guarita e sempre pronta a farsi sentire durante lo scorrere dell’esistenza. Un dolore privato che diventa pubblico e universale grazie alla musica, processo facilitato dalla cantabilità delle canzoni, grazie ad una linea melodica molto accattivante.

Cuts è un album semplice, per nulla arzigogolato, che pesca senza timori reverenziali nel grande “paniere” del miglior rock alternativo dell’ultimo mezzo secolo. «Pensavo anche di non essere originale ma l’originalità talvolta può essere anche brutta» non ha difficoltà ad ammettere Lombardo. Pensiero sacrosanto: pur essendo figlie artisticamente di tanti musicisti che hanno affollato il grande circo del rock’n’roll, le canzoni di LOmB suonano autentiche perché si percepisce che sono nate da un processo creativo personale. The moon is gone (hidden) behind the house è stata ispirata dallo stupore del figlio davanti alla luna che si “nasconde” dietro le case. Il brano Mario, il più giocoso e folk-pop, è dedicato all’amico Mario Gulisano, musicista e organizzatore di concerti. «Mi ha chiamato un giorno trovandomi in un momento di sconforto, e mi ha convinto ad andare con lui al festival Ypsigrock di Castelbuono. Avevo scritto quel ritornello senza sapere esattamente cosa volessi dire (When you’re alone, when you’re alone, you dont’ know what to do, don’t know what to say, don’t know where to go) e ispirato da questa circostanza l'ho completata e gliel'ho dedicata». C’è anche una cover, la Five years di David Bowie che apriva la saga di Ziggy Stardust: «Sono soddisfatto, non è facile fare una cover di Bowie».

LOmB Cuts

L’album sarà presentato dal vivo per la prima volta il 3 gennaio prossimo al Centro Zo di Catania. Con Lombardo suonerà Walter Caraci, vecchio compagno di musica con i Baffos. «Io suonerò lo stomp e la chitarra, Walter basso e contrabbasso con archetto e loop station».
Il video di I don’t wanna call you è stato girato da Sebastiano Pavia - «Fotografo e creatore di strumenti fai-da-te» - sugli scogli di Acitrezza. Nel video Lombardo dà alle fiamme alcune immagini che ripercorrono la sofferta storia sentimentale personale del protagonista: «Amo questo disco a giorni alterni, certe volte mi devo disintossicare dall’ascolto continuativo. Poi quando lo riprendo mi dico “Caspita, suona bene davvero”».

gianninicolacaracoglia@gmail.com

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