L'album

"C'è qui qualcosa che ti riguarda", il diario di bordo di Patrizia Laquidara

A sette anni da "Il canto dell'Anguana" e la Targa Tenco, la cantautrice siculo-veneta pubblica "C'è qui qualcosa che ti riguarda": «Un album che raccoglie molte esperienze, molti viaggi, molta vita vissuta in questi anni pieni di collaborazioni, cinema, teatro, palco»

Anticipato dal singolo "Marciapiedi", l'album è un progetto tutto indipendente, autoprodotto e finanziato da un'operazione di crowfunding: «Una sorta di diario di bordo di una lunga navigazione, con canzoni che parlano di tutto quello che ho vissuto in questi anni, del mio approccio alla vita, all'amore, a me stessa»

Patrizia Laquidara

Patrizia Laquidara

«C'è sempre stato qualcosa da dire. Ma si esprimeva in altre forme, poesie, racconti, prosa». Ora è tornato il tempo della musica per Patrizia Laquidara, che, a sette anni da Il canto dell'Anguana e la Targa Tenco, firma C'è qui qualcosa che ti riguarda, nuovo album anticipato dal singolo Marciapiedi. Un progetto tutto indipendente, autoprodotto e finanziato da un'operazione di crowfunding. «Un album che raccoglie molte esperienze, molti viaggi, molta vita vissuta in questi anni pieni di collaborazioni, cinema, teatro, palco - racconta la cantautrice all'Ansa -. Mi sono concessa tempo, nuovi canali di sfogo. Poi all'improvviso, un po' di notte, un po' guidando in autostrada, in una settimana sono nati i primi quattro brani. E da lì l'album, una sorta di diario di bordo di una lunga navigazione, con canzoni che parlano di tutto quello che ho vissuto in questi anni, del mio approccio alla vita, all'amore, a me stessa».

In tutto 12 tracce, con la produzione artistica e gli arrangiamenti di Alfonso Santimone, che vanno dalle sonorità più rock di Sopravvissute a echi di luoghi orientali in Nordestereofonico, accenti blues con Preziosa e passaggi di sonorità spiccatamente brasiliane. Un racconto "al femminile", che sfiora anche temi come la violenza sulle donne o le migrazioni. «Io volevo fare un album pop cantautoriale - sorride lei - con elementi dalla grande canzone italiana e uno sguardo al futuro fatto di suoni contemporanei. Lavoro sempre d'istinto. Poi capita che ti volti indietro e ti accorgi che c'è un filo che lega alcuni passaggi». Come ne Il Cigno, brano dedicato a «storie di donne che hanno saputo rinascere, trasformarsi, risorgere anche dalle sconfitte. Donne totem - spiega la Laquidara - con un omaggio alla Grande Madre e al femminile in generale, che ha in se' la proprietà dell'accudire e dell'accogliere. Al contrario di questo mondo, che insegna invece la forza dell'aggressività e della predominanza. E' anche un inno alla sorellanza: tanta rivalità fra donne non esiste, è piuttosto indotta da secoli di patriarcato».

Patrizia Laquidara

Patrizia Laquidara è nata a Catania il 29 ottobre 1972

E poi c'è il tema della trasformazione, con il brano che da il titolo a tutto l'album, C'è qui qualcosa che ti riguarda. «Che riguarda "tutti noi"», sottolinea la cantautrice, che a gennaio partirà in tour con band dal vivo e nel 2019 sarà in libreria per Neri Pozza con un libro di racconti. «Il testo invita a guarda lì dove non hai mai guardato - dice - dove hai sempre pensato ci fossero le zone di scarto, i rifiuti del mondo, interiore ed esteriore. Perché proprio da lì può arrivare una nuova risorsa. Come recita la canzone, proprio lì dove hai sentito il dolore, vai a cercare, perché quel dolore si può trasformare in bellezza».

Partito su una delle piattaforme on line di crowfunding, il progetto iniziale dell'album in una settimana e mezzo ha stracciato ogni record raccogliendo il doppio di quanto richiesto per realizzarlo. «Vuol dire che c'è qualcosa che sopravvive anche dopo sette anni di assenza - sorride la Laquidara - All'inizio il crowfunding è stata una necessità. Poi mi sono accorta quanto avere una libertà economica voglia dire avere anche una libertà artistica. In questo modo, poi, il pubblico diventa investitore, soggetto attivo e non più solo un contenitore vuoto nel quale calare un prodotto. Sarà il futuro della discografia? Credo di si - conclude -. Anche perché se non sei un super big, sempre più ti ritrovi costretto con le case discografiche a compromessi tanto al ribasso, anche artisticamente».

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